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Martin Ebner assolto

Dopo il verdetto, Ebner si è detto sollevato

(Keystone Archive)

Il finanziere era comparso davanti al tribunale distrettuale di Zurigo, per rispondere dell'accusa di insider trading.

I giudici non hanno seguito le argomentazioni del procuratore, che aveva chiesto sette mesi di detenzione con la sospensione condizionale e il versamento allo Stato di 35 666 franchi.

Secondo il procuratore Marc Jean-Richard-dit-Bressel, Ebner avrebbe cercato di approfittare di un'informazione privilegiata in relazione alla Pirelli, società di cui Ebner era un grosso azionista tramite la sua «Stillhalter Vision» e la Banca BZ.

Ma secondo il Tribunale, la vendita dei pacchetti di titoli, avvenuta tra il 10 e il 12 marzo 1998, era una normale operazione di sostegno dei corsi, la stessa posizione espressa da Ebner e dal suo avvocato.

D'altro canto, il giudice ha sottolineato che Ebner non è stato assolto perché la legge sui reati insider è troppo poco incisiva. Semplicemente la fattispecie non sussisteva.

Ebner si è mostrato sollevato. «Il Tribunale mi ha creduto, non ho agito intenzionalmente». Il finanziere ha osservato di non avere mai avuto intenzione di guadagnare denaro in modo illecito.

Dal canto suo, il procuratore intende studiare la sentenza scritta prima di decidere se interporrà ricorso.

Un compito difficile

Il giudice istruttore zurighese Marc Jean-Richard-dit-Bressel sapeva di non avere un compito facile. Cosciente della lacuna giuridica, il giudice non era affatto certo che la corte avrebbe riconosciuto il delitto di cui il banchiere Martin Ebner era accusato. Si è deciso infatti per un'assoluzione.

In un comunicato emesso nel novembre 2002, dopo la pubblicazione dell’accusa, Ebner stesso aveva affermato di non capire di cosa lo si accusasse.

I fatti risalgono al 1998. Per ragioni fiscali, Ebner con la sua Banca BZ e le sue società di partecipazioni avevano abbandonato la città di Zurigo per Freienbach, Svitto. Già il trasloco, avvenuto in un solo giorno alla fine dell’anno, aveva suscitato forti critiche.

Sfruttando il diverso calendario fiscale dei due cantoni, il gruppo aveva evitato di pagare le tasse per un anno. Il finanziere con il farfallino era all’apice della sua carriera. Nella fase d’oro delle borse internazionali, i suoi importanti pacchetti di azioni erano fabbriche di soldi con rendite da sogno.

Non c’era ditta elvetica di cui Ebner non avesse un’importante fetta di capitale. La sua influenza sull’economia elvetica era importante. Con il crollo dei mercati, anche il suo gruppo BZ ha fatto una misera fine, la bancarotta è stata sventata per poco.

Contatti stretti

L'accusa della giustizia zurighese, risoltasi con la sentenza di non colpevolezza di Ebner, era basata su una vicenda legata ad un pacchetto di azioni: attraverso la società di partecipazioni Stillhalter Vision, Ebner era infatti anche un importante azionista minoritario della SIP (Società Internazionale Pirelli), un gruppo della holding milanese Pirelli.

Secondo l’atto d’accusa, nel corso degli anni Novanta, Martin Ebner aveva raccomandato a più riprese di semplificare la struttura del gruppo Pirelli, suddivisa in una cascata di società e sottosocietà.

Un accordo di principio era stato raggiunto all’inizio del 1998. Il 10 marzo, il finanziere incontra due alti esponenti del gruppo all’aeroporto di Kloten. Viene informato degli sviluppi.

Pirelli propone di riacquistare il pacchetto SIP in mano alla Stillhalter Vision per un minimo di 330 franchi e un massimo di 350 franchi per azione. Al contempo però viene comunicato ad Ebner che il 24 marzo seguente, l’azienda avrebbe reso pubblica la fusione fra la SIP e Pirelli S.p.A.

Scacco all’operazione

La cifra proposta era inferiore al valore reale del titolo. Ebner ha dunque venduto sul mercato il 6,2% dei titoli in suo possesso – questa era la tesi del giudice istruttore – per aumentare il valore dell’azione, prima della pubblicazione della ristrutturazione.

Le cose sono però andate diversamente: vendendo le sue parti, Martin Ebner ha ottenuto il risultato inverso, provocando un ribasso del valore. Il 25 marzo la vendita dei diversi titoli gli ha fatto perdere oltre 60'000 franchi.

Ebner ha comunque una spiegazione per il misero affare: per evitare che il mercato si accorgesse del suo interesse per il gruppo Pirelli, ha preferito far scendere il titolo della società destinata a scomparire. Se gli operatori borsistici avessero conosciuto le sue intenzioni, il corso delle azioni sarebbe esploso e avrebbe messo in pericolo la ristrutturazione.

Legge dalla parte di Ebner

Un delitto insider presuppone l’utilizzazione di un’informazione confidenziale che, al momento della pubblicazione, abbia notevoli conseguenze sul corso dei titoli.

Contrariamente al diritto europeo, l’articolo 161 del codice penale svizzero sullo «sfruttamento della conoscenza di fatti confidenziali» non contempla gli azionisti fra i potenziali colpevoli. Non si esclude che un azionista possa conoscere l’andamento dell’azienda e anche le sue intenzioni strategiche.

In mancanza di elementi per un'accusa di «insider trading», il giudice istruttore ha cercato di dimostrare che Martin Ebner nella vicenda ha avuto un’altra funzione, quella di «mandatario», funzione contemplata dal codice penale. Per il magistrato, visto che il colpo ha funzionato e l’azione ha influenzato i mercati, ci sarebbero stati gli estremi per una condanna a sette mesi di detenzione con la condizionale.

Gli sforzi di Marc Jean-Richard-dit-Bressel non sono stati coronati da successo e la sentenza di non colpevolezza sembra dare ragione agli osservatori. Quest'ultimi avevano infatti previsto che il processo non sarebbe riuscito ad impedire un ritorno di Ebner, già gravato da una sospensione lo scorso maggio, agli affari.

swissinfo, Ariane Gigon Bormann, Zurigo
(traduzione dal francese: Daniele Papacella)


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