La ricerca quale strumento di sviluppo

Studenti in Senegal: il futuro del paese nelle loro mani Reuters

Nella lotta al surriscaldamento climatico, governi e organizzazioni internazionali fanno a gara nell'esporre le loro richieste. I poveri sono però confrontati a problemi più concreti: la lotta quotidiana per la sopravvivenza. Può la cooperazione scientifica tra nord e sud essere di aiuto?

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 luglio 2008 - 07:42

L'interrogativo è stato al centro della conferenza internazionale "Ricerca e Sviluppo" tenutasi a Berna a inizio luglio.

Il Centro per lo sviluppo e l'ambiente Nord-Sud (CDE), polo scientifico del Fondo nazionale svizzero (FNS), ha quale obiettivo l'organizzazione della ricerca sullo sviluppo e sulla povertà.

La particolarità del progetto, lanciato dal Governo svizzero nel 2001, è la stretta collaborazione tra i ricercatori provenienti dal sud e quelli attivi nel nostro paese su progetti comuni.

Un bilancio dopo sette anni

"È giunto il momento di fare un bilancio intermedio del lavoro svolto", ha dichiarato Hans Hurni, professore di geografia e sostenibilità all'università di Berna e direttore del polo di ricerca nazionale Nord-Sud.

"Cerchiamo di comprendere cosa è stato realizzato nell'ambito della risoluzione dei conflitti, della governabilità, della lotta alla povertà e dello sviluppo sostenibile".

Cooperazione allo sviluppo: riforme in cantiere

"Al momento, la cooperazione allo sviluppo è in piena rivoluzione. Anche nel nostro dipartimento sono in atto riflessioni sui margini di miglioramento. In futuro la ricerca avrà infatti un ruolo sempre più centrale quale compartimento indipendente", ha spiegato Hurni.

Attualmente, la maggior parte delle attività tipiche di un modello classico di cooperazione allo sviluppo – costruire pozzi, piantare alberi, potenziare l'agricoltura – sono già ampiamente assicurate dalle autorità locali e dalle organizzazioni non governative.

Scongiurare la fuga di cervelli

"Gli scopi della cooperazione al giorno d'oggi vanno dunque ripensati su un piano diverso. In campo universitario il divario è immenso tra nord e sud. In Africa la proporzione di ricercatori per numero di abitanti è tra le 50 e le 100 volte inferiore rispetto alla Svizzera", ha detto Hurni.

Quando gli studenti dei paesi in via di sviluppo vengono formati secondo un modello occidentale, c'è il rischio che non vogliano più tornare in patria. Un fenomeno conosciuto, che sembra però estraneo al progetto del FNS. "Dei 140 dottorandi iscritti al programma, 80 provengono da stati del sud, ma nessuno di loro ha deciso di trasferirsi in Occidente".

La chiave del successo, spiega Hurni, è che gli studenti vengono portati al nord soltanto per un breve periodo di tempo in modo da completare il ciclo di studi. "La loro formazione, focalizzata sui problemi dei piccoli agricoltori, viene coordinata direttamente sul posto".

Multinazionali promotrici di pace ?

In nove casi su dieci i conflitti armati non si verificano più tra i diversi stati, ma all'interno dei singoli stati. L'attività economica, legale o illegale, ha un'influenza determinante sulla durata e l'intensità delle ostilità.

Per questo motivo, il settore privato ha un ruolo importante quale promotore civile di pace, ha indicato Laurent Goetschel, direttore della Fondazione svizzera per la pace a Berna (swisspeace) e professore all'Istituto europeo dell'Università di Basilea. "L'obiettivo delle ricerche in seno al NCCR è lo sviluppo di strategie per un contributo attivo del settore privato nella promozione civile della pace e nella trasformazione dei conflitti".

"Oggi le aziende non si rendono pienamente conto delle conseguenze delle loro attività. D'altro canto, però, sono anche attori sociali, che agiscono in un determinato contesto sociale".

Industrie svizzere: una cooperazione da costruire

"Per il momento non ci sono collaborazioni puntuali con le aziende svizzere su determinati progetti", ha precisato Goetschel. Dei contatti in questo senso sono però già stati presi. "Devo comunque ammettere che l'interesse dimostrato inizialmente dalle imprese locali non è stato particolarmente acceso".

Se si vuole puntare su una ricerca che includa anche il modo di agire proprio degli attori in Svizzera, questi devono dimostrare una maggiore collaborazione. "In caso contrario, non possiamo raccogliere i dati fondamentali di cui abbiamo bisogno per il nostro lavoro", ha aggiunto Goetschel.

Il turismo quale opportunità di sviluppo

Le migliori opportunità di sviluppo, secondo Goetschel, sono date dal settore del turismo. In questo campo dovrebbe essere stabilito o promosso uno standard di qualità. "Un segno distintivo che abbia ripercussioni su una fetta importante della popolazione locale, non solo per quanto concerne la risoluzione dei conflitti e la pace, ma anche a livello ambientale e di rispetto dei diritti umani".

Quanto si affronta il tema del turismo, sorge spontanea la questione del boicottaggio. È giusto, ad esempio, trascorrere le proprie vacanze in Myanmar?

Personalmente, Laurent Goetschel non avrebbe nessun problema a recarsi nell'ex Birmania, perché si definisce un uomo molto curioso. "Non sono mai stato da quelle parti e potrei farmi un'idea migliore per dei progetti e lavori futuri". In linea generale, dunque, Goetschel è contrario al boicottaggio, perché "non porta a nulla di positivo".

Swissinfo, Jean-Michel Berthoud
(traduzione e adattamento di Stefania Summermatter)

Polo di ricerca nord-sud

Il Centro per lo sviluppo e l'ambiente Nord-Sud (CDE) fa parte del polo di ricerca Nord-Sud (NCCR) del Fondo nazionale svizzero (FNS).

L'NCCR, iniziato nel 2001, è il più importante programma mai realizzato nell'ambito della ricerca interuniversitaria

Sette centri di competenza svizzeri studiano, assieme a una dozzina di istituzioni di America latina, Africa e Asia, le ripercussioni dei cambiamenti socioeconomici in atto nel mondo.

Il programma è finanziato dal Fondo nazionale svizzero e dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

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CONTESTO

Alla Conferenza internazionale "Ricerca e Sviluppo" (ICRD), tenutasi dal 2 al 4 luglio all'università di Berna, hanno preso parte oltre 250 esperti provenienti dal mondo intero.

Cinque i temi al centro del dibattito:
- governabilità e trasformazione dei conflitti;
- sanità, vulnerabilità e igiene ambientale;
- povertà, globalizzazione e urbanizzazione;
- risorse naturali e sviluppo sostenibile;
- metodologie e approcci di ricerca sullo sviluppo sostenibile

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