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Legalizzare le droghe per lottare contro le dipendenze



"Parliamo di droghe, baby": azione in favore della legalizzazione della canapa di fronte a Palazzo federale, giugno 2004.

"Parliamo di droghe, baby": azione in favore della legalizzazione della canapa di fronte a Palazzo federale, giugno 2004.

(Keystone)

La proibizione del consumo di droga non è una misura efficace nella lotta alle dipendenze, rilevano tre commissioni nazionali, che suggeriscono di depenalizzare gli stupefacenti. Un'idea che non ha mancato di suscitare vive reazioni.

«I divieti, nel senso penale del termine, non servono a nulla». L'affermazione di François van der Linde, presidente della Commissione federale per le questioni relative alla droga (CFQD), è un fulmine a ciel sereno.

Certo, la posizione della CFQD non rappresenta una novità: già dal 1989 sostiene l'idea della depenalizzazione. Dopo la votazione federale del novembre 2008, in cui il popolo ha espresso un chiaro sostegno alla politica nazionale dei quattro pilastri (prevenzione, terapia, riduzione dei danni e repressione), la questione "droga" sembrava però risolta. Perlomeno per qualche anno.

Un rapporto pubblicato a fine maggio da tre commissioni nazionali che si occupano rispettivamente di droga, alcol e tabagismo, ha invece rilanciato il dibattito.

Nel documento intitolato Sfida alle dipendenze, gli esperti delle tre commissioni sono unanimi nell'affermare che è indispensabile delineare nuove strategie.

Ciò che è legale fa più male

I dati relativi al consumo di droga, in particolare di cocaina, evidenziano che il fenomeno è in crescita, soprattutto tra i giovani. Secondo recenti valutazioni, tra le 25'000 e le 60'000 persone in Svizzera ricorrono quotidianamente alla cocaina.

Ad arrecare danno alla salute non sono tuttavia soltanto gli stupefacenti o altre sostanze proibite, osservano gli autori del rapporto. «Generalmente - scrivono - il consumo di sostanze legali genera conseguenze ben più gravi sulla salute che non quello di sostanze illegali».

«È ora di smetterla di credere che vi siano buone e cattive dipendenze», ha denunciato van der Linde, ricordando i potenziali effetti negativi di alcol, caffeina, nicotina, sonniferi, calmanti e antidolorifici.

Per il presidente della CFQD, va quindi abolita la distinzione tra prodotti legali e illegali. «Nessuno va criminalizzato», ritiene van der Linde, sottolineando che una corretta prevenzione presuppone la decriminalizzazione del consumo di stupefacenti.

La distribuzione controllata di eroina, osserva il medico, ha ad esempio permesso di facilitare il contatto con le persone fortemente dipendenti e dunque di aiutarle.

Un'idea condivisa in parte anche dal senatore liberale radicale Dick Marty, per il quale bisognerebbe legalizzare tutte le droghe. Rinunciando al proibizionismo, sostiene Marty, si renderebbe più efficace la lotta al traffico internazionale di droga e al crimine organizzato. Lo Stato, chiamato a controllare il mercato degli stupefacenti, potrebbe inoltre ricavarne dei benefici e investire i soldi guadagnati nelle politiche di prevenzione.

«Totale assurdità»

Le conclusioni alle quali è giunta la riflessione delle tre commissioni nazionali non hanno mancato di suscitare aspre critiche. Andrea Martina Geissbühler, poliziotta e deputata democentrista alla Camera del Popolo (Consiglio nazionale) è convinta che la decriminalizzazione sia lo strumento sbagliato. Per lottare contro il consumo di droga, ritiene, il divieto continua ad essere un buon deterrente.

Più secca la reazione della Federazione svizzera dei funzionari di polizia, che parla di «una totale assurdità». La depenalizzazione del consumo di droghe, sostiene la federazione, comprometterebbe il lavoro di prevenzione: la polizia non avrebbe in effetti più i mezzi per intervenire a protezione della gioventù.

Inoltre, fa notare il presidente Heinz Buttauer in un comunicato, una liberalizzazione costituirebbe una minaccia per la sicurezza stradale e il sistema sanitario.

Il popolo ha già respinto le iniziative per la legalizzazione delle droghe (1998) e per la depenalizzazione della canapa (2008), ricorda dal canto suo il consigliere nazionale Claude Ruey sulla Tribune de Genève. «Lo Stato deve mantenere la pressione per evitare l'instaurarsi di un mercato».

Invito alla riflessione

L'Ufficio federale della sanità pubblica, che ha commissionato il rapporto, non ha per ora rilasciato alcun commento sul lavoro delle commissioni. Il documento, si è limitata ad affermare la sua portavoce, non riflette forzatamente l'opinione dell'ufficio.

«L'idea principale era di proporre un concetto integrato di lotta contro le dipendenze, elaborato in una prospettiva di salute pubblica», ha spiegato François van der Linde al quotidiano Le Temps.

Dal punto di vista politico, riconosce il presidente della CFQD, le proposte di depenalizzazione non sono per ora opportune. «Volevamo ad ogni modo stimolare una discussione di fondo sui comportamenti di dipendenza della nostra società. Per questo, a volte, bisogna rompere dei tabù».

swissinfo.ch

Canapa a Zurigo

Su richiesta del suo parlamento, la città di Zurigo sta valutando la possibilità di permettere una vendita controllata della cannabis.

Il progetto pilota, caldeggiato da socialisti, verdi e verdi liberali, prevede la costituzione di uno sportello cittadino, dove si potrà acquistare marijuana e hashish.

Ciò avrebbe il vantaggio di creare una sorta di osservatorio per il consumo di canapa, ritengono i sostenitori del progetto. I fumatori più assidui avrebbero inoltre la possibilità di essere seguiti da esperti.

Parallelamente, la città insisterebbe sulla prevenzione con campagne informative e pedagogiche nelle scuole.

Il governo dispone di due anni per riflettere sul progetto. Tra gli aspetti da valutare vi è anche quello della legalità.

La Fondazione svizzera che si occupa della prevenzione dell'alcolismo e altre tossicomanie rammenta in effetti che la vendita e il consumo di canapa non sono autorizzati in Svizzera.

La Legge federale sugli stupefacenti punisce la coltivazione di canapa con lo scopo di estrarne stupefacenti, il suo commercio, il consumo e il possesso con condanne che vanno da pene pecuniarie a pene detentive fino a tre anni.

La canapa può invece essere prescritta a scopi terapeutici, previa autorizzazione.

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