La Commissione degli stranieri inquieta per il clima pre-elettorale

Il governo vuole corsi di lingua obbligatori per gli stranieri Keystone

La Commissione federale degli stranieri è inquieta per i toni e per i manifesti xenofobi utilizzati da alcuni partiti in vista delle elezioni federali del 21 ottobre.

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 settembre 2007 - 18:32

La commissione esprime scetticismo anche nei confronti delle convenzioni d'integrazione sostenute dal ministro della giustizia Blocher e critica le due iniziative dell'UDC.

Lunedì, parlando di fronte alla stampa, il presidente della Commissione federale degli stranieri (CFS) Francis Matthey non ha lesinato i termini: «Dobbiamo controllare che l'attuale clima deleterio che regna nei confronti degli stranieri non metta in causa l'attrattiva, la reputazione e la dignità del nostro Paese».

La commissione ha espresso riserve circa la politica d'integrazione sostenuta dal Consiglio federale. Delle 45 misure proposte in agosto, 42 sono già più o meno in atto.

Attualmente, l'integrazione «è diventata una nave sulla quale tutti vorrebbero salire», ha dichiarato Matthey. «Tuttavia - ha aggiunto - i mezzi a disposizione e la rotta da seguire divergono per tutti».

Scetticismo della commissione

In ogni caso la commissione è scettica sulle convenzioni d'integrazione, uno strumento previsto dalla nuova legge sugli stranieri. Le convenzioni, che comprendono misure individuali come l'obbligo di un corso di lingua, non sono una novità in Europa, ha ricordato la CFS.

I Paesi Bassi hanno introdotto questo sistema nel 1998, mentre i «corsi di integrazione» fanno parte della politica di integrazione dell'Austria, della Francia e della Germania. La misura può certo dare dei risultati positivi, ritiene la CFS, ma non bisogna considerarla un metodo miracoloso.

Le disposizioni sarebbero troppo unilaterali. Prendono di mira solo gli stranieri, mentre una buona integrazione dipende molto anche dal «clima positivo» all'interno del paese. Secondo la CFS, si potrebbero imporre delle misure di integrazione anche alle persone ostili agli stranieri.

Incitamento, non sanzioni

La CFS, che l'anno prossimo sarà unita alla Commissione federale dei rifugiati, dubita dell'efficacia di questi strumenti e sottolinea i rischi di discriminazione. Le convenzioni dovrebbero essere uno strumento di incitamento, non delle sanzioni. La generalizzazione sarebbe problematica. In ogni caso le convenzioni non dovrebbero impedire il ricongiungimento familiare.

Laddove le convenzioni saranno nonostante tutto applicate, la CFS raccomanda che siano incorporate in un vasto concetto di integrazione, comprendente misure che mirino all'eliminazione degli ostacoli all'integrazione.

Bisogna evitare pratiche divergenti nei cantoni e limitare la burocrazia. La nuova legge sugli stranieri e il progetto d'ordinanza lasciano in ogni caso ai cantoni la libertà di applicare o non applicare le convenzioni.

No alle iniziative dell'Unione democratica di centro (UDC)

La CFS respinge inoltre all'unanimità l'iniziativa popolare sull'espulsione degli stranieri criminali e quella contro la costruzione dei minareti, il presidente della CFS, Francis Matthey ha denunciato la tendenza a fomentare la paura e l'ostilità contro gli stranieri.

La campagna con i manifesti che rappresentano pecore nere e bianche è ai suoi occhi contraria all'immagine che bisognerebbe dare della Svizzera.

swissinfo e agenzie

Proposta liberal-radicale

L'integrazione degli stranieri a partire dalla nascita o dall'immigrazione è secondo il Partito liberale radicale (PLR) un investimento redditizio per tutti. Il partito ha perciò elaborato una legge nazionale per l'integrazione, che ha presentato martedì a Berna.

La nuova legge federale sugli stranieri contiene bensì un capitolo sull'integrazione. Ma questo non basta a rispondere alle sfide del futuro, ha detto il presidente del PLR Fulvio Pelli. Il capitolo seguirebbe troppo il principio della «riparazione del danno», prvedendo degli interventi solo dopo l'insorgere di un problema.

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