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Le strade di Al Qaida hanno percorso la Svizzera

Osama Bin Laden (a destra) e Ayman Al-Zawahiri in un'immagine diffusa nel 2002 da Al-Jazira

(Keystone)

Un’inchiesta del Ministero pubblico della Confederazione ha seguito le tracce lasciate da Bin Laden e dai suoi complici in Svizzera.

A rendere pubblica la notizia è il quotidiano romando Le Temps. Osama Bin Laden era tra i beneficiari finali di un conto bancario dell’UBS chiuso nel 1997.

11 settembre 2001: nell’attacco alle torri gemelle di New York muoiono 2700 persone, tra di loro due svizzeri. Pochi, ma sufficienti a convincere il Ministero pubblico della Confederazione ad aprire un’inchiesta sui rapporti che Al Qaida e il suo leader, Osama Bin Laden, intrattenevano, o avevano intrattenuto, con la Svizzera.

La Svizzera non è il forziere dei terroristi, ma…

L’inchiesta ha portato alla luce le tracce lasciate dai terroristi islamici in Svizzera, in particolare l’esistenza di due conti bancari che possono essere ricondotti ad Al-Qaida. Il primo, aperto all’UBS nel 1990 e chiuso nel 1997, era intestato alla famiglia di Osama Bin Laden. Quest’ultimo figura tra i beneficiari finali.

Il secondo, aperto a Ginevra nel 1989, era intestato al braccio destro e medico personale del leader di Al-Qaida, l’egiziano Ayman Al-Zawahiri. Servendosi di un altro nome e di documenti falsi, Al-Zawahiri ha visitato più volte la Svizzera negli anni Novanta con lo scopo di organizzare il sostegno ad Al-Qaida.

Un dato di fatto questo che secondo il quotidiano Le Temps rischia di mettere in difficoltà l’Ufficio federale di polizia, che ha sempre sostenuto di non essere in possesso di elementi che provassero la presenza di Al-Zawahiri in Svizzera.

Le conclusioni alle quali è giunto il Ministero pubblico della Confederazione dimostrano una volta di più l’estensione della rete di Al-Qaida. Il ruolo della Svizzera viene tuttavia relativizzato. «Dopo l’undici settembre, il primo riflesso è stato quello di pensare che i soldi del terrorismo si trovassero in Svizzera», ha dichiarato a Le Temps Jacques Pitteloud, coordinatore dei Servizi d’informazione elvetici.

«Oggi si tende a relativizzare questo tipo d’informazioni. Si constata che la Svizzera è un paese normale non il centro finanziario di Al-Qaida, un paese dove ci sono stati dei legami, a livello logistico e ideologico, con gli ambienti dell’islam radicale e dove si trovano tracce di transazioni finanziarie legate a questi ambienti».

I conti risalgono a tempi non sospetti

La portavoce del Ministero pubblico della Confederazione, Andrea Sadecky, ha sottolineato che i conti bancari in questione risalgono ad un’epoca in cui Osama Bin Laden e Ayman Al-Zawahiri non erano ancora dei terroristi ricercati a livello mondiale.

È stata la stessa UBS ad informare le autorità elvetiche dell’esistenza del conto della famiglia di Bin Laden. La banca non la ritiene un’informazione imbarazzante perché il conto non era intestato direttamente ad Osama e perché nel 1997, un anno prima che gli Stati uniti accusassero la mente di Al-Qaida di terrorismo, è stato chiuso.

Ad ogni modo, il portavoce dell’UBS, Christoph Meier, puntualizza che «l’UBS non ha mai incontrato Osama Bin Laden, non ha mai accettato del denaro da lui e non gliene ha mai versato». Non ci sono conferme ufficiali sulla cifra depositata dalla famiglia saudita sul conto in questione.

Le Temps, che ha contattato il fratello di Bin Laden residente a Ginevra, ritiene che la quota riservata ad Osama fosse nettamente inferiore al milione di franchi. Non è da capogiro nemmeno la somma che si trovava sul conto di Ayman Al-Zawahiri: 50'000 franchi trasferiti in Gran Bretagna nel 1993, quando il conto venne chiuso.

Le telefonate “svizzere”

Aldilà della faccenda dei conti bancari e degli spostamenti di Ayman Al-Zawahiri, gli inquirenti del Ministero pubblico della Confederazione hanno condotto delle indagini su Khaled Cheikh Mohammed, ritenuto il cervello degli attentati dell’undici settembre.

Nascosto in Pakistan, Cheikh Mohammed comunicava con dei telefoni cellulari, utilizzando a questo scopo delle tessere prepagate della Swisscom. Acquistabili anche al di fuori della Svizzera, queste tessere non obbligano l’acquirente a fornire dei dati personali. Grazie alla fitta rete di accordi internazionali di Swisscom (roaming), le tessere possono essere utilizzate praticamente dovunque.

Cheikh Mohammed, arrestato lo scorso marzo, ha usato dei numeri e delle tessere svizzere fino al settembre 2002. Grazie alle tracce di telefonate ritrovate da Swisscom, è stato possibile smantellare cellule di Al-Qaida in Arabia saudita e in Asia. L’operazione ha permesso alla Svizzera di dimostrare alla comunità internazionale che è un partner affidabile nella lotta al terrorismo.

swissinfo

Fatti e cifre

1989: Ayman Al-Zawahiri, braccio destro di Osama Bin Laden, apre un conto a Ginevra. Lo chiude nel 1993.
1990: la famiglia Bin Laden apre il conto 575167 all’UBS di Zurigo. Il conto viene chiuso nel 1997.
Settembre 2002: Khaled Cheikh Mohammed, ritenuto l’ideatore degli attentati dell’undici settembre, utilizza per l’ultima volta un cellulare con numero svizzero

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In breve

Dopo gli attentati dell’undici settembre 2001, il Ministero pubblico della Confederazione ha avviato delle indagini su Al-Qaida.

In Svizzera sono state trovate tracce di conti bancari che conducono a Osama Bin Laden e ai suoi terroristi. Il denaro di Al-Qaida non si trova tuttavia in Svizzera.

In territorio elvetico, Al-Qaida ha trovato soprattutto sostegno logistico ed ideologico. Yeslam Bin Laden, residente a Ginevra, è risultato estraneo ai traffici del fratello Osama.

La società finanziaria Al-Taqwa, con sede in Ticino, è sospettata di aver sostenuto i terroristi, ma finora non si sono trovate prove a suo carico.

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