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La politica nordcoreana preoccupa la Svizzera

Due bambine nordcoreane a pranzo in una scuola materna

(Keystone Archive)

La Corea del Nord chiede lo stop degli aiuti umanitari: una prospettiva che inquieta Ulrich Stürzinger, della Direzione elvetica dello sviluppo e della Cooperazione.

A swissinfo, l'esperto della DSC parla dei problemi che un blocco prematuro degli aiuti umanitari comporterebbe per le fasce più deboli della popolazione.

La Corea del Nord, con i suoi 22 milioni d'abitanti, ha dovuto fare appello agli aiuti internazionali a metà degli anni Novanta. L'economia del paese era stata messa in ginocchio da catastrofi naturali e da una cattiva amministrazione.

Il regime comunista ha ora chiesto ai donatori di fermare l'invio di aiuti d'urgenza, come gli alimentari, e di rimpiazzarli con fondi per l'aiuto allo sviluppo.

La Svizzera, con la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), è presente a Pyong Yang dal 1996. Nel 2000 ha cominciato a rimpiazzare gradualmente l'aiuto alimentare con un sostegno alla formazione e all'agricoltura.

swissinfo: Lei condivide l'analisi della situazione fatta dalla Corea del Nord?

Ulrich Stürzinger: Quello che ci preoccupa è che si vuole interrompere troppo in fretta la fase dell'aiuto umanitario. Ad agosto, le organizzazioni attive nel paese hanno ricevuto l'invito a sospendere la fornitura di aiuti entro la fine dell'anno. Noi riteniamo che questa transizione debba essere fatta in modo più graduale.

Non siamo in grado di verificare che non ci sia effettivamente più bisogno di inviare in Corea del Nord degli aiuti umanitari. Sembra, è vero, che la produzione agricola di quest'anno sia buona e che, inoltre, sia aumentato in modo sostanziale l'aiuto proveniente dalla Corea del Sud. È dunque possibile che sia cibo a sufficienza.

Sono più scettico per quanto riguarda i medicinali: la Corea del Sud ha chiesto di fermare anche il loro invio. Dubito che il paese possa trovare altre fonti di rifornimento.

C'è poi ancora il problema della distribuzione. Gli agricoltori e i loro famigliari non hanno problemi d'alimentazione, perché vivono là dove si produce. Ma ci preoccupa la situazione degli altri, delle persone che vivono in istituti, come gli orfanotrofi, e che sono fortemente dipendenti dall'aiuto alimentare.

swissinfo: Attualmente avete a disposizione un budget di 5 milioni di franchi per la Corea del Nord. 500'000 franchi sono destinati agli aiuti umanitari. Cancellerete questa somma?

U. S.: In parte sì. Si tratta in particolare dei 300'000 franchi destinati all'acquisto di latte in polvere.

Il resto, costituito da sementi per l'agricoltura, dovrebbe essere mantenuto. Quello che il governo nordcoreano non vuole più è la distribuzione di cibo.

swissinfo: Come è stata informata la Svizzera della decisione di Pyong Yang?

U. S.: In verità, la Corea del Nord non ci ha informati direttamente. Le nostre attività vengono considerate più come un aiuto allo sviluppo che come un aiuto umanitario. Il nostro ufficio a Pyong Yang è stato messo rapidamente al corrente della situazione dalle altre organizzazioni straniere presenti nel paese.

In seguito, ad inizio settembre abbiamo avuto un contatto con l'ambasciatore nordcoreano in Svizzera.

swissinfo: Quali sono le previsione della DSC per il futuro?

U.S.: Penso che la Svizzera debba continuare ad essere presente in Corea del Nord. Le autorità hanno detto di preferire cooperazione e aiuto allo sviluppo e in futuro questo dovrebbe favorire i nostri programmi.

Intervista swissinfo, Clare O'Dea
(traduzione, Doris Lucini)

Fatti e cifre

La presenza svizzera in Corea del Nord comincia nel 1996 con un programma di aiuti umanitari (soprattutto invio di alimenti).
Nel 2000 il programma della DSC si sposta gradualmente in direzione dell'aiuto allo sviluppo (formazione e agricoltura).
Attualmente per la Corea del Nord c'è un budget di 5 milioni di franchi l'anno; 500'000 sono destinati all'aiuto umanitario (latte in polvere e sementi).

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In breve

La Corea del Nord ha domandato alla comunità internazionale di fermare i programmi d'aiuto alimentare e umanitario entro la fine del 2005 e di sostituirli con programmi di aiuto allo sviluppo.

La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) già ora consacra buona parte del suo budget all'aiuto allo sviluppo.

Tre i programmi principali della DSC: formazione e consulenza agricola; lavorazione di prodotti agricoli; formazione dei dirigenti locali per favorire l'attuazione delle riforme economiche.

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