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Le funivie ticinesi sull'orlo del crac

Per il turismo invernale ticinese è stata una stagione nera. Le scarse nevicate hanno più che dimezzato le presenze di sciatori.

La conseguenza di questa stagione invernale quasi priva di neve è che le società, che gestiscono gli impianti di risalita, sono in gravi difficoltà finanziarie. Per non chiudere definitivamente chiedono l'aiuto del Cantone.

Anno da dimenticare

Pochissima neve e tempo secco, l'inverno del 2001 ha messo a ko le stazioni sciistiche del Cantone. Pesante il bilancio finale delle affluenze nelle località principali: Airolo meno 85%; Monte Tamaro meno 80%; Bosco Gurin meno 70%; Campo Blenio meno 40%; Campra meno 80% Cardada meno 55%.

Non è andata affatto meglio al Nara, dove gli impianti sono rimasti del tutto fermi ed a Carì dove invece hanno funzionato a ritmo ridotto per i lavori di ristrutturazione della stazione.

Le società rischiano il fallimento

Per le società che gestiscono le funivie, da tempo alle prese con gravi problemi finanziari, è stato il colpo di grazia. Sebbene nel settore siano stati investiti negli ultimi anni ben 150 milioni di franchi, dei quali una quarantina a carico del Cantone, molte società sono ad un passo dal fallimento.

Tra qualche settimana le Funivie del Gottardo, il più grande impianto di risalita del Ticino, decideranno se depositare i bilanci in Pretura. Una soluzione inevitabile senza un immediato aiuto finanziario del Cantone. Per Nara 2000 si riunirà a giorni il Consiglio di amministrazione per valutare cosa fare, mentre per la Monte Tamaro si sta elaborando un piano di risanamento. Cardada, inaugurata l'anno scorso con un investimento di 24 milioni di franchi, assieme a Campra, Carì, Campo Blenio e Bosco Gurin, con una richiesta congiunta hanno sollecitato il Cantone ad assumersi i deficit di esercizio.

Altri sussidi a pioggia?

Con le casse vuote, ora si spera nella stagione estiva per recuperare qualcosa con turisti ed escursionisti. Ma non saranno di certo entrate in grado di tappare i grossi buchi nei bilanci. Intanto, sul tavolo del Governo ticinese piovono le domande di sostegno per piani di risanamento o di condoni per i prestiti ricevuti. Ma il Parlamento non sembra più disposto ad erogare sussidi a pioggia per ritrovarsi tra qualche anno di fronte alla stessa situazione.

Per la Commissione della Gestione del Gran Consiglio ticinese, che sta esaminando le richieste di sostegno finanziario, giunti a questo punto s'impongono scelte precise. O meglio una rigorosa selezione degli impianti da salvare, ad esempio quelli al di sopra dei 1800 metri, magari, da incentivare anche con sistemi d'innevamento artificiale. Allo studio della Gestione c'è pure la possibilità di costituire un holding, una società mantello che raggruppi tutte le stazioni sciistiche, in modo da ridurre i costi fissi, le spese per il personale e il marketing. Una strategia che, comunque, potrà salvare alcune stazioni ma non tutte.

Libero D'Agostino


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