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La Svizzera seguirà l'Europa sulla direttiva chimica?

Nel 2005, oltre il 60% delle esportazioni chimiche svizzere sono finite nell'Ue

(Keystone)

Il parlamento dell'Unione europea ha approvato una vasta riforma legislativa sui prodotti chimici allo scopo di proteggere meglio il consumatore.

Non è ancora chiaro se la Svizzera adatterà la sua legislazione a quella europea. Uno studio dovrà valutarne l'impatto sull'economia.

Martedì si è conclusa una delle «battaglie lobbistiche» più intense della storia dell'Unione europea (Ue): a Strasburgo, il parlamento europeo ha dato il via libera - con 529 voti a favore e 98 contrari - alla riforma della legislazione sulla chimica, conosciuta con l'acronimo inglese Reach («Registrazione, Valutazione e Autorizzazione delle Sostanze Chimiche»). La direttiva entrerà in vigore il primo giugno del 2007.

Su pressione dell'industria chimica, la proposta iniziale ha dovuto essere ammorbidita. «Naturalmente siamo dovuti scendere a compromessi», ha dichiarato il relatore del dossier, il socialista italiano Guido Sacconi, «ma l'importante è che ora abbiamo una legislazione».

Fino all'ultimo, la questione dei prodotti chimici particolarmente pericolosi è stata oggetto di controversia. I paesi con un'industria chimica molto forte, come ad esempio la Germania, sono riusciti ad imporre il principio secondo cui la maggior parte delle sostanze nocive può rimanere sul mercato, se i fabbricanti garantiscono di poterne controllare i rischi.

Tuttavia, gli industriali dovranno prevedere un piano di sostituzione nel caso esista una soluzione alternativa. Oppure dovranno presentare un progetto di ricerca per trovarne una.

La Svizzera preferisce aspettare

Dopo la decisione del parlamento europeo di dar via libera al regolamento Reach, ci si pone la domanda se anche la Svizzera seguirà la stessa strada.

Il Consiglio federale aveva già manifestato il suo interesse a Reach quando questo era ancora un testo non vincolante. Rispondendo ad un'interpellanza, nel 2003 il governo aveva elogiato i nuovi elementi di protezione contro i rischi chimici.

Il Consiglio federale si era detto disposto «ad includere questi nuovi elementi nella legislazione sui prodotti chimici, ammesso che siano decisi a livello europeo».

Tuttavia, la posizione odierna della Svizzera è poco chiara. Il governo intende prima aspettare i risultati di uno studio esterno sull'impatto delle regole Reach sull'economia elvetica. Il rapporto del gruppo di lavoro interdipartimentale - che presenterà la procedura da seguire - dovrebbe essere pronto entro l'estate del 2007.

Sulle pagine della rivista specializzata «Chimia», il responsabile del dossier presso l'Ufficio federale dell'ambiente, Georg Karlaganis, ha già esposto la sua opinione in merito: «Crediamo che Reach possa rappresentare un plusvalore anche per la protezione dell'ambiente in Svizzera. Per questo auspichiamo di adattare la legislazione elvetica a Reach».

Accordi bilaterali?

La Società svizzera delle industrie chimiche (SSIC) non si è invece ancora espressa. Per ciò che riguarda le esportazioni verso l'Ue - che rappresentano il 60% del totale delle esportazioni dalla Svizzera - le aziende chimiche elvetiche devono ad ogni modo osservare la legislazione Reach.

«Le aziende che esportano principalmente verso il resto del mondo devono rimanere concorrenziali. Altrimenti gli oneri e i costi rischiano di aumentare senza grandi benefici», avverte Richard Gamma, vicedirettore della SSIC, il quale prevede che Berna riprenderà soltanto in parte la legislazione europea.

Una ripresa parziale comprometterebbe però la partecipazione della Svizzera alla nuova Agenzia chimica dell'Ue a Helsinki. Al contrario, una messa in atto completa delle nuove regole sovraccaricherebbe il lavoro dell'amministrazione federale.

«La Svizzera deve riprendere Reach e concludere con l'Ue un accordo sulla sua partecipazione all'Agenzia», sostiene la deputata ecologista Maya Graf.

swissinfo, Simon Thönen, Bruxelles
(traduzione e adattamento: Luigi Jorio)

In breve

In Europa sono ancora decine di migliaia i prodotti chimici in circolazione di cui non si conoscono le ripercussioni sull'ambiente e sulla salute dei consumatori.

Si tratta di prodotti immessi in commercio prima del 1981. Spesso rimangono sul mercato poiché al contrario delle sostanze più recenti non sono stati sottoposti ad un test preliminare.

La nuova legislazione dell'Unione europea sui prodotti chimici porrà fine a questa situazione. Una nuova agenzia di controllo con sede ad Helsinki dovrà esaminare circa 30'000 sostanze chimiche, la cui produzione supera una tonnellata all'anno. Le verifiche dureranno circa 11 anni.

Una procedura di registrazione vera e propria sarà tuttavia applicata soltanto per circa 2'000 prodotti particolarmente pericolosi.

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