La Svizzera contro le armi disumane

Le pallottole dum-dum causano ferite particolarmente profonde Keystone

La Svizzera ha lanciato questa settimana a Ginevra una doppia iniziativa per lottare contro gli effetti collaterali di alcune armi. Ha proposto di regolamentare le bombe a frammentazione e il divieto dei proiettili «dum-dum».

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 aprile 2001 - 18:31

L'ambasciatore svizzero per il disarmo Christian Faessler e il colonnello Erwin Dahinden hanno presentato le proposte a una riunione preparatoria in vista della conferenza sulla «Convenzione dell'ONU sulle armi disumane» del 1980, in programma a Ginevra in dicembre.

Le bombe a frammentazione provocano danni paragonabili a quelli delle mine anti-uomo, hanno indicato venerdì alla stampa Faessler e Dahinden. In Kosovo, nel 1999, il tasso d'inesplosi è stato del 30 per cento, ha rivelato Dahinden. La Svizzera auspica di garantire sul piano internazionale un tasso di affidabilità dei detonatori di almeno il 98 per cento, per ridurre gli effetti a lungo termine delle munizioni. I vecchi stock dovranno essere completamente eliminati 20 anni dopo l'entrata in vigore del nuovo trattato.

Berna non appoggia però la moratoria sulle bombe a frammentazione chiesta dalle Organizzazioni non governative poiché ritiene le armi utili per la sua difesa. Secondo Dahinden, queste sono destinate a svilupparsi visto che permettono di neutralizzare concentrazioni di carri nemici con pochi mezzi. Non è necessario imporre un divieto poiché solo i paesi industrializzati le posseggono e la loro regolamentazione non pone problemi finanziari.

L'altra proposta svizzera intende attualizzare il divieto dei proiettili «dum-dum». I progressi tecnologici hanno moltiplicato gli effetti traumatici di pallottole di piccolo calibro. Oltre il 70 per cento delle ferite sono provocate da questo tipo di armi, ha sottolineato Dahinden.

swissinfo e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo