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La Svizzera si mobilita per Goma

Una stazione di servizio di Goma è esplosa, lunedì, facendo almeno una cinquantina di vittime

(Keystone)

Dopo la colata di lava che ha invaso la città di Goma, nel Congo, la SVizzera aumenta rapidamente il suo aiuto - pubblico e privato - in questa parte dell'Africa.

La direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) ha sbloccato 200'000 franchi, mentre le tre principali organizzazioni umanitarie presenti sul terreno (Caritas, Aiuto protestante e Croce Rossa) portanto il totale del loro aiuto a mezzo milione di franchi.

"Vista la vastità della catastrofe, non possiamo chiudere gli occhi", dice Roland Anhorn, responsabile della divisione umanitaria della DSC per la regione dei grandi laghi.

Secondo Anhorn, se la Svizzea vuole assicurare "un buon pacchetto d'aiuto umanitario", dovrebbe potervi consacrare almeno un milione di franchi. Una somma che Ahorn e i suoi colleghi contano di poter ottenere dai loro superiori.

Una mobilitazione di breve durata

A questo aiuto istituzionale si aggiungeranno i doni raccolti dalla Catena della solidarietà - doni il cui totale, per il momento, non hanno ancora potuto essere stimato.

Alla sede della Catena, il direttore Felix Bollmann pensa tuttavia che questa azione in favore di Goma sia di breve durata. A meno, naturalmente, che la disgraziata città non venga colpita da una nuova colata di lava o da un terremoto.

L'Unione europea, dal canto suo, ha sbloccato un aiuto d'urgenza di 5 milioni di euro, oltre ai 120 milioni che Bruxelles verserà quest'anno alla Repubblica democratica del Congo.

Il dramma di Goma, alla frontiera tra il Congo e il Ruanda, sopravviene in una regione già devastata da anni di guerra civile.

Dal genocidio ruandese, la DSC è presente sul posto con un ufficio a Kigali e un altro a Bujumbura. Lì, gli svizzeri collaborano con le ONG locali e con le agenzie dell'ONU, soprattutto nel settore dell'alimentazione, delle cure mediche e dell'approvvigionamento idrico.

L'acqua potabile, priorità numero uno

Lunedì, Hans-Jürg Ambühl, capo della sezione Africa della DSC, è partito per Goma in compagnia di due suoi collaboratori, per coordinare le operazioni degli svizzeri sul terreno. Sul posto era già giunto in precedenza un esperto del corpo svizzero d'aiuto umanitario, integrato in una squadra internazionale.


Anche i quattro delegati dell'ufficio di Kigali hanno pure lasciato la capitale ruandese alla volta di Goma, dove hanno distribuito tende, alimenti e medicinali.

Senza dimenticare la priorità numero uno: l'acqua potabile. La Croce Rossa ha fornito tre autocisterne e delle pastiglie per la disinfezione. E i suoi delegati lavorano per rimettere in sesto le stazioni di pompaggio.

"Non sono preoccupato per i trasporti di materiale", spiega Roland Anhorn, "visto che la strada da Kigali è normalmente praticabile. Invece dobbiamo lottare contro il tempo, perché c'è urgenza, soprattutto di acqua. Come sempre in queste catastrofi c'è infatti il rischio di epidemie".

Nuove minacce

L'enorme colata di lava che giovedì è fuoriuscita dal vulcano Nyiragongo ha letteralmente tagliato Goma in due, distruggendo quasi la metà della città. 40'000 abitanti hanno perso tutto, e le disgrazie non sono probabilmente ancora finite. La regione, infatti, è continuamente soggetta a scosse sismiche e nuove colate di lava sono scese dall'altro lato del vulcano.

Goma è inoltre preda dei saccheggiatori. Lunedì, un'esplosione in una stazione di servizio ha ucciso una cinquantina di persone, che tentavano di riempire recipienti di benzina.

Nelle prime ore dopo la catastrofe, 350'000 persone sono fuggite dalla città. Secondo stime dell'UNICEF, due terzi sono bambini di meno di 15 anni. Ora, nonostante un grande numero di sfollati abbia fatto rientro a Goma, numerose sono ancora le famiglie rimaste separate.

Una zona in mano alla guerriglia

Il Nyiragongo è un vulcano particolarmente pericoloso, perché il suo lago di lava - trattenuto unicamente dalle pareti della vetta - è considerato il più grande del mondo. Le colate sono frequenti, ma i vulcanologi non ci vanno volentieri, perché la zona è nelle mani della guerriglia.

La scorsa primavera, il Comitato Internazionale dell Croce Rossa aveva coperto la missione sul posto di uno scienziato giapponese, incaricato di installare strumenti di misurazione sul fianco del cratere. Nonostante ciò, gli specialisti non hanno saputo prevedere la catastrofe. Ma è vero che raramente un vulcano manda un preavviso, prima di scatenare il suo furore.

Marc-André Miserez

I doni per le vittime di Goma possono essere inviati ai conti postali seguenti (con la menzione "VULCANO"):
- Catena della Solidarietà: 10-15000-6
- Caritas Svizzera: 60-7000-4
- Aiuto protestante: 80-1115-1
- Croce Rossa svizzera: 30-4200-3


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