Libera circolazione: un sì più chiaro del previsto

L'estensione della libera circolazione sarà accompagnata da misure accompagnatorie a protezione dei lavoratori Keystone

Il 56% dei cittadini svizzeri si è pronunciato domenica a favore dell'estensione della libera circolazione delle persone ai 10 nuovi membri dell'Unione europea.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 settembre 2005 - 10:55

Il risultato è più netto di quello che prevedevano gli ultimi sondaggi. Romandia e Svizzera tedesca hanno detto sì. Netto rifiuto del Ticino. Vittoria di governo e parlamento.

Tutti prevedevano un risultato molto serrato, ma così non è stato: l'elettorato svizzero ha approvato con una confortevole maggioranza del 56% l'estensione della libera circolazione delle persone ai dieci nuovi stati dell'Unione europea.

Hanno espresso un voto favorevole sia la Svizzera romanda, sia la Svizzera tedesca. L'unica regione linguistica che si è schierata nel campo dei contrari è stata la Svizzera italiana. L'affluenza alle urne è stata del 54%.

I consensi sono stati più consistenti rispetto alla votazione dello scorso giugno su Schengen (54.6% di sì), quando 14 cantoni si schierarono tra gli euroscettici e si pronunciarono contro l'abolizione dei controlli sistematici alle frontiere.

Confermata la via bilaterale

Annunciando la soddisfazione governativa per il risultato, il presidente della Confederazione Samuel Schmid ha ricordato che a fine ottobre l'esecutivo terrà una seduta di clausura dedicata alla politica europea della Svizzera.

Soltanto allora si soppeserà se sia il caso di ritirare la domanda d'adesione all'Ue o se lasciarla congelata, come finora.

Secondo Schmid è oggi prematuro anticipare fino a che punto il chiaro risultato del voto potrà influenzare il destino della discussione di clausura.

Il presidente non ha voluto aggiungere altro, limitandosi a ribadire la soddisfazione per questo nuovo passo sulla via bilaterale con l'Europa.

Con questo sì, ha sottolineato il consigliere federale, il popolo svizzero ha confermato per la seconda volta in pochi mesi (dopo la votazione su Schengen e Dublino) la soluzione bilaterale.

Approvando l'estensione della libera circolazione, ha ricordato Schmid, i cittadini hanno nel contempo detto sì all'inasprimento delle misure ccompagnatorie contro il dumping sociale e salariale.

Sollievo a Bruxelles

La Commissione europea si è "vivamente congratulata" con la Svizzera per un passo che rinforza "la coesione d'Europa".

"Sono soddisfatta", dice a swissinfo Diana Wallis, deputata al parlamento europeo e presidente del comitato incaricato delle relazioni con la Svizzera.

"Si tratta di un risultato positivo sia per la Svizzera che per l'Europa. La percentuale di sì è più alta di quello che pensavamo. È incoraggiante".

"Ora la Svizzera dovrebbe iniziare pensare al futuro", prosegue la Wallis.

"Non sono convinta che il complesso sistema delle relazioni bilaterali possa proseguire in questo modo. Non voglio nemmeno pensare ad un terzo pacchetto di bilaterali".

Secondo la deputata britannica, la Svizzera dovrebbe iniziare a riflettere sull'opzione dell'adesione a pieno titolo all'Ue.

Per Tomasz Nowakowski, sottosegretario del comitato polacco per l'integrazione europea, con la sua decisione la Svizzera evita problemi politici con l'Unione e beneficia del suo allargamento.

Per far fronte alla globalizzazione e alla concorrenza mondiale occorre appartenere ad una vasta zona economica. Stando a Nowakowski la paura di un forte afflusso di lavoratori dall'est non è fondata.

"Sconfitta onorevole"

Gli oppositori dell'estensione, in primo luogo i Democratici svizzeri (DS), partito che ha lanciato il referendum che ha portato al voto, tenteranno di approfittare di quella che hanno definito una "sconfitta onorevole" per far passare alcune loro rivendicazioni, ad esempio il ritiro della domanda di adesione all'Ue.

Secondo i DS, gli importanti capitali (30-40 milioni di franchi) investiti dai partigiani del sì hanno dimostrato che la maggioranza della popolazione può essere acquistata.

L'Azione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) accusa invece i fautori del sì di aver ricorso ad una "propaganda antidemocratica senza precedenti".

Per l'ASNI, come per la maggioranza dell'Unione democratica di centro (UDC), si tratta ora di proseguire unicamente nell'ambito dell'approccio bilaterale.

I dettagli del voto

L'opposizione all'apertura del mercato del lavoro elvetico è stata forte nella Svizzera centrale e soprattutto in Ticino, cantone che è risultato il "campione del no" con una percentuale record di voti negativi pari al 63.9%.

Tra gli oppositori, seguono nell'ordine Svitto (59%), Glarona (57%), Appenzello interno (56%), Uri (56%), Obwaldo (54%) e Nidwaldo (54%).

Paladini del sì sono invece stati Vaud (65%), Neuchâtel (65%), Basilea Città (63%) e Berna (60%).

A ridosso della soglia del 60% di voti favorevoli anche Basilea Campagna (60%), Zurigo (59%), Friburgo (59%), Giura (58%) e Ginevra (58%).

L'elenco dei fautori dell'estensione è completato da Zugo (55%), Soletta (54%), Appenzello esterno (54%), Vallese (53%), Turgovia (52%), San Gallo (52%), Sciaffusa (51%), Lucerna (51%), Grigioni (51%) e Argovia (51%).

Sì massiccio degli svizzeri all'estero

Gli svizzeri all'estero hanno sostenuto con forza l'estensione della libera circolazione delle persone.

Fra i ginevrini che vivono all'estero, il 72% ha votato sì (contro il 58% dei ginevrini residenti). La stessa percentuale è del 75,7% per il canton Vaud (65% fra i residenti), del 75,6% per Lucerna (51% fra i residenti), del 79,6% per Basilea Citta (63,5% fra i residenti).

Rudolf Wyder, direttore dell'Organizzazione degli svizzeri dell'estero (OSE), si è detto sollevato e soddisfatto del risultato. "Un no avrebbe causato seri problemi agli svizzeri residenti all'estero".

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Sì: 1'457'807 voti (56%).
No: 1'147'784 voti (44%).
L'estensione della libera circolazione è stata accolta da 16 cantoni e da 3 semi-cantoni.
L'hanno invece rifiutata 4 cantoni e 3 semi-cantoni.
Tasso di partecipazione al voto: 54%.

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In breve

L'accordo sulla libera circolazione delle persone, già in vigore con i 15 vecchi Paesi dell'UE, verrà esteso ai suoi nuovi dieci Stati membri.

I dieci nuovi Paesi membri dell'UE sono: Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Cipro.

Le misure d'accompagnamento attualmente in vigore saranno rinforzate in modo da evitare che la libera circolazione crei situazioni di abuso e di dumping salariale.

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