La stampa svizzera vuole darsi una nuova struttura

Il direttore di "Stampa svizzera" Peter Hartmeier (a destra) a colloquio con l'ex presidente della CDU tedesca Wolfgang Schäuble durante il congresso Keystone

Per meglio rispondere ai mutamenti intervenuti nel panorama mediatico, l'Associazione «Stampa svizzera» - editori di riviste e giornali - si è data una nuova struttura al congresso annuale a Interlaken (BE).

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 ottobre 2000 - 19:10

Le differenze tra piccoli e grandi editori, tra media della comunicazione parlata e scritta, nonché tra regioni linguistiche, in questi anni non hanno fatto altro che accentuarsi: un'evoluzione che ha registrato anche momenti di tensione tra i membri dell'associazione.

Al congresso di Interlaken è stato approvato un progetto di ristrutturazione che dovrà permettere di rispondere ai mutamenti nel media e favorire un clima di maggiore serenità. La nuova struttura intende dividere in maniera democratica l'influenza delle grandi, medie e piccole aziende che vi aderiscono, ha sottolineato Peter Hartmeir, direttore di «Stampa svizzera».

I membri dell'associazione hanno inoltre deciso di integrare maggiormente romandi e svizzeri italiani, migliorando la collaborazione con le organizzazioni che hanno sede nelle due regioni linguistiche. Tuttavia a Interlaken non sono state definite le modalità pratiche di tale collaborazione.

Gli editori si sono anche occupati del nuovo contratto collettivo di lavoro, in vigore da maggio. Una ventina di testate si erano ritirate proprio a seguito di tale contratto, ma molte di esse hanno fatto ritorno nell'associazione.

Al congresso è intervenuto il presidente della Confederazione Adolf Ogi, invitando ad un giornalismo di coraggio e impegno, fattori determinanti della democrazia. «Non è permesso tutto solo perché tutto si lascia vendere», ha ammonito Ogi.

La Stampa Svizzera ha criticato per le sue offensive invettive mediatiche Christoph Blocher, che in un'intervista alla «Neue Zürcher Zeitung» (NZZ) ha definito il «Blick» e altri giornali«noti fogli menzogneri».

Invitato come oratore al congresso, il consigliere nazionale ha ribadito i propri rimproveri, criticando in particolare il gruppo editoriale Ringier, che a suo dire pratica un giornalismo di propaganda.

Come esempio ha portato il resoconto dei giornali di Ringier su una conferenza del banchiere Martin Ebner: secondo «Blick» e «Sonntagsblick» Ebner sarebbe a favore di una soppressione dell'AVS, ma questi non si è mai espresso in tal senso.

Blocher ha sottolineato di avere molto rispetto della libertà di espressione, ma oggi nei giornali «c'è la tendenza a riportare solo un parere unico su certi temi» come l'adesione all'Europa, la sovranità o la neutralità.

Dal canto suo, Peter Hartmeier ha invece criticato Blocher per la sua «diffamazione in blocco» dei media. L'associazione, ha sottolineato, si batte per un giornalismo professionale, corretto e veritiero, e di conseguenza è anche autocritica. Ma le affermazioni di Blocher non danno certo alcun contributo a un «dibattito realmente critico sui media».

swissinfo e agenzie

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