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La cultura da proteggere

Il Budda di Bamyan, distrutto nel 2001 dai talebani: un simbolo dei rischi che corrono i beni culturali

(Keystone)

Guerre e catastrofi naturali non risparmiano monumenti, biblioteche e archivi. La protezione dei beni culturali è un problema internazionale.

I delegati di 70 paesi hanno discusso per tre giorni a Berna di misure per tutelare il patrimonio culturale.

Gli incalcolabili danni subiti da archivi, musei ed edifici storici nell'Europa centrale e in Germania durante le recenti alluvioni, le statue di Budda distrutte dai talebani in Afghanistan nel 2001 o ancora il ponte di Mostar fatto saltare durante la guerra in Bosnia nel 1993.

Tutti avvenimenti dalla forte valenza simbolica le cui immagini, veicolate dai media, hanno fatto il giro del mondo, evidenziando la vulnerabilità dei beni culturali di fronte a guerre e catastrofi naturali.

Della questione hanno discusso delegati di 70 paesi riuniti da lunedì a mercoledì a Berna, in occasione di un convegno internazionale organizzato dalla sezione per la protezione dei beni culturali dell'Ufficio federale della protezione civile, sotto il patronato dell'Unesco.

Una questione umanitaria

"La protezione del patrimonio culturale è uno degli aspetti del diritto umanitario internazionale", ha sottolineato aprendo il congresso l'ambasciatore Nicolas Michel, capo della Divisione diritto internazionale del Ministero degli esteri svizzero.

La dimensione internazionale del problema è stata al centro del convegno. Oltre ad uno scambio di esperienze, l'incontro è stato dedicato in particolare alla discussione sul secondo protocollo relativo alla "Convenzione dell'Aja per la protezione dei beni culturali in caso di conflitti armati" del 1954.

Il secondo protocollo, approvato nell'ambito di una conferenza diplomatica all'Aja nel 1999, tiene conto dell'evoluzione moderna dei conflitti armati, introducendo misure pratiche per la protezione dei beni culturali.

Finora il secondo protocollo dell'Aja è stato ratificato da 14 stati. Per entrare in vigore dovrà essere ratificato da almeno 20 paesi. La Svizzera sta mettendo in opera le misure previste dal protocollo. Il messaggio del governo per la ratifica dovrebbe essere pronto prossimamente.

La Svizzera, paese modello

"La Svizzera è considerata spesso un paese modello nella protezione del patrimonio culturale in tempo di pace", dice Rino Büchel, capo della sezione beni culturali della protezione civile e organizzatore de convegno. "Ma anche in Svizzera c'è ancora molto da fare, specialmente nei grandi musei, negli archivi e anche nei monasteri."

Per il paese ospite, l'incontro è stato un'occasione per mostrare i propri sforzi, ma anche per confrontarsi con altre esperienze.

Attualmente, l'impegno della Svizzera nell'ambito della protezione dei beni culturali si concentra in particolare su tre aspetti. In primo luogo si tratta di aggiornare entro il 2005 l'Inventario svizzero dei beni culturali d'importanza nazionale e regionale.

La versione attuale, approvata nel 1995 dal Consiglio federale, comprende circa 1600 beni culturali nazionali e 6000 regionali da proteggere.

Un secondo ambito d'intervento è il coordinamento dei vari corpi - pompieri, polizia, servizi tecnici - che intervengono nei luoghi colpiti da catastrofi naturali e che devono essere sensibilizzati alle questioni relative alla protezione dei beni culturali.

Altro punto cruciale, la formazione di personale specializzato per interventi in caso di catastrofe.

La Svizzera, paese in ritardo

Vi è però un ambito in cui la Svizzera è in ritardo: quello del traffico illegale di opere d'arte.

Il paese rappresenta ancora una piattaforma di scambio importante per oggetti artistici trafugati e non ha ancora ratificato la convenzione Unesco del 1970 sul commercio illegale d'arte.

"Ormai sono un centinaio i paesi che l'hanno sottoscritta", nota Mario Bondioli-Osio, presidente della Commissione interministeriale italiana per il recupero delle opere d'arte. "Solo la Svizzera, la Germania, qualche paese scandinavo e l'Olanda non hanno ratificato la convenzione, che ha ormai valore universale."

In questo senso il convegno di Berna è servito anche a comunicare agli esperti internazionali lo stato delle discussioni sul messaggio governativo relativo alla nuova legge sul traffico illecito di beni culturali, che equivale alla ratifica della convenzione.

Andrea Tognina, swissinfo

Fatti e cifre

La Svizzera ha aderito nel 1962 alla Convenzione dell'Aja del 1954.
La ratifica del secondo protocollo dovrebbe avvenire prossimamente
L'Inventario svizzero dei beni culturali del 1995 comprende 1600 siti e monumenti d'importanza nazionale e 6000 regionali

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