La classe politica per l'adesione all'ONU. L'ultima parola al popolo

Adesione della Svizzera all'ONU, l'ultima parola spetterà al popolo in un dibattito che da sempre accende gli animi swissinfo.ch

Dopo la Camera alta, anche il Consiglio nazionale ha concluso il lungo dibattito sulla votazione per l'adesione della Svizzera all'ONU. I deputati hanno accolto con una maggioranza che non lascia dubbi la proposta dell'iniziativa popolare inoltrata nella primavera dell'anno scorso.

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 settembre 2001 - 14:26

L'ultima parola spetterà al popolo, che si pronuncerà - probabilmente - nel marzo dell'anno prossimo. La campagna si annuncia infuocata. I deputati hanno approvato con 151 voti contro 44 l'iniziativa per l'adesione all'Onu, lanciata da un gruppo composto di rappresentanti di diversi partiti e - fatto raro - approvata anche dal Consiglio federale.

Tra gli oppositori figurano i deputati dell'Unione democratica di centro - pur con qualche defezione - i rappresentanti dell'estrema destra, della Lega dei ticinesi e di qualche deputato isolato del centro-destra borghese.

Il dibattito svoltosi martedì e mercoledì, con decine di oratori, non ha potuto evitare di considerare la nuova situazione venutasi a creare dopo gli attentati negli Stati Uniti. Per il socialista basilese Remo Gysin, ad esempio, questi attacchi dimostrano quanto sia indispensabile un'azione concertata contro il terrorismo, perché la lotta di un paese isolato è destinata a fallire.

"L'ONU concentra i suoi sforzi proprio là dove risiedono le cause del terrorismo e agisce contro la povertà, il razzismo, la discriminazione", rileva Gysin. Parole che non convincono il leghista Flavio Maspoli: "nonostante l'ONU, nel mondo non regna la pace e l'adesione della Svizzera a un'organizzazione inefficace non cambierebbe niente."

La maggior parte degli interventi alla tribuna sono però stati incentrati attorno al concetto di neutralità, la cui interpretazione varia di parecchio a seconda dello schieramento politico. L'UDC ha proposto un controprogetto secondo il quale la Costituzione avrebbe dovuto precisare che la Svizzera mantiene la sua neutralità e non aderisce all'ONU in quanto membro a tutti gli effetti. Questa proposta è stata bocciata nettamente.

Accettata invece l'idea dei gruppi radicale, democristiano e socialista di citare nel decreto che sarà sottomesso al popolo i due articoli sulla neutralità presenti nella Costituzione.

I deputati favorevoli all'iniziativa hanno parlato di un concetto di neutralità attiva, che può e deve evolvere perché la realtà attorno a noi evolve continuamente. Non si può dunque riferirsi a un'idea di neutralità di 200 anni fa. Gli oppositori ribattono sottolineando proprio "l'efficacia di un concetto che durante due secoli è riuscito a tenere la Svizzera lontana da tanti conflitti."

Per l'Udc Christoph Blocher, l'adesione equivale alla firma di un contratto e obbligherebbe la Svizzera ad accettare e ad attuare le decisioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU. "Oggi è chiaro a tutti che i boicottaggi dell'ONU hanno affamato centinaia di migliaia di persone, ha detto Blocher. Chi sottoscrive questo contratto si lega le mani e non può più decidere autonomamente. Ciò viola la sovranità e la neutralità svizzera. Ma il popolo non si farà ingannare dalle chiacchiere sulla solidarietà internazionale."

Di tutt'altro tono, però, il collega di partito Ulrich Siegrist. Secondo lui, l'ONU non si oppone più alla tradizione svizzera, ma rafforza e sottolinea addirittura alcuni elementi centrali della politica estera elvetica.

Sullo stesso piano il radicale democratico bernese Marc Suter. Per lui, la neutralità è credibile soltanto se comprende la solidarietà. Per il democristiano basilese Rudolf Imhof, la Svizzera ha bisogno per la sua prosperità economica di una buona stabilità internazionale e in questo campo l'ONU svolge un ruolo importante. Per il socialista zurighese Andreas Gross, il mito della neutralità è oggi superato ed è necessaria una nuova solidarietà internazionale per combattere la guerra sferrata dal terrorismo contro la società occidentale. Molti hanno sottolineato la strana posizione della Svizzera, che oggi è -insieme al Vaticano- l'unico paese a non fare ancora parte dell'ONU, pur partecipando a numerosi suoi organismi e fornendo un contributo annuo non indifferente.

Anche per il ministro degli esteri Joseph Deiss la lotta contro il terrorismo necessita oggi di una stretta collaborazione internazionale. Per Deiss, l'adesione all'ONU non è in contrasto con la neutralità. In caso di conflitto tra l'ONU e uno stato che viola il diritto non ci può essere neutralità e la Svizzera deve situarsi chiaramente dalla parte del diritto.

Il popolo deciderà probabilmente in marzo, ma per aderire pienamente all'ONU ci vorrà anche la maggioranza dei cantoni. La situazione internazionale e interna è molto cambiata dal 1986, quando la proposta di adesione fu bocciata nettamente da popolo e cantoni. Ma l'UDC ha già promesso un'aspra battaglia e non è escluso che durante la campagna decida di ricorrere ancora una volta ai controversi toni populisti già usati in un passato recente.

Mariano Masserini

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