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Mare rossocrociato

Calanda, la prima nave a battere bandiera svizzera nel 1941 (foto: swiss-ships.ch)

La Svizzera è un paese senza coste, ma da 60 anni ha una sua flotta commerciale d'alto mare. Una ventina di navi solcano gli oceani battendo bandiera svizzera.

"Calanda", così si chiamava la prima nave a poter issare il vessillo svizzero, il 9 aprile 1941. Come la montagna che sovrasta Coira, capoluogo del canton Grigioni. Anche in mezzo all'oceano, gli svizzeri sembrano non scordare le Alpi. Eppure possono contare sulla più grande flotta commerciale fra i paesi senza accesso al mare.

Una flotta che conta una ventina di navi, di proprietà di cinque armatori con sede in Svizzera, con una capacità complessiva di trasporto di 800'000 tonnellate, lo 0,1% del tonnellaggio totale che solca i mari. La Svizzera si trova così al 60esimo posto fra le flotte commerciali mondiali. Gli armatori svizzeri gestiscono inoltre circa 230 navi che battono bandiere di altri paesi.

Credito di garanzia della Confederazione

La Confederazione, in considerazione dell'importanza della flotta per l'approvvigionamento del paese, la sostiene con un credito di garanzia fin dal 1959. Il Consiglio nazionale ha approvato mercoledì, come seconda camera, il rinnovo del credito di 600 milioni di franchi per i prossimi 10 anni, con 101 voti contro 6. Il Consiglio degli stati l'aveva già approvato durante la scorsa sessione.

Durante il dibattito nella camera bassa del parlamento, il ministro dell'economia Pascal Couchepin, ha sottolienato come una flotta marittima garantisca l'indipendenza in periodi di crisi. Ha inoltre fatto notare che dal 1959 la Confederazione non ha mai perso soldi a causa del credito di garanzia, che tuttavia rimane necessario per garantire la concorrenzialità della flotta.

Una necessità per l'approvvigionamento

L'idea di una flotta commerciale svizzera risale alla prima metà XIX secolo. Sia la nascente industria svizzera, sia le agenzie per l'emigrazione erano favorevoli alla creazione di una flotta rossocrociata. Il problema si poneva però in termini di diritto internazionale. Le nazioni marittime obiettavano che la Svizzera non sarebbe stata in grado di proteggere e di sorvegliare le proprie navi.

La necessità di ricorrere a navi di altri paesi si dimostrò un problema per la Svizzera durante la Prima guerra mondiale. Verso la fine del conflitto, le capacità di carico a disposizione della Svizzera erano ridotte ad un decimo di quanto necessario per l'approvvigionamento del paese.

Nel 1921, la conferenza di Barcellona della Società delle nazioni dedicata ai trasporti permise ai paesi senza accesso al mare di issare la propria bandiera su navi commerciali d'alto mare, a condizione che fossero registrate in un unico porto. Ancora oggi le navi svizzere sono tutte registrate al porto di Basilea.

Ma fu solo durante la Seconda guerra mondiale, in seguito alla difficile situazione degli approvvigionamenti, che la Svizzera decise, con un decreto basato sui poteri straordinari concessi al Consiglio federale in tempo di guerra, di gestire una flotta battente bandiera svizzera. La bandiera di un paese neutrale come la Svizzera garantiva alle navi la possibilità di svolgere la propria funzione.

Il decreto del 9 aprile 1941 fu sostituito nel 1953 da una legge sul traffico marittimo sotto bandiera svizzera. La legge rispecchia con la sua rigida regolamentazione dell'uso del vessillo la necessità di assicurare che la flotta serva solo a interessi svizzeri, condizione imprescindibile perché a livello internazionale, in caso di crisi, sia riconosciuta la neutralità dei bastimenti rossocrociati.

Andrea Tognina


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