La violenza in casa

La violenza domestica non è una cosa privata, riguarda l'intera società swissinfo.ch

Le procedure contro gli autori di violenze domestiche saranno aperte d’ufficio. La Svizzera si allinea così con Francia, Olanda, Austria, Usa e Canada.

Questo contenuto è stato pubblicato il 03 giugno 2003 - 18:13

La Camera bassa approva una legge che libera le vittime dall’obbligo di sporgere denuncia affinché ci sia un intervento delle autorità.

Dovrebbe essere un nido d'amore e invece la casa può trasformarsi in inferno. Prima la violenza, poi la pressione psicologica, il lento attentare all'autostima di una persona, la paura, la vergogna: un circolo vizioso da cui è difficile uscire, soprattutto se per farlo è necessario raccogliere il coraggio di denunciare gli abusi subiti tra le quattro mura domestiche.

«La maggior parte delle donne che si rivolgevano al nostro centro non volevano sporgere denuncia, per loro era già un grande passo chiedere aiuto», racconta a swissinfo Linda Cima-Vairora, psicoterapeuta che per dieci anni ha diretto l'associazione Armonia e ne è oggi presidente onoraria.

Confuse, vittima dell'ambivalenza di un rapporto che inizialmente era d'amore, desiderose di proteggere l'uomo che hanno amato, il padre dei loro figli, la speranza che le cose cambino da sé: è difficile chiedere a donne in questa situazione di sporgere denuncia.

Ora in Svizzera le cose dovrebbero cambiare. La violenza perpetrata all'interno di una coppia - di persone sposate ma anche di conviventi o di omosessuali - sarà perseguita d'ufficio. Se il Consiglio degli Stati seguirà il Consiglio nazionale - che ha approvato con 118 voti contro 33 la revisione del diritto penale - in futuro la vittima non sarà più obbligata a denunciare l'autore dei maltrattamenti.

Un passo avanti

La Svizzera, come ha fatto notare la consigliera nazionale bernese Gaby Vermont (partito socialista), non è certo un paese all'avanguardia per quanto riguarda la lotta contro la violenza domestica. La decisione del Consiglio nazionale è però un grande passo avanti.

Manca ora solo l'approvazione degli Stati perché l'iniziativa parlamentare inoltrata sette anni fa dalla socialista Margrith von Felten diventi una legge valida a tutti gli effetti. La violenza domestica uscirà così dalla sfera privata dove è stata relegata per lungo tempo come un tabù.

«È un segno della presa di coscienza delle donne e della società», commenta la psicoterapeuta Cima-Vairora. «Trovo importante che questo fenomeno sia uscito dalla sfera del privato. Se stupro e violenze all'interno delle coppie sono riconosciuti come reati a livello istituzionale, chi li subisce si sentirà maggiormente dalla parte della ragione nel reagire di fronte ai fatti».

Per arrivare a questa decisione è stato necessario un lungo percorso e la sensibilizzazione dell'opinione pubblica alla problematica. Solo una decina di anni fa, quando il parlamento discusse e bocciò una proposta simile, c'era ancora chi sosteneva, come il liberale Jean-Pierre Bonny, che l'obbligo della denuncia proteggeva la libertà della donna, l'unica a cui spettasse decidere se abusi sessuali e violenze fisiche dovessero essere perseguiti penalmente.

Un atteggiamento che non era di molto aiuto alle vittime. «Mi ricordo di una donna» racconta Linda Cima-Vairora «che si domandava continuamente: "È possibile? È come se quello che mi succede fosse accettato dalla società"».

Un messaggio forte agli aggressori

Diversi studi sulla condizione delle donne maltrattate hanno dimostrato che spesso queste si trovano in balia del marito o del compagno e non hanno la forza di denunciarlo. La legislatura vigente offre a chi subisce violenza all'interno della coppia meno protezione di quanta ne offra alle altre vittime di lesioni fisiche. Un paradosso sul quale aveva a suo tempo puntato il dito Margrith von Felten.

«La decisione del Consiglio nazionale» ha detto Elisabeth Rod-Grangé, direttrice di Solidarité Femme a Ginevra «è un messaggio forte agli aggressori. Ed è importante anche per le vittime. La società fa sapere loro che ciò che subiscono è intollerabile e non sarà tollerato».

Le donne - usiamo il femminile perché sono loro a subire più spesso violenza - non dovranno più caricarsi del fardello di una denuncia. Se un caso verrà a conoscenza delle autorità, non importa se segnalato da parenti, da vicini o da amici, queste apriranno una procedura d'ufficio. Non sarà nemmeno necessario consultare la vittima.

A chi subisce maltrattamenti resta la possibilità di perdonare e chiedere la sospensione della procedura. Non però se la richiesta è frutto di pressioni esterne o se si è subito uno stupro, un reato troppo grave perché la società possa chiudere gli occhi e far finta che non sia successo nulla.

Un intervento al giorno

Nell'ambito di una relazione di coppia, più di una donna su cinque è vittima di violenza sessuale o fisica. A Losanna per esempio la polizia interviene almeno una volta il giorno per casi di violenza coniugale. Poche volte però si arriva all'apertura di una procedura legale.

La revisione della legge comunque non cambierà il lavoro della polizia. Sul terreno, i poliziotti hanno a disposizione pochi mezzi. Quando una donna chiama dicendo di essere stata picchiata, non possono far altro che consigliarle di recarsi in un centro d'accoglienza, dove potrà trovare rifugio. L'aggressore invece può rimanersene tranquillamente a casa.

Una situazione che non piace a San Gallo e ad Appenzello esterno. I due cantoni hanno preso una decisione pionieristica decretando che debba essere l'aggressore a lasciare la casa comune. Anche a livello nazionale è stata depositata un'iniziativa parlamentare che va in questo senso.

Intanto è importante che il lavoro di associazioni come Armonia in Ticino possa andare avanti. «Anche se il numero di donne che riesce effettivamente a ricostruirsi una vita è esiguo» conclude Linda Cima-Vairora «è importante dare loro accoglienza, la possibilità di parlare di quanto accaduto ed un messaggio di speranza».

swissinfo, Doris Lucini

Fatti e cifre

Una donna su cinque subisce violenze all'interno delle mura domestiche
Secondo il nuovo progetto di legge approvato dal Consiglio nazionale, in futuro le violenze all'interno della coppia saranno perseguite d'ufficio e non necessiteranno più di una denuncia

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