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La Germania intasa le frontiere svizzere

La polizia di frontiera tedesca controlla ogni veicolo che entra in Germania dalla Svizzera Keystone

La Svizzera è perplessa di fronte ai rigidi controlli introdotti venerdì scorso dalla Germania ai confini con la Svizzera. Sulle strade elvetiche si sono formati grossi ingorghi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 marzo 2004 - 20:20

Secondo fonti doganali le nuove disposizioni potrebbero essere legate ai negoziati fra Berna e Bruxelles.

Devono munirsi di molta pazienza gli automobilisti che dalla Svizzera vogliono recarsi in Germania.

Da venerdì le guardie di confine tedesche hanno infatti intensificato massicciamente i controlli degli automobilisti ai valichi fra la Svizzera e la Germania, provocando ingorghi e rallentamenti del traffico.

“La spiegazione ufficiale è legata agli accordi di Schengen” spiega a swissinfo Patrick Gantenbein, portavoce delle guardie di confine di Basilea.

In effetti, secondo le autorità tedesche le attuali disposizioni non sarebbero abbastanza rigorose, come previsto dagli accordi, e i controlli effettuati finora sarebbero troppo superficiali.

Gli accordi di Schengen prevedono la libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione europea (UE). Ma la Svizzera, non facendo parte dell’UE, viene considerata dagli altri Paesi il confine esterno dell’UE.

La conferma viene anche dalla Germania: “La Svizzera non ha firmato gli accordi di Schengen e in qualità di confine esterno deve essere controllata”, dichiara a swissinfo Thorsten Neuwirth, della direzione delle dogane tedesche a Monaco di Baviera.

Resta aperto l’interrogativo sul momento scelto. Perché proprio ora? Dalla Germania non giunge alcuna risposta. Ma il Dipartimento degli affari esteri ha già annunciato un intervento a Berlino per chiarire il caso.

Una questione politica

A Basilea si nutre qualche dubbio: “Siamo sorpresi che questi provvedimenti vengano presi ora e in questo modo. La spiegazione tedesca non ci convince a fondo - dichiara Gantenbein - penso che si tratti di una questione politica”.

Sorpresa anche alla Direzione delle dogane svizzere: “Finora i controlli da parte dei doganieri tedeschi non erano così rigorosi. Abbiamo sempre intrattenuto rapporti amichevoli, di buon vicinato, con la Germania”, sottolinea Walter Pavel, portavoce della Direzione.

Pavel deplora il fatto che le misure colpiscano soprattutto i frontalieri tedeschi che lavorano in Svizzera. “Noi, invece ci vediamo confrontati con un altro problema: quello delle code e degli ingorghi”.

Le autorità tedesche sottolineano che non si tratta di una misura punitiva o di un’azione speciale. Sta di fatto, però, che la Germania è l’unico Paese confinante con la Svizzera ad aver adottato questi provvedimenti.

“Siamo stati informati brevemente venerdì scorso - afferma ancora Patrick Gantenbein - ci è stato comunicato che i doganieri tedeschi avrebbero rafforzato i controlli delle persone e dei veicoli".

Francia e Italia

Tutto tranquillo invece sul versante meridionale delle Alpi. Alla dogana di Chiasso tutto procede normalmente. “I doganieri italiani non hanno rafforzato i controlli”, dice a swissinfo Clemente Milani, capo servizio informazione del Corpo guardie di confine 4. Secondo Milani si tratta di una questione interna tedesca.

Niente da segnalare neppure alla frontiera franco-svizzera di Ginevra. “Non ci risulta che i doganieri francesi abbiano ricevuto l’ordine di controllare di più gli automobilisti svizzeri”, dice a swissinfo il comandante Jacques Strahm, responsabile del 3° circondario delle guardie di confine.

Secondo Strahm si tratterebbe comunque di un’impresa molto ardua perché lungo i 100 km di confine in territorio ginevrino esistono più di un centinaio di passaggi autorizzati, ma non controllati sistematicamente.

Anche il comandante romando nutre qualche dubbio sulle motivazioni tedesche: “Anche se non sono sul confine con la Germania penso che questi provvedimenti siano un mezzo di pressione contro la Svizzera, magari in relazione agli accordi bilaterali”.

Toni duri da Bruxelles

Un'ipotesi che sembra confermata dal tono duro adottato martedì nell'ambito della riunione dell'Ecofin a Bruxelles. I ministri europei delle finanze e dell'economia hanno chiesto alla Svizzera di firmare, senza ulteriori ritardi, l'accordo sull'armonizzazione fiscale.

"Credo che nessun paese europeo voglia essere un rifugio per capitali sottratti in altri paesi al fisco. E neppure la Svizzera", ha affermato il ministro tedesco delle finanze Hans Eichel, accentuando la pressione sulle autorità elvetiche.

Secondo l'EU, la Confederazione deve firmare rapidamente l'accordo sull'imposizione fiscale dei redditi da capitale, senza attendere l'esito delle altre trattative avviate con i 15.

Anche Deiss sorpreso

Le vertenze emerse con Bruxelles sono da ricondurre al fatto che la Svizzera non fa parte dell'UE, ha dichiarato mercoledì il ministro dell'economia Joseph Deiss, nel corso di un dibattito al Consiglio degli Stati.

Secondo il consigliere federale, che si è detto a sua volta sorpreso dalle misure tedesche, i 15 vogliono dimostrare che esiste una differenza tra i membri e i non membri.

swissinfo, Elena Altenburger

Fatti e cifre

Da venerdì scorso le guardie di confine tedesche controllano ogni vettura che entra in Germania dalla Svizzera.
Gli ingorghi maggiori si sono avuti nella regione di Basilea. Le code sulle strade svizzere hanno raggiunto i 13 chilometri.
I valichi di frontiera fra la Svizzera e la Germania sono 90.

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In breve

L'Accordo d'applicazione del Trattato di Schengen è stato firmato il 19 giugno 1990 dai cinque Stati membri: Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Olanda.

Regola l'applicazione e le condizioni alle quali viene garantita la libera circolazione delle persone.

Negli anni seguenti hanno aderito al trattato anche Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Austria, Svezia, Finlandia, Danimarca, Norvegia e Islanda.

Il Trattato di Schengen fa parte dei 9 dossiers dei negoziati bilaterali II, iniziati nel giugno del 2001 fra la Svizzera e l'Unione europea.

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