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La povertà aumenta nelle città svizzere

Un bambino su dieci vive sotto la soglia di povertà

(Keystone Archive)

Un bambino su dieci vive al di sotto della soglia di povertà. Lo rivela un’indagine dell’Iniziativa delle città, che ha studiato la situazione in nove località della Svizzera tedesca.

Nel 2003, il numero delle persone che dipendono dall’aiuto sociale nelle città svizzere è aumentato globalmente di circa il 10% rispetto all’anno precedente.

Il numero di persone in Svizzera che deve ricorrere agli aiuti sociali, in particolare i bambini, è aumentato sensibilmente nel 2003. Sono invece sempre più rari coloro che riescono a trovare una soluzione per uscirne.

Sono questi i dati preoccupanti messi in evidenza da un’inchiesta realizzata dall’Iniziativa delle città, che ha preso in considerazione nove località della Svizzera tedesca.

Il rapporto presentato martedì a Berna rivela che i casi trattati dall’assistenza sociale nel 2003 sono aumentati mediamente del 10% rispetto al 2002.

“Bisogna evitare di mettere il sistema di previdenza sociale sotto pressione”, affermano gli autori dello studio, per i quali “bisogna investire invece di risparmiare”.

L’Iniziativa delle città, l’organo portavoce presso Confederazione e Cantoni delle esigenze delle città e che raggruppa 50 località, mette in guardia contro i nuovi tagli nel settore dell’aiuto sociale.

Molti disoccupati

Il tasso di progressione rispetto a due anni fa varia tra il 17,3% di Sciaffusa ed il 4% di Lucerna.

Secondo il responsabile del Dicastero opere sociali di Lucerna Ruedi Meier “questa impennata è dovuta in gran parte alla riduzione delle indennità giornaliere di disoccupazione, che sono passate da 520 a 400 giorni nel luglio 2003”.

La debole congiuntura economica è anch’essa da prendere in causa. “Quasi il 60% dei nuovi casi di assistenza arrivano direttamente dalla cassa di disoccupazione”, afferma Michael Hohn, responsabile dei Servizi sociali di Berna.

La Svizzera romanda ed il Ticino non rientrano nello studio, ma la situazione rischia di non essere migliore. Il tasso di disoccupazione è infatti maggiore della madia nazionale (3,7% a giugno), con il 4,0% in Ticino, il 5,2% nel canton Vaud ed il 6,9% a Ginevra.

Preoccupano i bambini

Il dato forse più inquietante è il numero di bambini che sono stati presi a carico dall’assistenza. In media un minorenne su dieci deve essere assistito.

I valori sono particolarmente alti a Basilea, con il 12,5% dei bambini che deve fare appello agli aiuti sociali.

La situazione non è più rosea a Zurigo, dove i bambini presi in consegna dalla previdenza sociale (10,9%) sono in media due volte più numerosi degli adulti (4,3%).

“Si tratta di una situazione intollerabile”, sbotta Hohn.

Anche tra i giovani tra i 18 ed i 25 anni si è constatata la stessa tendenza all’aumento. Le cause sono da ricercare, in questo caso, nella crisi del mercato del lavoro.

Individui a rischio



“Gli individui che più sono esposti alla povertà sono le persone che vivono da sole ed i membri di famiglie monoparentali”, spiega Hohn. Queste due categorie di persone rappresentano l’80% dei casi totali.

Non solo i cittadini svizzeri, ma anche gli stranieri residenti sono toccati dal problema. In città come Berna, Fraunfeld nel canton Argovia o Zurigo, gli stranieri rappresentano addirittura più della metà degli iscritti.

I beneficiari dell’aiuto sociale “a lungo termine” – più di quattro mesi – sono diventati più numerosi e l’anno scorso rappresentavano il 23,8% delle persone sovvenzionate.

Ci vuole più personale

“I risparmi nel settore sociale non sono il modo giusto per diminuire le spese”, dichiara Marianne Huguenin, consigliera nazionale del partito del lavoro, di sinistra.

Il solo modo per ridurre i costi è di mirare ad un reinserimento rapido dei beneficiari. E per raggiungere questo obiettivo ci vuole più personale.

“Un assistente che deve occuparsi di 150 casi non ha modo di consigliare singolarmente le persone e di aiutarle all'integrazione nella società”, prosegue Huguenin.

Secondo la parlamentare romanda “il vaso rischia di traboccare”, dal momento che le entrate nell’assistenza sono aumentate e le uscite sono diminuite. “La pressione aumenta, sia sui beneficiari che sul personale sociale”.

Della stessa opinione è la direttrice degli affari sociali nella città di Berna, Therese Frösch: “Ci vuole più personale specializzato”. Investire nei dipendenti del settore sociale permetterebbe di migliorare la qualità dell’assistenza, ciò che consentirebbe poi agli assistiti di ritrovare più velocemente una situazione meno precaria.

Un aiuto dal governo

Per Therese Frösch, anche la Confederazione deve adottare le misure adeguate. La consigliera nazionale ecologista accusa il governo di non aiutare sufficientemente le città e, al contrario, di ridurre le indennità dei disoccupati e l’aiuto ai richiedenti d’asilo.

“I problemi di depauperamento delle famiglie e dei bambini sono di ordine strutturale e non posson essere risolte con l’aiuto sociale”, indica Frösch.

Si tratta piuttosto di stabilire delle prestazioni sociali per le famiglie, secondo il modello testato in Ticino, oppure di accordare dei veri e propri sussidi ai bambini.

Anche le aziende devono fare un passo

Anche il mondo economico deve rimboccarsi le maniche e favorire il reinserimento di persone in difficoltà o dei portatori di handicap.

“Eppure le imprese rifiutano di collaborare”, indica Frösch. “Persino quando gli istituti pubblici sono disposti a coprire dall’80 al 90% del salario, le aziende non assumono queste categorie di persone”.

swissinfo e agenzie

In breve

La crescita del numero dei beneficiari dell'assistenza sociale è in relazione al depauperamento attuale.

La tendenza all'aumento si spiega con la debole congiuntura economica e con la riduzione delle indennità giornaliere concesse ai disoccupati, che sono passate da 520 a 400 nel luglio 2003.

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Fatti e cifre

il rapporto si basa su 9 città della Svizzera tedesca.
nel 2003, il numero delle persone dipendenti dall'aiuto sociale è aumentato di circa il 10% rispetto al 2002.
un bambino su dieci vive al di sotto della soglia di povertà

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