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La guerra contro le mine va avanti

In molti paesi (come ad esempio in Cambogia) la terra nasconde insidie mortali

(Keystone)

La lotta contro le mine progredisce, ma la battaglia è ancora lunga, constata l'ambasciatore elvetico Jürg Streuli al termine dell'incontro di Zagabria.

L'obiettivo della conferenza tra i paesi firmatari della Convenzione di Ottawa, che mette al bando queste armi, era di passare in rivista i progressi compiuti.

Il trattato di Ottawa vieta l'utilizzazione, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di mine antiuomo.

Durante il vertice dello scorso anno, tenutosi a Nairobi, in Kenya, i delegati avevano approvato un piano quinquiennale per lo sminamento, la distruzione degli stock e per migliorare l'assistenza alle vittime.

Nel corso dei colloqui che si sono svolti questa settimana a Zagabria, i partecipanti hanno esaminato l'attuazione del piano, che copre il periodo dal 2005 al 2009.

«Abbiamo compiuto dei progressi; diversi paesi hanno siglato il trattato quest'anno», ha dichiarato il diplomatico svizzero Jürg Streuli, rappresentante della Confederazione per la Convenzione di Ottawa.

«Sappiamo però che alcuni paesi sono confrontati a delle difficoltà maggiori per rispettare le scadenze fissate dal piano nei lavori di sminamento».

Rammarico

Streuli non ha inoltre nascosto il suo rammarico per il fatto che alcuni Stati – in particolare gli Stati Uniti, la Russia e il Pakistan – non hanno finora aderito alla Convenzione.

Uno dei principali obiettivi di questo incontro annuale, ha aggiunto Streuli, era di continuare «a far bollire la pentola» e di assicurarsi che i governi non si adagino sugli allori.

Stephan Nellen, direttore del Centro internazionale di sminamento umanitario di Ginevra, ha dichiarato che i progressi fatti sono «reali, ma non straordinari».

«Vi è ancora molto da fare, in particolare nei lavori di bonifica dei terreni minati e nell'assistenza alle vittime. Si tratterà soprattutto di vedere se i paesi riusciranno a rispettare le scadenze fissate dal piano entro il 2009».

Le sfide a venire

Da parte sua, Streuli crede che difficilmente il piano potrà essere portato a termine completamente.

«Vi è certamente una buona dose di idealismo. Se però non fissiamo degli obiettivi importanti, non raggiungeremo nulla».

La conferenza dei delegati ha esortato i governi a rispettare gli obblighi fissati dalla convenzione e a compiere ulteriori progressi nella bonifica dei terreni minati e nell'assistenza alle vittime.

Secondo Nellen, la sfida per la comunità internazionale è di dare vita a dei programmi di sminamento in un numero crescente di paesi.

«Tutti sanno che in alcuni Stati, come ad esempio in Cambogia o in Angola, il problema delle mine è molto acuto».

«In altri paesi però questo problema sta venendo a gallo solo ora. Penso ad esempio al Vietnam, all'Iran o all'Iraq».

Il contributo svizzero

La Svizzera è uno dei più grandi finanziatori del Centro internazionale di sminamento umanitario di Ginevra e da molti anni è attiva nel campo dello sminamento.

Il governo elvetico – ha affermato Struli – si è fissato due obiettivi principali per il 2006. Il primo è di far sì che il suo anno di copresidenza in seno al comitato per l'assistenza alle vittime delle mine antiuomo sia un successo.

La Svizzera cercherà inoltre di risvegliare le coscienze sul fatto che le mine non sono solo il risultato di conflitti tra paesi ma anche di guerre civili. «È un aspetto sul quale vogliamo focalizzare i nostri sforzi», conclude Streuli.

swissinfo, Ramsey Zarifeh
(traduzione di Daniele Mariani)

Fatti e cifre

La Convenzione di Ottawa è stata siglata nel dicembre del 1997 ed è entrata in vigore il primo marzo del 1999.
147 paesi, tra cui la Svizzera, hanno ratificato il trattato.
L'incontro annuale tra i paesi firmatari si è svolto a Zagabria e si è concluso venerdì.
Il prossimo anno la riunione si terrà a Ginevra.
Nel 2006, il governo svizzero spenderà 15,9 milioni di franchi per delle attività di sminamento e dei programmi di riabilitazione per le vittime.

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