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L'incomparabile cornice della Piazza Grande, una delle attrazioni maggiori del festival di Locarno

(Keystone)

Piace al pubblico per l’atmosfera di festa, è meno interessante per il mercato di Cannes, Venezia e Berlino, ma Locarno resta unica con la magia della sua Piazza Grande.

Dal 6 al 16 agosto la 56esima edizione, più abbondante che mai, della rassegna internazionale del cinema.

“Ogni festival ha un mercato. Ma le scoperte che cerca di fare un festival come Locarno non interessano specialmente il mercato cinematografico”. A tranciare questo giudizio così netto è Daniel Hitzig, moderatore di filmclub, un programma di cinema della televisione svizzero-tedesca SF DRS.

“Ad esempio un regista di Taiwan, che vince il Pardo d’oro a Locarno, è già dimenticato il giorno dopo. Naturalmente continua a fare carriera. Ma per il mercato il Festival e il concorso non sono importanti.”

“Contano festival come Cannes, Venezia e Berlino. Il cinema ragiona con criteri commerciali, mentre un festival, (Locarno, nella fattispecie, ndr.) è più interessato al valore artistico dei film”.

Un’impressione solo in parte condivisa da Antonello Catacchio, critico cinematografico del quotidiano italiano Il Manifesto, che conosce molto bene il Festival di Locarno:

“Per un festival come Locarno, che non punta sui grandi registi consolidati, il programma è sempre un po’ un mistero. Io credo che ci siano nascoste diverse sorprese all’interno del programma di quest’anno. E poi ci sono le retrospettive, che ripropongono una serie di classici del cinema, che fa sempre bene rivedere”.

Evidente quest’anno, forse ancor più che nelle passate edizioni, la mancanza di ‘blockbuster’ americani, le grandi produzioni di cassetta. “Non so se questo sia un limite o un pregio”, dice Catacchio. “Ultimamente, mia opinione personale, molti dei film americani proposti erano brutti”.

In avanscoperta non solo gli addetti ai lavori, ma anche il pubblico

Il fatto che Locarno allarghi lo spettro del cinema offrendo molti spunti di altre forme espressive, (quest’anno ad esempio il Jazz) è per il critico uno degli aspetti più interessanti del festival.

“C’è bisogno di caratterizzazione, anche perché ad esempio il festival di Cannes, il più ricco, il più potente del mondo, è stato modestissimo quest’anno."

"Locarno invece fa benissimo ad avere una proposta innovativa e di ricerca, di autori nuovi e di cinematografie poco viste e ad inserire tutto questo all’interno di altre proposte."

"Io sono rimasto sempre molto stupito dal pubblico di Locarno, perché c’è una quantità enorme di appassionati, di giovani soprattutto, che vanno a seguire delle proposte di cinematografie poco praticate, autori poco noti."

Locarno, apre una porta sulla Svizzera e sul mondo

Samir, cineasta e produttore svizzero, presente quest’anno a Locarno con quattro film, mette in evidenza il carattere “vacanziero” del festival ticinese.

Rispetto a rassegne cinematografiche di dimensioni comparabili, come i festival di Rotterdam e di San Sebastian, Locarno ha il vantaggio di essere piazzato nel bel mezzo dell’estate.

“Locarno non è il festival del business“, ci dice il regista svizzero di origine irachena. “Ma la gente viene qui per star bene, e questo aiuta a sua volta il business del cinema.”

A Locarno d’altronde si può incontrare gente del mercato internazionale del cinema, che viene qui in vacanza e non andrebbe invece in altri festival.

Ma quanto conta per un film svizzero essere presente a Locarno? “Non ci sono molti festival in Svizzera che abbiano visibilità all’estero. C’è il festival del documentario di Nyon, ma Soletta, (con le sue giornate cinematografiche) è un evento prettamente nazionale”.

Bignardi nel solco della tradizione, con qualche importante novità

Andare a Locarno, per Samir significa quindi far conoscere il film svizzero all’estero. “Naturalmente Locarno è meno importante per i produttori esteri, che vogliono andare a Cannes, Venezia o Berlino. Locarno è piuttosto in concorrenza con i festival di Rotterdam e di San Sebastian.

In confronto a questi due festival, il regista nato a Bagdad ritiene che a Locarno ci siano meno film ‘occidentali’ innovativi, presenti invece a Rotterdam. Mentre San Sebastian è più ricco di pura fiction.

Locarno continua una tradizione già inaugurata negli anni ’80 che presenta cinematografie “alternative”.

Un cambiamento importante da parte della direttrice artistica, Irene Bignardi, c’è però stato. Prima a Locarno un regista poteva presentare solo l’opera prima, o al massimo seconda. "Jim Jarmusch o Atom Egoyan si sono fatti conoscere così a Locarno”, ricorda Samir.

Ora questa restrizione è stata tolta. Ciò se da un lato dà più libertà di scelta durante la selezione, d’altro canto potrebbe andare a scapito della specificità del festival.

Ma, conclude Samir, dopo solo due edizioni con Irene Bignardi al timone, è ancora presto per dirlo.

swissinfo, Raffaella Rossello e Hansjörg Bolliger

In breve

56esima edizione. 6-16 agosto 2003.

8 sezioni:

Concorso internazionale: 19 lungometraggi di fiction.

Concorso video: produzioni video o digitali.

Piazza Grande: cinema d’intrattenimento.

Cineasti del presente: i film più sperimentali.

Pardi di domani: giovani talenti.

Settimana della critica: 7 documentari scelti dall’Associazione svizzera dei giornalisti cinematografici.

Appellations Suisse: presenta il meglio della produzione cinematografica svizzera agli acquirenti internazionali.

Retrospettiva: Cinema e Jazz.

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