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Le reazoni al voto sull'aborto

Le posizioni riflettono il fossato etico e morale che separa avversari e sostenitori della depenalizzazione.

La consigliera nazionale socialista Barbara Haering, che con la sua iniziativa parlamentare del 1993 ha avviato il dibattito sulla riforma del codice penale, si è detta contenta del fatto che si sia trovata una scelta liberale, e al contempo ragionevole, a un problema così difficile. La Haering è soddisfatta per l'ampio consenso attribuito alla soluzione dei termini. Quando si tratta di cambiamenti legislativi così controversi, ha precisato, è meglio poter contare su un ampio consenso di base.

Sempre dal campo socialista, il partito segnala in una nota che "finalmente la voce della ragione si è imposta nella questione dell'interruzione di gravidanza". La Svizzera ha finalmente abbandonato un'immagine della donna che risale al Medio Evo ed è entrata in una nuova èra, ha affermato ancora la Brunner. La Brunner spera che questo risultato darà una spinta al finanziamento pubblico degli asili nido, tema che sarà discusso al Consiglio degli Stati durante la sessione estiva delle Camere federali.

Felice e sollevata si è detta la consigliera nazionale Brigitta Gadient (UDC/GR) del comitato interpartitico «Sì alla soluzione dei termini». Il popolo si è accorto, ha precisato, che si trattava di porre rimedio a una situazione insoddisfacente. Lo dimostra la larga maggioranza dei sì alla soluzione del governo e del parlamento.

Circa l'iniziativa antiabortista «Per madre e bambino», la Gadient ha sottolineato che il popolo svizzero non se l'è sentita di mettere in prigione le donne che abortiscono, ma che invece vanno sostenute ed aiutate.

Anche il Partito radicale democratico si è detto soddisfatto del risultato. Ha invitato i perdenti ad accettare la volontà popolare e il PPD a abbandonare il suo modello di consultazione obbligatoria. Il PRD ha anche ribadito la necessità di misure nel campo della politica famigliare conformi alle necessità dell'economia.

Il governo soddisfatto

L'esito della votazione di questo fine settimana - ha affermato Ruth Metzler a nome del Consiglio federale - è più chiaro del previsto. Si tratta ora di indurre i cantoni a potenziare i consultori in vista dell'entrata in vigore della modifica del Codice penale, prevista il 1. ottobre prossimo.

Ruth Metzler si è detta sorpresa del fatto che solo due cantoni- Appenzello Interno e Vallese - abbiamo respinto il regime dei termini in materia d'interruzione volontaria della gravidanza (IVG). Questo risultato mostra con chiarezza un cambiamento di mentalità: in fatto d'IVG è la donna a decidere, senza correre il rischio d'essere criminalizzata.

La responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha comunque sottolineato che tale evoluzione non deve portare a una banalizzazione dell'IVG. «Un aborto - ha detto - è sempre un dramma». Si dovrà ora fare in modo - ha aggiunto - che si giunga a un numero sempre più ridotto d'IVG. In questo senso, Ruth Metzler ha sottolineato l'importanza delle misure di prevenzione, consulenza e sostegno alle donne in difficoltà.

Il campo dei perdenti

Il partito popolare democratico, autore del referendum, accetta il chiaro sì popolare alla soluzione dei termini anche se questo risultato, ha affermato il presidente Philipp Stähelin, «non ci soddisfa visto che è stata scelta la strada sbagliata». Ad ogni modo, ha aggiunto, rinunceremo al nostro modello di consultazione obbligatoria.

I vescovi svizzeri deplorano l'approvazione della soluzione dei termini. Il fatto di poter sopprimere impunemente la vita umana nelle prime 12 settimane, indica un nota della Conferenza dei vescovi svizzeri, apre la porta ad altri attacchi al rispetto della vita umana, sia al suo inizio che alla sua fine (eutanasia).

I vescovi svizzeri si appellano alla coscienza di ciascuno. Tutto ciò che la legge permette non è sempre moralmente ammissibile, precisa la nota. Per la Chiesa cattolica, ricordano i vescovi, l'aborto è un attacco al quinto comandamento «non uccidere».

L'Associazione svizzera per la protezione della vita prima della nascita si è detta sorpresa dal grande cambiamento avvenuto nella società. "Pensiamo che la scomparsa di questo sbarramento etico comporterà la soppressione di ogni limite in altri settori", ha pronosticato Walter Hürzeler, presidente di questo gruppo di associazioni e partiti costituitosi in occasione della campagna per i due temi in votazione.

Tristezza e delusione sono i sentimenti che albergano in seno ai membri dell'Aiuto per madre e bambino (ASMB), promotore dell'iniziativa antiabortista. È triste, ha affermato la presidente Barbara Güpfert, «che un diritto umano fondamentale venga indebolito, che un bambino prima della nascita sia privo di qualsiasi protezione e che una donna in difficoltà venga lasciata a sé stessa».

swissinfo e agenzie

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