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La moratoria sugli OGM proibita nell'UE

Cinque anni fa su questo terreno tedesco furono sparse sementi geneticamente modificate, un caso che l'Alta Austria voleva evitare sul suo territorio

(Keystone Archive)

Una moratoria sugli organismi geneticamente modificati come quella voluta dall'iniziativa in votazione il prossimo 27 novembre in Svizzera è vietata nell'UE.

È quanto ha stabilito ad inizio ottobre la Corte di giustizia europea, pronunciandosi su una misura simile che volevano introdurre le autorità della provincia dell'Alta Austria.

Per i promotori dell'iniziativa popolare denominata «per alimenti prodotti senza manipolazioni genetiche» il fatto che la Svizzera non faccia parte dell'Unione Europea è positivo.

Nell'UE in effetti una simile iniziativa, sulla quale il popolo svizzero dovrà pronunciarsi il 27 novembre prossimo, non sarebbe possibile.

In una sentenza pubblicata mercoledì, la Corte di giustizia europea ha infatti proibito una moratoria sulla tecnologia genetica che le autorità dell'Alta Austria volevano introdurre sul loro territorio.

Obiettivi simili a quelli dell'iniziativa svizzera

La provincia austriaca proponeva in sostanza la medesima cosa dell'iniziativa elvetica: vietare per diversi anni l'uso di piante geneticamente modificate.

Pure gli obiettivi erano in sostanza simili: proteggere gli agricoltori tradizionali o biologici da eventuali «inquinamenti» provocati dalle piante geneticamente modificate coltivate da altri contadini.

Una coesistenza tra agricoltura naturale e OGM non è possibile, avevano in sostanza argomentato le autorità provinciali.

Per la Corte europea di giustizia, però, non è stata fornita la prova «che il territorio dell'Alta Austria ha degli ecosistemi unici od eccezionali», condizione per poter essere esonerato dalle severe regole dell'UE.

In linea di principio vige infatti la regola secondo la quale delle piante geneticamente modificate approvate da Bruxelles devono poter essere coltivate su tutto il territorio dell'Unione.

«La sentenza è un segnale molto forte dato agli Stati membri che simili divieti di coltivazione sono contrari alle regole del mercato interno dell'UE», ha spiegato la portavoce del commissario per l'ambiente Stavros Dimas.

Per chi si oppone agli OGM la lotta continua

La sentenza è però pure una sconfitta per le circa 160 regioni europee che si sono finora dichiarate zone libere da OGM.

Chi si oppone agli OGM non intende però gettare la spugna. «Il movimento contro le sementi geneticamente modificate non verrà arrestato da un verdetto», ha fatto sapere l'organizzazione ambientalista «Amici della Terra».

In Austria, altre province hanno già adottato regole così severe in materia di biotecnologia, che rendono estremamente difficili simili colture.

La decisione è stata accolta con soddisfazione per contro da chi in Svizzera si oppone all'iniziativa. L'UE aveva già fornito la prova basandosi su dati scientifici che una coesistenza tra agricoltura tradizionale e biotecnologia è possibile, ha dichiarato il consigliere nazionale del Partito liberale radicale Johannes Randegger. «Il verdetto mostra che le moratoria sono inutili», ha aggiunto.

La consigliera nazionale dei Verdi Maya Graf, membro del comitato pro iniziativa, è naturalmente di tutt'altra opinione: «La popolazione europea è maggioritariamente contraria a degli OGM nell'alimentazione e ci invidia sicuramente la possibilità che ci è data di esprimerci democraticamente su questo argomento».

swissinfo, da Bruxelles Simon Thönen
(traduzione di Daniele Mariani)

In breve

L'iniziativa popolare sulla quale il popolo svizzero dovrà pronunciarsi il 27 novembre prossimo propone di introdurre un divieto di cinque anni nell'uso di piante geneticamente modificate nell'agricoltura e nell'allevamento di animali.

La provincia dell'Alta Austria voleva pure introdurre una moratoria simile, ma la Corte europea di giustizia ha stimato che è contraria alla legislazione europea.

Ciò significa che in tutti i paesi dell'UE potranno essere coltivate piante geneticamente modificate che hanno ottenuto l'autorizzazione di Bruxelles.

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