La politica svizzera a livello locale: l’assemblea comunale

«Alzate le mani per il mio comune!»




«La democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo»

Abramo Lincoln, 16° presidente degli Stati Uniti



Da un punto di vista politico, la Svizzera è costruita dal basso verso l’alto, come una piramide. L’assemblea comunale è la base della democrazia elvetica; è il luogo in cui hanno origine le leggi, le regole e i valori che vengono applicati nei villaggi e nei comuni della Confederazione. È qui che molti svizzeri alzano per la prima volta la mano per dire sì o no. Le persone si incontrano per discutere, gettando così le basi dello stare insieme.

«Avere la possibilità di definire e modellare la propria collettività: è un’eccezionale idea repubblicana», dice il politologo svizzero Claude Longchamp. Le persone hanno la possibilità di mettere in pratica questa idea durante l’assemblea comunale. L’assemblea è sovrana, decide in maniera autonoma e nello stesso tempo emana le leggi.

La redazione di swissinfo.ch ha visitato cinque villaggi e ha parlato con chi partecipa alle assemblee comunali. Nella serie di articoli vengono anche presentate alcune questioni e sfide che i cittadini sono chiamati ad affrontare.

Lo spirito dei tempi come boia

L’assemblea comunale è una particolarità della democrazia diretta elvetica. In nessun altro Paese europeo i comuni godono di così tanta autonomia come quelli in Svizzera.

Magnifico? Non proprio. Sebbene sia considerata ancora molto importante dalla collettività, l’assemblea comunale sta vivendo un momento di grave difficoltà. Una difficoltà che continua ad accentuarsi: da trent’anni i cittadini le girano le spalle. E non si intravede un cambiamento di tendenza. Inoltre, negli ultimi tre decenni sono scomparsi quasi 800 comuni per via delle fusioni.

Ci sono poi assemblee a cui partecipano meno dell’uno per cento degli aventi diritto di voto. Nei nostri reportage incontriamo anche gli assenteisti, ovvero il gruppo di popolazione più numeroso nei vari villaggi e comuni.

Renat Kuenzi


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Gipf-Oberfrick

Sangeetha riceverà il passaporto svizzero?




«I miei colleghi di lavoro mi tengono i pugni e mi hanno incoraggiata dicendomi che non mi dovevo preoccupare»

Sangeetha Baskaran, poco prima della decisione dell'assemblea comunale

La giovane e graziosa donna non passa inosservata nel villaggio rurale del canton Argovia: pelle scura, occhi neri e denti bianchi splendenti. Sangeetha Baskaran è nata in Sri Lanka. All’età di quattro anni è fuggita con i genitori dalla guerra civile. Due anni più tardi la famiglia ha ottenuto asilo in Svizzera ed è finita in un paesello di provincia, in uno dei cantoni più conservatori della Svizzera: Argovia.

Nel frattempo si è sposata, ha avuto due figli e ha ottenuto un impiego come consulente della clientela per la banca Raiffeisen. La 33enne parla perfettamente svizzero tedesco, non ha quasi più alcun legame con lo Sri Lanka e sta progettando il suo futuro familiare in Svizzera. In questo momento sta costruendo una casa assieme al marito.

Per questo motivo vuole naturalizzarsi.

Ma non è così semplice. Suo marito non può ancora inoltrare la richiesta al comune, visto che vi risiede da troppo poco tempo. Anche Baskaran è riuscita solo di recente a soddisfare i requisiti necessari poiché durante i tre anni di formazione professionale ha lasciato il villaggio.

Dopo aver compilato innumerevoli moduli, inoltrato documenti, richiamato alla mente i nomi dei suoi ex insegnanti di scuola e aver superato l’esame scritto, finalmente è giunto per lei il grande giorno. Il comune di Gipf-Oberfrick ha dato luce verde alla naturalizzazione di Baskaran e dei suoi due figli. La decisione finale spetta però all’assemblea comunale.

Grida di disapprovazione

Alcune ore prima del voto, Baskaran è palesemente nervosa. «I miei colleghi di lavoro mi tengono i pugni e mi hanno incoraggiata dicendomi che non mi dovevo preoccupare», dice la giovane donna.

È più facile a dirsi che a farsi. Il comune di Gipf-Oberfrick vanta un precedente che ha suscitato un certo scalpore a livello nazionale. Gli aventi diritto di voto del paese di campagna hanno negato il passaporto svizzero a Nancy Holten, una cittadina olandese ben integrata. Durante l’assemblea si sono sentite anche delle grida di disapprovazione e dei fischi. L’animalista difendeva idee troppo estreme per il comune: è stata umiliata e insultata.

Una vicenda che fa paura a Baskaran? No, risponde, poiché la sua storia personale è diversa da quella dell’attivista Nancy Holten. «Holten è un’eccezione», dice. «Gipf-Oberfrick non è un comune severo. La percentuale di naturalizzazioni è elevata». Tuttavia all’assemblea si reca da sola, senza figli.

Asso nella manica

Il fatto che siano gli aventi diritto di voto a decidere sulla sua richiesta di naturalizzazione e non le autorità comunali potrebbe essere un vantaggio, sostiene Baskaran. «In paese mi conoscono, poiché lavoro qui, il mio viso è stampato sui manifesti della banca Raiffeisen, i miei figli frequentano l’asilo nido e la scuola locali».

E poi, lei, ha un asso nella manica: «Mia madre aiuta gli scolari ad attraversare la strada. Qui tutti la conoscono».

La tensione sale

Nella palestra si sono riuniti 273 cittadini. Sangeetha Baskaran stringe la mano a molte persone, in tanti le fanno gli auguri e lei saluta da lontano. Conosce un sacco di gente. «Tu sai come funzionano le cose a Gipf-Oberfrick», le dice un cittadino, ammiccando e alludendo all’episodio di Nancy Holten. Baskaran sorride, ma le si legge la tensione in faccia.

Oltre a Baskaran, anche una coppia austro-francese e un’adolescente turca hanno inoltrato una richiesta di naturalizzazione. I quattro vengono fatti sedere su una panchina, in fondo alla palestra. «Siamo sulla panchina dei colpevoli», dice a mo’ di battuta la cittadina austriaca, consapevole però che sono lì per facilitare il compito agli scrutatori. Infatti, loro quattro non possono ancora votare.

L’austriaca si rivolge a Baskaran e le chiede sussurrando: «Lei non è per caso la figlia di…?». Sul viso di Baskaran si disegna un ampio sorriso. E proprio così come aveva previsto: la si conosce anche grazie a sua madre.

La biografia sullo schermo

La sindaca presenta brevemente le quattro persone che hanno fatto richiesta di ottenere il passaporto svizzero. Sullo schermo vengono elencate alcune informazioni: dove sono nate e cresciute, la formazione professionale, gli hobby, le associazioni di cui fanno parte. A Sangeetha Baskaran piace cucinare. «Anche specialità svizzere», sottolinea la sindaca. «E sua madre è molto conosciuta in paese…», battuta che suscita una certa ilarità e un acceso mormorio in palestra.

In seguito, la sindaca dà la parola all’assemblea. «Ci sono domande o osservazioni?». Un cittadino si informa sulle disposizioni giuridiche. È possibile naturalizzare un’adolescente non ancora maggiorenne e non accompagnato dai genitori? «Sì, le norme lo prevedono», risponde la sindaca.

Accolta con entusiasmo

I quattro richiedenti devono lasciare la palestra. Ora segue la votazione. I cittadini alzino la mano, se intendono accettare la richiesta di naturalizzazione. Le mani per Baskaran sono talmente tante che gli scrutatori rinunciano a contarle. Anche le altre tre domande vengono accolte.

Quando rientrano in palestra, i nuovi cittadini vengono accolti da applausi e grida. Sangeetha Baskaran è sorpresa dallo scrosciare di mani, ma poi sorride felice. «Grazie di cuore», dice al microfono. «Sono contenta di fare ufficialmente parte di questo comune». La sindaca aggiunge: «Anche a Gipf-Oberfrick è possibile naturalizzarsi con facilità». E la palestra si riempie di nuovo di un fragoroso applauso.

Sibilla Bondolfi (Testo) e Thomas Kern (Immagini)

Kammersrohr

La democrazia in salotto




«A che ci serve un cittadino ricco? Tutti devono muoversi nella stessa direzione»

Ueli Emch, sindaco



Gli abitanti raggiungono la casa comunale.

Dove l’Altopiano incontra le prime colline del Giura si trova Kammersrohr, un paio di fattorie e alcune case unifamiliari. Con soli 29 abitanti e una superficie che sfiora il chilometro quadrato è uno dei comuni più piccoli della Svizzera.

Kammersrohr balza all’occhio anche per un’altra particolarità. L’assemblea comunale non si svolge né nella palestra, né nella sala multiuso, né nel ristorante del villaggio, come di solito succede nel resto del Paese. I cittadini si incontrano nel salotto di Dimitri Plüss e Marcelle Schläfli.

L’obbligo di accoglierli in salotto

I due giovani della regione sono in affitto nella casa comunale. La piccola casa unifamiliare immersa nel verde si trova sul declivio meridionale del Giura. Dal salotto si ha una splendida vista sulle vette innevate delle Alpi, catena montuosa con cui confina a sud l’Altipiano.

Ma in questo momento Dimitri Plüss e Marcelle Schläfli non hanno tempo per godersi la vista. Nel loro contratto d’affitto c’è un passaggio che li obbliga ad accogliere due volte all’anno l’assemblea comunale nel loro salotto. Un accordo davvero singolare anche per la piccola Svizzera.

Divano di pelle e alcune sedie

Questa sera è una di queste occasioni: dieci abitanti del villaggio si stringono la mano e si danno del tu. Mancano ancora alcuni minuti all’inizio dell’assemblea; tempo per scambiare quattro chiacchiere davanti alla casa.

Poco prima delle otto, il sindaco Ueli Emch invita tutti ad entrare. Dimitri e Marcelle si siedono sul loro divano di pelle nera, gli altri prendono posto su sedie e sgabelli.

A capotavola ci sono il sindaco, contadino di mestiere, e Alissa Vessaz. La giovane segretaria comunale munita di computer portatile, impiegata a titolo accessorio come il sindaco, tiene il verbale dell’assemblea.

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I cittadini fanno due chiacchiere prima dell’inizio dell’assemblea comunale. La padrona di casa la prende con filosofia.


Il mondo si fa più complesso, anche qui

Ueli Emch saluta i presenti. Nel salotto ci sono dieci abitanti del villaggio, ossia il 38,5 per cento degli aventi diritto di voto, una quota che supera di gran lunga la media a livello nazionale di partecipazione alle assemblee comunali. Emch propone come scrutatore uno dei presenti, che si è seduto in seconda fila. La sua nomina viene approvata all’unanimità. Anche il verbale dell’ultimo incontro viene approvato senza voti contrari.

A questo punto si può passare al piatto principale della serata: il conto annuale. Nonostante sia un comune minuscolo, le operazioni e le voci a bilancio di Kammersrohr riempiono 51 pagine; una montagna di numeri che tracciano un parziale ritratto di questo piccolo villaggio rurale.

Pressoché senza infrastruttura

Oltre alla casa, la piccola comunità affida anche il servizio di posate d’argento ai due giovani inquilini Dimitri Plüss e Marcelle Schläfli. L’abitazione unifamiliare con il terreno circostante è la voce di maggior peso dei conti comunali. Valore ufficiale: 371’000 franchi.

Le colonne di numeri e le somme ci fanno capire, nonostante le tante pagine, che Kammersohr è un piccolo mondo facile da gestire. Una strada, una casa comunale, in cui ci troviamo in questo momento, le condutture per l’acqua potabile e quelle per le acque reflue, un bosco. È tutto! Nessuna infrastruttura, né una scuola, né un campo di calcio, né un’associazione. Nemmeno un poligono di tiro, come invece succede in tanti comuni di campagna.

«Non volevo assumere la carica. Ma non c’era nessuno che era disposto a farlo»

Lorenz Nussbaumer, municipale


Buona posizione, buone entrate

È la posizione idilliaca a tenere a galla la collettività. «Viviamo grazie ai contribuenti abbienti», dice più tardi Ueli Emch durante l’aperitivo all’aperto. «Ma a che ci serve un cittadino ricco, se non partecipa? Tutti devono muoversi nella stessa direzione».

Sono quindi i contribuenti generosi a far sì che su Kammersrohr splenda sempre il sole. E questo è uno dei motivi per cui Ueli Emch svolge volentieri la funzione di sindaco.

Infatti sa molto bene che altri comuni non possono vantare una situazione finanziaria così rosea. I buoni contribuenti, tra cui un ex imprenditore e un presidente di un consiglio di amministrazione, gli facilitano il compito: nel salotto si alzano dieci mani quando Ueli Emch chiede l’approvazione dei conti comunali.

Dopo aver ringraziato la tesoriera e la segretaria comunale, Emch chiude l’assemblea comunale. È durata soltanto 28 minuti.

Renat Kuenzi (Testo) e Enrique Muñoz García (Immagini)

Il comune in cifre

Kammersrohr: con 0,94 km2 è il comune più piccolo del canton Soletta.

Abitanti: 29, di cui 26 con diritto di voto. Al momento nessun bambino è in età scolastica.

Consiglio comunale (esecutivo): tre membri.

Politico di milizia: attività accessoria.

Comune più piccolo in Svizzera è Kaiserstuhl, nel canton Argovia. Ha una superficie di soli 0,32 km2, pari a 40 campi di calcio.

Comune più grande è Scuol. Ha una superficie di 439 km2 e supera quella della metropoli francese di Parigi.

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Bassersdorf

Una serenata


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«Per l’approvazione dei conti annuali, i cittadini non hanno molto da dire»

Elvira Venosta, amministrazione comunale di Bassersdorf





D’estate, un po’ ovunque in Svizzera risuonano le note dei festival all’aperto. Sono delle vere e proprie attrazioni. A Bassersdorf, un comune nei pressi dell’aeroporto di Zurigo, le autorità hanno tentato di trasformare l’assemblea comunale in un evento per invogliare più gente a parteciparvi.

Non molto lontano da qui atterrano e decollano gli aerei di linea. Bassersdorf, nel canton Zurigo, con i suoi 11’500 abitanti viene considerata una città. Nonostante il crescente numero di cittadini, Bassersdorf ha mantenuto le caratteristiche del villaggio. Ed è sulla piazza del paese che d’estate si svolge l’assemblea comunale. All’aperto.

Conferendo una connotazione più festaiola all’appuntamento, le autorità perseguono vari obiettivi: da una parte vogliono vivacizzare la piazza del paese, ristrutturata nel 2016, dall’altra attirare l’attenzione degli abitanti sulla politica locale e invogliarli così a partecipare in maniera più attiva alla vita della comunità.

«I frequentatori abituali»

Tuttavia, non è amore a prima vista tra la politica in salsa estiva e i cittadini di Bassersdorf. In questa serata di giugno sono soltanto 85 aventi diritto di voto a rispondere all’invito del consiglio comunale. Sono i «frequentatori abituali», dice Elvira Venosta della cancelleria comunale di Bassersdorf. Sono solo l’1,2% degli oltre 7’000 aventi diritto di voto. L’anno prima, alla prima edizione dell’assemblea comunale all’aperto, erano pur sempre 150.

Il misero concorso di abitanti è una delusione anche per Venosta, che comunque capisce le ragioni degli assenteisti. Infatti, il tema all’ordine del giorno dell’assemblea comunale estiva è l’approvazione del conto annuale «su cui i cittadini non hanno molto da dire».

Dopo poco più di 45 minuti, il consuntivo è accettato dai presenti. Ed ora si inizia a respirare aria di festa. Si stappano bottiglie che vengono messe al fresco nel ghiaccio. L’aperitivo è offerto e sulla piazza comunale l’atmosfera si fa più conviviale.


Renat Kuenzi (Testo) e Thomas Kern (Immagini)

Eggiwil

«È per questo che non ci andiamo»




«Non guido più e dalla mia fattoria discosta, a piedi, mi ci vorrebbe un’ora per raggiungere la scuola»

Una residente


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Si fa in fretta a contare i voti a Eggiwil.


Ripide colline con un albero sulla sommità, fattorie solitarie con i gerani alle finestre, tra un casale e l’altro ampi prati, due ponti sul fiume: questo è Eggiwil nell’Emmental bernese, un insediamento sparso di 2’500 abitanti.

Oggi si tiene l’assemblea comunale, ma la potremmo anche definire «un’assemblea fantasma». L’unico punto all’ordine del giorno è il consuntivo. L’esperienza insegna che a questi incontri partecipano solo dall’uno al due per cento degli aventi diritto di voto.

La maggioranza silenziosa approva

«L’approvazione del consuntivo non suscita di solito un grande interesse», spiega il sindaco Niklaus Rüegsegger. «Se non ci sono grandi cambiamenti rispetto al preventivo, le persone non sono motivate a votare sui conti».

«Il fatto che solo pochi cittadini partecipino all’assemblea - continua Rüegsegger - può essere inteso anche come un segnale di fiducia nei confronti del consiglio comunale».

In passato, il consiglio comunale ha già discusso se non rinunciare all’organizzazione dell’assemblea di maggio. Tuttavia ci sono cittadine e cittadini che da anni non mancano mai all’appuntamento e inoltre, al termine della parte ufficiale, nascono sempre delle belle discussioni. E se un punto all’ordine del giorno suscita interesse, il concorso di cittadini è maggiore. Ad alcune assemblee comunali si sono registrate quote di partecipazione del 16 per cento. In media, queste si attestano però sul 4 per cento.

Tutti le vogliono – ma nessuno ci va

Prima dell’assemblea, swissinfo.ch ha incontrato alcuni abitanti del villaggio dell’Emmental bernese. La maggior parte degli astensionisti si sente un po’ in colpa e sostiene che sarebbe importante seguire i lavori assembleari. Per molti non è giusto che sia solo una minoranza a decidere. E nessuno, ma proprio nessuno vuole abolire l’assemblea comunale. Ma allora perché i cittadini non vi partecipano?

Sibilla Bondolfi (Testo) e Thomas Kern (Immagini)




Martin Brechbühl,
proprietario di un’impresa edile

«Non posso partecipare all’assemblea comunale a causa di un altro impegno. Di solito ci vado, soprattutto quando ci sono le elezioni. Il consuntivo invece non lo trovo un tema particolarmente interessante. Ho fiducia nelle autorità.

In ogni caso prendo parte alle assemblee comunali se c’è un argomento speciale all’ordine del giorno. Per esempio, venti anni fa si doveva decidere se il ponte che porta al paese dovesse essere di legno o calcestruzzo. Era un tema importante per me quale proprietario di un’impresa edile. Per anni ho percorso quel ponte pericoloso e a una sola corsia. Ora, di fianco è stato costruito un ponte di calcestruzzo».




Werner Jutzi,
proprietario di una falegnameria

«Come ex consigliere comunale conosco molto bene il problema della scarsa partecipazione dei cittadini alle assemblee comunali. Per me a volte era frustrante constatare che in sala c’erano più consiglieri che aventi diritto di voto. Per questo motivo anche oggi partecipo all’assemblea comunale nonostante il consuntivo sia un tema piuttosto noioso».​​​​​​​




Sonja Vogel,
casalinga e mamma

«Mi fido delle autorità e preferisco rimanere in disparte. Questa sera ho una prova di musica e per questo motivo non posso partecipare all’assemblea comunale. È così quasi ogni volta visto che l’assemblea si svolge sempre di venerdì. Finora vi ho preso parte in un’unica occasione. Ci andrei se ci fosse un argomento importante all’ordine del giorno, come i bambini, la scuola o qualcosa del genere. Se venisse organizzata un’assemblea comunale elettronica, allora la seguirei».​​​​​​​




Gottfried Hirsbrunner,

pensionato

«Abito con mia moglie in una casa di riposo. Oggi non mi recherò all’assemblea comunale. A novant’anni non me la sento più. Quando ero più giovane ci andavo sempre volentieri. Prima volevo cambiare il mondo. Oggi ho capito che non è possibile.

Una volta le persone si interessavano di più alle questioni comunali. La colpa è forse del libretto delle spiegazioni di voto della segreteria comunale: le persone sono talmente ben informate che non hanno più bisogno di partecipare all’assemblea».




Hans Kern,
direttore di un bed and breakfast

«Oggi non posso partecipare all’assemblea comunale poiché sono stato invitato a un matrimonio. Quando i temi sono più interessanti del consuntivo, allora cerco di prendervi parte. Le elezioni sono appassionanti. Visto però che sempre meno persone sono disposte ad assumersi una carica comunale, nella maggior parte delle occasioni sono elezioni tacite.

Mi ricordo ancora di un’assemblea molto vivace, nel corso della quale si discusse della casa di riposo. L’istituto registrava un elevato avvicendamento di personale e vi si respirava una brutta atmosfera. Mia madre risiedeva nella casa di riposo e per questo motivo ero a conoscenza della situazione. Durante l’assemblea ho preso la parola e ho esposto i fatti, forse anche un po’ troppo a lungo. Tuttavia il sindaco non mi ha interrotto.

Alla fine, gli astanti mi hanno applaudito a lungo. Poco dopo la direttrice è stata licenziata. Questo è un aspetto positivo dell’assemblea comunale: è una democrazia molto diretta».​​​​​​​




Famiglia Zürcher

«Davvero, oggi si tiene l’assemblea comunale? Ce n’eravamo dimenticati. Andiamo a votare, ma non partecipiamo all’assemblea comunale. È troppo impegnativo. Solo in occasioni particolari abbiamo intrapreso il viaggio a piedi o in bici verso il fondovalle, per esempio, quando il nonno ha ricevuto un diploma per il tiro di campagna, il marito un’onorificenza come lottatore o i figli, raggiunta la maggiore età, il diritto di voto e di elezione».​​​​​​​




Kurt Meier
gerente del ristorante “Bären”

«È tradizione che i partecipanti all’assemblea concludano la serata al “Bären”. Così ho la possibilità di informarmi sugli argomenti principali e posso partecipare alla discussione, anche se prendo parte solo una volta su tre all’assemblea comunale.

Ci sono andato la prima volta quando frequentavo la nona classe. Si doveva decidere sull’acquisto di un ristorante. È stata una discussione davvero appassionante, quasi quanto un film poliziesco. Oggi ho intenzione di partecipare all’assemblea comunale, sempre che non me ne dimentichi».​​​​​​​



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Bernhard Wüthrich,
macellaio

«Oggi voglio partecipare all’assemblea del club di disco su ghiaccio locale. Non ho mai preso parte a un’assemblea comunale; non mi interessa. Ci andrei se si dovesse discutere sull’assegnazione di un fondo alla zona edificabile. La maggior parte dei miei amici non ci va. Sarebbe però un peccato abolire le assemblee comunali».​​​​​​​



Troistorrents

Neve, benedizione e maledizione della democrazia



«Le tre località Troistorrents, Val d’Illiez e Champéry hanno perso un decennio nella difesa dei loro interessi invece di pensare al loro futuro» 

Luc Fellay, sindaco di Champéry 

La storia di Troistorrents è simile a quella di tanti altri piccoli comuni di montagna: in una sola generazione ha abbracciato la modernità. Dagli anni Cinquanta, il turismo ha cambiato tutto: le creste si sono coperte di piloni per le seggiovie e sull’altipiano di Morgins gli chalet di vacanza sono spuntati come funghi porcini dopo una notte di pioggia.

Non è però il caso a decidere lo sviluppo della località di montagna: gli «chorgues», come vengono chiamati i 4’500 abitanti del posto, discutono di tutto durante le assemblee comunali.

La decisione spetta ai cittadini

Un piede in fondo alla valle, l’altro sulle vette. Il villaggio di Troistorrents si trova all’inizio della val d’Illiez, una valle alpina confinante con la Francia e a pochi chilometri dall’ampia agglomerazione di Monthey-Collombey. È la seconda città più grande in Vallese e si trova ai suoi piedi; con le sue officine, i suoi laboratori, le abitazioni a pigione moderata e gli innumerevoli centri commerciali.

Superato il bosco e dopo aver osservato ammirati il massiccio del Dents du Midi, si raggiunge Morgins, la stazione sciistica per famiglie. La stretta collaborazione con il comune francese di Châtel ha dato origine al comprensorio sciistico di Portes du Soleil, che con gli oltre 600 chilometri di piste è uno dei più grandi al mondo.


Tutti si conoscono

In Vallese ci sono 126 comuni. Solo undici eleggono un parlamento comunale, l’organo legislativo. Negli altri le proposte dell’esecutivo vengono discusse dagli abitanti durante le assemblee comunali. Ogni cittadino vi può partecipare, tutti si conoscono e se necessario non si lesinano le critiche al consiglio comunale.

Dopo l’assemblea comunale si tiene di solito l’assembla patriziale, retaggio dell’ancien régime; è un incontro riservato a un gruppo di famiglie originarie del posto. A Troistorrents, come in altri numerosi comuni, la borghesia è formata da proprietari fondiari e di terreni, che hanno voce in capitolo sui boschi del comune. Oggi il legname viene utilizzato per far funzionare un impianto di teleriscaldamento a cui è collegata una parte del villaggio di Morgins.

D’inverno c’è un sacco di gente a Morgins, d’estate decisamente meno: sportello degli impianti di risalita.

Salvataggio in extremis

Nel 2017 è stato il destino di Morgins ad occupare in maniera particolare gli «chorgues». Dopo quattro inverni avari di neve, la società degli impianti di risalita ha registrato all’inizio dell’anno una perdita di 4-5 milioni di franchi. Inoltre la società, di cui è azionista anche il comune, era obbligata a rinnovare la vecchia seggiovia di Foilleuse - la colonna vertebrale del comprensorio sciistico - per ottenere l’autorizzazione di esercizio per la stagione invernale 2017-2018.

Il comune da solo non sarebbe riuscito a saldare il debito. Per questo motivo ha deciso di chiedere aiuto anche ai residenti delle case secondarie; sono clienti fedeli e perciò considerati un po’ parte della famiglia. Così, dopo varie assemblee comunali si è riusciti a raccogliere oltre un milione di franchi.

Anche se sono state riscosse solo la metà delle promesse di aiuto economico, alla fine il comune ha salvato la stagione e ha potuto rimettere in funzione gli impianti di risalita. In realtà, ad aver tratto d’impiccio Morgins sono state le stazioni sciistiche vicine di Portes du Soleil, una mossa che ha favorito il processo di fusione.

Troistorrents: un piede in fondo alla valle, l’altro sulle vette.

Aumento delle tasse di soggiorno

La musica è uguale lungo tutto l’arco alpino: l’unione fa la forza. In valle, i tre villaggi di Troistorrents, Val d’Illiez e Champéry hanno «perso un decennio nella difesa dei loro interessi invece di pensare al loro futuro», dice senza giri di parole il sindaco di Champéry, Luc Fellay.

Per riguadagnare il tempo perduto, i tre comuni hanno creato un solo ufficio turistico «visto che prima ognuno funzionava autonomamente, ma proponeva le stesse cose», indica ancora Luc Fellay.

In autunno, i tre comuni hanno accettato di equiparare e aumentare le tasse di soggiorno, pagate dai turisti e dai residenti delle case secondarie. Queste imposte vengono impiegate per finanziare la gestione e il mantenimento delle infrastrutture delle tre località, come il centro sportivo, la piscina o il campo di tennis di Morgins.

Anche in questo caso, i clienti sono stati invitati a partecipare a un’assemblea straordinaria durante la quale è stato loro spiegato il motivo dell’aumento della tassa. Per Fabrice Donnet-Monay, sindaco di Troistorrents, il «messaggio è passato». Anche i partecipanti all’assemblea comunale hanno accettato il cambiamento. Una decisione che non sorprende visto che non sono loro a dover allentare i cordoni della borsa a causa dell’aumento delle tasse di soggiorno.

Edificio fatiscente nel cuore del villaggio: pompa di benzina fuori uso a Troistorrents.

​​​​​​​Negozio di paese a rischio

Non ci sono quindi screzi tra gli «chorgues» e le loro autorità? Di sicuro nella valle alpina si dà grande importanza al dialogo. E se il tempo stringe e non si può aspettare una delle due assemblee comunali annuali, allora c’è la possibilità di lanciare una petizione. All’inizio di ottobre dell’anno scorso, gli increduli abitanti di Morgins sono stati informati che l’unico negozio del villaggio avrebbe chiuso nell’arco di alcuni mesi. Ma la chiusura non era dettata da un calo della clientela. Il motivo era un altro. La banca aveva bisogno di spazio per ampliare la sua attività. La petizione è stata firmata in pochissimo tempo da oltre 1’000 abitanti.

«È una questione tra due ditte private», indica Fabrice Donnet-Monay, che ricorda che anni fa c’erano quattro negozi in paese. Ma era prima che sorgessero i centri commerciali in pianura, a circa sette minuti di macchina da Morgins. Il comune cerca delle soluzioni e anche la banca intende contribuire a risolvere la questione. Al momento però si è ancora lontani da una possibile intesa.

Di certo, il nuovo negozio non verrà realizzato sul terreno del vecchio garage Bourgeoisie, attualmente fatiscente e che gli abitanti definisco la «vergogna» del villaggio. In giugno, l’assemblea comunale è stata informata che la cordata di investitori aveva abbandonato il progetto di edificare una palazzina, un’idea giudicata troppo cara e non redditizia. Al momento nessuno sa come andrà a finire. Ciò che è certo è che il destino dell’edificio fatiscente nel centro del villaggio verrà deciso dagli abitanti durante una prossima assemblea comunale.

Marc-André Miserez (Testo) e Thomas Kern (Immagini)

Crisi prolungata

L’assemblea comunale davanti a un futuro incerto




«Lo scarso interesse ad assumere compiti di pubblica utilità a titolo volontario mette a repentaglio il buon funzionamento dei comuni»

Claude Longchamp

«L’idea dell’autodeterminazione democratica a livello locale si scontra sempre più spesso con la realtà dei nostri giorni», dice il politologo Claude Longchamp.

Ci sono svariati motivi all’origine delle crescenti fratture nelle fondamenta democratiche della Svizzera, tra cui ricordiamo:

Anonimato: i comuni si stanno trasformando in una specie di «località dormitorio». Le persone non si identificano più nel luogo in cui vivono.

Individualizzazione: è un fenomeno che favorisce il crescente disinteresse ad assumere compiti di pubblica utilità a titolo volontario e che mette a repentaglio il buon funzionamento dei comuni.

Carenza di personale: a livello nazionale, i comuni cercano dai 3’000 ai 4’000 volontari per occupare le cariche pubbliche vacanti. Molti comuni sono in grave difficoltà.

Perdita di competenze: le mansioni a livello comunale sono molto complesse. L’assistenza sociale, per esempio, era un compito svolto tradizionalmente dai comuni. Oggi viene assunto da professionisti, dalle autorità di protezione dei minori e degli adulti APMA.

Calo della democrazia: affidare il compito di gestire la cosa pubblica a tecnocrati è sicuramente una soluzione efficiente. Tuttavia ciò comporta una perdita da parte dei cittadini del potere decisionale sui processi democratici. È un fenomeno che allontana ancora di più la gente dalle istituzioni e mette in pericolo il principio della politica di milizia.

Difficoltà finanziarie: è un problema con cui sono confrontati sempre più comuni, soprattutto quelli che contano meno di 500 abitanti.

Dubbi legittimi: assumere una carica pubblica significa rinunciare a una parte del proprio tempo libero, ricevere una retribuzione irrisoria, venire criticati dai cittadini ed essere messi in cattiva luce dai media. Sono una serie di aspetti negativi che dissuadono soprattutto le donne dall’assumere una funzione pubblica. «Vorrebbero fare qualcosa per la comunità, ma non vogliono prendersi delle responsabilità e nemmeno essere criticate», sostiene Claude Longchamp.

Assemblee comunali: è un modello imperfetto. Gli uomini, le persone anziane, le aziende e i pompieri sono sovra rappresentati, mentre le donne, i nuovi residenti e i giovani sono sottorappresentati.

Soluzioni: la creazione di un parlamento comunale e/o la fusione con altri comuni. Nei Paesi scandinavi, i comuni si uniscono e affidano l’amministrazione a ditte esterne.

Indebolimento della democrazia: la Svizzera viene gestita dal basso verso l’altro. È un principio che si fonda su un sistema corporativo-cooperativo. Indebolire la democrazia locale significa minare le fondamenta della Svizzera.

Futuro: «I comuni che funzionano in maniera esemplare sono molto importanti», dice Claude Longchamp.

Renat Kuenzi

La moria dei comuni

Nel 1848, nell’anno della sua fondazione, la Confederazione contava 3’205 comuni. Fino al 1990 questa cifra è rimasta pressoché uguale.

Negli ultimi trent’anni sono scomparsi quasi 800 comuni, ossia circa uno su quattro. All’inizio del 2018 ne sono rimasti soltanto 2'222.

Colpevoli di questo calo sono le fusioni comunali, che vengono promosse per ridurre le spese e per ovviare alla cronica difficoltà di trovare persone disposte ad assumersi una carica pubblica.

Stando a recenti studi, le fusioni comunali hanno comunque un prezzo. È un fenomeno che allontana ancora di più il cittadino dalla politica, un’evoluzione iniziata tre decenni fa.

La regola: maggiore è la grandezza del comune, minore è l’interesse ad assumersi compiti di utilità pubblica.

Un comune su cinque in Svizzera ha soppiantato le assemblee comunali con un parlamento comunale di semi professionisti. È una tendenza che si registra soprattutto negli agglomerati più grandi, sia nella Svizzera tedesca, sia in quella francese e italiana.

I parlamenti comunali non sono la panacea di tutti i mali e così alcuni comuni hanno deciso di reintrodurre le assemblee.

Renat Kuenzi

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Testi

Renat Kuenzi, Sibilla Bondolfi e Marc-André Miserez

Immagini

Thomas Kern, Enrique Muñoz García e Keystone

Produzione

Renat Kuenzi e Felipe Schärer Diem

Traduzione

Luca Beti