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La Svizzera sostiene la democrazia in Iraq

La conferenza di Bruxelles è stata organizzata dagli USA e dall'UE sulla base di una risoluzione dell'ONU

(Keystone)

La Svizzera intende «continuare e ampliare» il suo sostegno al processo democratico in Iraq.

Lo ha detto mercoledì la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey alla fine della conferenza internazionale sull'Iraq svoltasi a Bruxelles.

Micheline Calmy-Rey si è rallegrata dell'«impegno unanime» della comunità internazionale, del «ruolo centrale» riconosciuto alle Nazioni Unite per la riabilitazione dell'Iraq e dell'impegno preso dal governo di Baghdad per instaurare uno Stato di diritto.

«La conferenza si è tenuta in un'atmosfera molto costruttiva. Credo ci sia un consenso tra i partecipanti che dobbiamo aiutare l'Iraq in tutti i modi possibili», ha detto a swissinfo il consigliere diplomatico del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) Roberto Balzaretti.

Preoccupazione per le violenze

Attualmente, la diplomazia elvetica è però «fortemente preoccupata» per «il pesante tributo» pagato dalla popolazione irachena nelle violenze quotidiane, ha rilevato Micheline Clmy Rey.

Proprio perché i problemi di sicurezza sono ancora troppo gravi, il totale degli aiuti umanitari di Berna non supererà i due milioni di franchi, ha aggiunto la ministra degli esteri, ricordando quanto fatto dalla Confederazione per l'Iraq in materia di aiuto umanitario e allo sviluppo e di politica di promozione della pace e di difesa dei diritti umani.

«Cercheremo di aiutare l'Iraq a redigere una nuova costituzione, se ce lo chiederà», ha spiegato Balzaretti. «Inoltre sosteniamo le Organizzazioni non governative attive nel campo dell'aiuto umanitario e pensiamo che potremmo essere d'aiuto all'Iraq con la nostra esperienza nell'ambito della democrazia diretta e del federalismo».

D'altro canto la Svizzera valuterà anche la possibilità di elevare la rappresentanza svizzera a Baghdad da ufficio di collegamento in un'ambasciata.

Dichiarazione di principio

La Conferenza, organizzata in comune dall'Unione europea (Ue) e dagli Stati Uniti, ha fatto seguito alla risoluzione dell'Onu n. 1546 dell'8 giugno 2004, che invitava la comunità internazionale a trovare soluzioni comuni per sostenere il processo politico di transizione e la ricostruzione economica in Iraq.

Al centro dell'incontro di Bruxelles, al quale hanno partecipato i rappresentanti di oltre 80 paesi e organismi multilaterali, figuravano le prospettive politiche ed economiche, ma anche le questioni di sicurezza.

La conferenza si è conclusa con una dichiarazione di sostegno alla transizione dell'Iraq verso la democrazia. Sul piano economico, l'incontro ha però deluso le aspettative. Nessun progresso è stato compiuto nella questione centrale del debito iracheno.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

In seguito alla mancanza di sicurezza la Svizzera non gestisce un proprio ufficio di cooperazione in Iraq.
Il governo svizzero sostiene invece programmi di aiuto in ambito multilaterale, in particolare quelli delle Nazioni unite.
Nel 2004, la Confederazione ha versato 1,7 milioni di franchi per tali programmi. Per il 2005 è previsto un importo di 2 milioni.
Di questi, 500'000 franchi sono destinati al Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati.

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In breve

Dopo la puntata a Bruxelles, la ministra degli affari esteri sarà il 23 e 24 giugno in Ucraina, dove è in programma la Conferenza regionale degli ambasciatori svizzeri.

A Kiev, Micheline Calmy-Rey incontrerà tra l'altro il ministro ucraino degli affari esteri Borys Tarasyuk.

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