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La Svizzera nello specchio dell'immigrazione

Il Museo delle dogane di Gandria si raggiunge solo con il battello

(swissinfo.ch)

A Gandria, sul lago di Lugano, in un piccolo museo che si raggiunge solo via battello, una mostra ripercorre le strade dell’immigrazione in Svizzera.

Numeri, volti e culture, fra pregiudizio e integrazione. Un viaggio alla scoperta delle radici di una nazione multiculturale.

"Una valigia, mille speranze" è il titolo dell’esposizione, da visitare fino alla fine di ottobre al Museo doganale di Cantine di Gandria.

Per arrivare alla piccola ma graziosa sede espositiva c'è un solo sistema: il battello. Si prende dagli imbarcaderi di Lugano e Paradiso e in meno di mezz’ora di piacevole navigazione sul Ceresio, ci porta nella vecchia casa doganale di Gandria, costruita proprio a bordo lago.

L’edificio, restaurato nel 1994, è la ricostruzione fedele di un posto di guardia frontiera di fine ottocento.

Viaggio nel nostro tempo

La mostra si sviluppa in quattro ambienti distinti e consequenziali. Un viaggio nel (nostro) tempo che si apre al primo piano, con grandi pannelli che ospitano immagini di mezzi di trasporto e comunicano una sensazione di movimento.

Su un lato della sala, leggiamo i dubbi che assalgono ogni migrante, quando si mette in viaggio per cercare di cambiare in meglio la sua vita: “Dove andrò?”, “Cosa troverò?”, “Come farò a farmi capire?”.

Sull'altro lato, troneggiano dati e cifre per molti versi sorprendenti. Scopriamo che ben 175 milioni di persone nel mondo sono costrette dalla violenza o da disastrose condizioni economiche a cercarsi una nuova patria. Oppure: in Svizzera, oltre la metà dei lavoratori nel settore alberghiero sono immigrati.

La quotidianità dell’immigrazione

Al secondo piano, spazio all'importante contributo culturale che l’immigrazione dà alla Confederazione.

Ci sono grandi fotografie con scene della nostra quotidianità, protagonisti gli immigrati: ecco un poliziotto del canton Zurigo, di evidente origine tibetana; una classe multietnica della scuola elementare di Littau (Lucerna); il Consiglio municipale di Boudry (Neuchatel), nel quale siede un delegato di origine africana; una manifestazione in solidarietà con il popolo palestinese a Berna.

Al centro della sala ci sono cubi di gomma, su cui sono stampati alcuni articoli della Costituzione federale. Come il numero 19, che stabilisce il diritto all'istruzione. E ancora, le immagini di cibi una volta esotici, ormai d’uso comune nelle cucine svizzere. Sfilano la pasta e l’olio d'oliva, la pizza e il kebab. E naturalmente le mozzarelle, il cui consumo ha ormai superato quello del formaggio nazionale per eccellenza, l’Emmental.

Diffidenza e ostilità

La mostra continua nel giardino del museo, dove 12 gigantografie raccontano i principali motivi di migrazione.

Le fughe dalla persecuzione di tibetani e cileni; la speranza di una vita migliore di una ragazza vietnamita; la fame di lavoro di italiani e spagnoli; l'orrore della guerra vissuta dei popoli tamil e kossovari; un'anziana coppia di svizzeri emigrati in Spagna.

Con onestà vengono anche esposte le difficoltà incontrate dagli stranieri che giungono nel nostro paese: la diffidenza e l'ostilità alle quali hanno dovuto confrontarsi gli italiani negli anni cinquanta e sessanta; le paure ingiustificate generate da titoli di giornale come la "marea nera", che negli anni ottanta stigmatizzava l'arrivo dei tamil.

Anche se in maniera forse un po' marginale, nella mostra di Gandria trova spazio anche la difficile situazione vissuta ai giorni nostri dai sans-papier. Sono uomini, donne e bambini senza permesso di soggiorno, che per questo non godono praticamente di nessun diritto. Una realtà che in Svizzera conta tra le 80mila e le 150mila persone.

Dolore e ricchezza

Il dolore della migrazione, che quasi mai è una scelta libera, si intreccia a Gandria con la ricchezza che nasce dall’incontro fra culture diverse.

Un tema decisamente elvetico, come ci tiene a sottolineare l’esposizione: è la Confederazione allo specchio, nel bene e nel male. Fra accoglienza e melting pot, passando per leggi e regolamenti che non sempre riescono a coincidere con la salvaguardia dei diritti umani.

Alla fine della mostra i visitatori possono riposarsi su panchine di varie lunghezze, che rappresentano simbolicamente le proporzioni dei flussi migratori.

Artificio creativo che ribalta in maniera intelligente alcuni luoghi comuni, come la sopravvalutazione del numero dei richiedenti l’asilo: in Svizzera costituiscono solo l’1,2 per cento della popolazione.

swissinfo, Serena Tinari

Fatti e cifre

Nell’ultimo secolo il numero delle persone giunte in Svizzera è risultato maggiore di quello delle persone che l’hanno lasciata.
In tutto il mondo, circa 175 milioni persone vivono fuori dal loro paese d’origine. Gli svizzeri all'estero sarebbero oltre 600mila.

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In breve

"Una valigia, mille speranze" è al Museo delle dogane di Gandria fino al 24 ottobre. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 13.30 alle 17.30. L’ingresso è gratuito.

In mostra ci sono i molteplici aspetti dell’immigrazione in Svizzera: foto e testi per raccontare un fenomeno che ha determinato la ricchezza multiculturale della Confederazione.

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