Mandato prolungato per Swisscoy

La missione dei soldati svizzeri in Kosovo prevede anche la costruzione di ponti Keystone

I militari svizzeri di Swisscoy continueranno la loro opera logistica in Kosovo fino alla fine del 2003. Lo ha deciso il Consiglio nazionale con 116 voti contro 31.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 dicembre 2001 - 18:19

La Forza multinazionale di mantenimento della pace nel Kosovo (KFOR), alla quale Swisscoy fornisce un sostegno logistico dalla metà del 1999, è un elemento essenziale per la stabilità nella regione, ha sottolineato Madeleine Bernasconi (PLR/GE) a nome della commissione. Una presenza militare è necessaria prima che il testimone sia ceduto alla società civile.

Dall'ottobre 2002, i 160 militi svizzeri volontari potranno portare un'arma personale (fucile d'assalto, pistola, spray al pepe). Una sezione di circa 50 soldati, con cinque blindati, darà poi man forte al dispositivo svizzero. Costo totale dell'operazione: 70 milioni di franchi.

La Swisscoy, che dipende attualmente dalla protezione dei partner austriaci e tedeschi, sarà la prima formazione militare svizzera all'estero a beneficiare di un equipaggiamento del genere. Questo provvedimento risponde alla volontà del popolo, espressa il 10 giugno scorso attraverso la revisione della legge sull'esercito, hanno sottolineato la maggioranza degli oratori.

Occorre porre fine a questo «esercizio alibi contrario alla neutralità», ha tuonato Hans Fehr (UDC/ZH). L'esercito di milizia deve occuparsi della difesa del territorio e non fare la «marionetta della NATO», ha aggiunto. L'impegno militare svizzero nel Kosovo è l'opera dei «burocrati dei conflitti», ha dal canto suo esclamato Ulrich Schlüer (UDC/ZH).

La proposta di Joseph Kunz (UDC/LU) di prolungare il mandato di Swisscoy solo fino alla fine del 2002, è stata respinta con 110 voti contro 36. Occorre disporre di un certo tempo per reclutare e formare i soldati volontari, prima di spedirli in Kosovo, ha osservato il capo del Dipartimento federale della difesa (DDPS) Samuel Schmid.

Il Consiglio degli Stati si occuperà del tema la settimana prossima.

swissinfo e agenzie

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