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Le Tute Bianche pronte a contestare il vertice di Davos

Basteranno transenne e filo spinato a tenere lontano in contestatori del Forum? swissinfo.ch

Davos si prepara al peggio. In occasione del Forum economico, governo e forze di polizia grigionesi hanno previsto un importante dispiegamento di forze per fronteggiare i contestatori, tra cui figurano le "Tute Bianche" italiane.

Questo contenuto è stato pubblicato il 24 gennaio 2001 - 10:31

Il popolo di Seattle, come viene chiamato, è ormai divenuto la vera spina nel fianco del liberismo economico internazionale. E' in Italia che le cosiddette Tute Bianche si sono maggiormente sviluppate negli ultimi anni a partire cioè dal vertice di Seattle nel 1999. E dall'Italia, probabilmente, alcune centinaia di giovani si apprestano a fare rotta verso Davos.

Bruno, è un uomo sui 40 anni. Maestro elementare, ha l'aria mite di chi vive con molta gioia il lavoro quotidiano fra i ragazzini della sua scuola.

Lo incontriamo in un centro sociale nei pressi di Cinecittà a Roma. Assiste a una delle tante riunioni del comitato di quartiere, perennemente alla ricerca di nuove strategie per migliorare le infrastrutture scolastiche, l' asilo, per dare un parco giochi ai ragazzini del quartiere.

Bruno è uno dei leader delle Tute Bianche: giovani e meno giovani che regolarmente da qualche anno manifestano in occasione dei grandi meeting economici che si svolgono nel mondo. "Abbiamo manifestato anche contro la visita di Joerg Haider a Roma" dice. "Volevamo incendiare l'albero che il leader nazionalista carinziano aveva piantato in mezzo a Piazza San Pietro, ma siamo stati caricati dalla polizia."

Le Tute Bianche nascono alla metà degli anni 90 in Italia, Si trattava di gruppi spontanei che si battevano soprattutto per una maggiore giustizia sociale, un lavoro per tutti, l'integrazione degli immigrati. "L'idea di vestirci di bianco, dice Bruno, "era nata per simboleggiare chi non aveva diritti, non aveva cittadinanza. Il bianco è anche la sintesi di tutti i colori. Noi siamo contro ogni discriminazione razziale o confessionale, contro ogni ideologia, conclude Bruno".

Il vertice economico di Seattle, nel 1999 è stata la svolta.
"Lì abbiamo capito che il maggiore pericolo per la democrazia era il liberismo sfrenato, la globalizzazione economica incontrollata. Da quel momento siamo diventati il cosiddetto popolo di Seattle. Non si poteva più agire solo sul locale ma la denuncia doveva diffondersi a livello nazionale e internazionale".

Via internet, i vari comitati sparsi in tutto il mondo comunicano, si scambiano informazioni, si organizzano. "Internet, la vera metafora della globalizzazione, è diventata per noi un' arma di denuncia."

Da Seattle, passando per tutti i grandi appuntamenti degli ultimi anni, le Tute Bianche sono diventate un grande e, per certi versi, temibile movimento internazionale. Il vertice Europeo di Nizza nel dicembre scorso ne è stata una prova.

Ma, se le Tute Bianche erano nate come movimento pacifico, oggi gli scontri violenti con la polizia sono sempre più frequenti."Si tratta di un'evoluzione fisiologica", afferma Bruno, non potevamo andare avanti solo a prenderle". Il rischio, però, è che la contestazione si delegittimi trovando sempre meno appoggi.

"Sono quelli che ci temono che ci dipingono come dei violenti, come degli ultrà da stadio. Noi siamo rimasti cio' che eravamo.Probabilmente declassandoci come volgari piantagrane si tenta di emarginarci."
E a Davos ci sarete? "Noi contestiamo tutti gli appuntamenti che celebrano la mondializzazione economica. Nei Grigioni ci saremo anche se non abbiamo ancora deciso in quanti saremo e come ci organizzeremo".

Paolo Bertossa

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