Mediazione e neutralità La Svizzera ritrova la presidenza dell'OSCE

Osservatori dell’OSCE durante il conteggio dei voti delle elezioni del 1996 in Bosnia.

Osservatori dell’OSCE durante il conteggio dei voti delle elezioni del 1996 in Bosnia.

(Keystone)

Nel 2014 la Svizzera assume per la seconda volta la presidenza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Per Berna è l’occasione di rafforzare il suo suolo di mediatore internazionale, malgrado la perdita del potere attrattivo dell’OSCE.

Il compito non è nuovo per la Svizzera, che ha presieduto l’organizzazione con sede a Vienna quasi vent’anni fa. Oggi come allora, le sfide con cui è confrontata l’OSCE sono enormi: tensioni nell’Europa sud-orientale e nella regione del Caucaso, riforme istituzionali e divergenze sul disarmo tra Stati Uniti e Russia (membri dell’OSCE). Senza dimenticare le proteste che agitano un’Ucraina divisa tra il desiderio d’Europa e i suoi legami con la Russia.

Per alcuni esperti, si tratta ad ogni modo di una bella opportunità per la Svizzera, un paese sotto pressione a livello internazionale - in particolare in ambito fiscale - e che continua ad avere una relazione travagliata con l’Unione europea. La conquista di alleati e rispetto non può certo nuocere.

«La presidenza rafforzerà il ruolo tradizionale della Svizzera di paese negoziatore e mediatore», afferma Christian Nünlist del Centro di ricerca sulla sicurezza del Politecnico federale di Zurigo.

(swissinfo.ch)

Collaborazione con la Serbia

La Svizzera non aveva l’intenzione di assumere questa presidenza, secondo i responsabili del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). È però stata fortemente incoraggiata dagli altri Stati membri a succedere all’Ucraina alla testa dell’OSCE.

Berna ha proposto una copresidenza di due anni assieme alla Serbia, principale candidata alla presidenza a rotazione del 2014. Questo partenariato è una prima nella storia dell’organizzazione creata nel 1975. «La Svizzera prende un rischio calcolato. Due presidenze consecutive daranno maggiore continuità all’organizzazione», osserva Thomas Greminger, ambasciatore svizzero all’OSCE.

Il ministro degli affari esteri Didier Burkhalter dirigerà ufficialmente l’OSCE a partire dal 1° gennaio 2014. Il suo omologo serbo subentrerà nel 2015. Per pura coincidenza, Didier Burkhalter sarà l’anno prossimo anche il presidente della Confederazione, una posizione che gli permetterà di avere colloqui bilaterali con gli altri capi di Stato, conformemente al protocollo diplomatico.

Christian Nünlist ritiene che la Svizzera potrà utilizzare la sua presidenza per ristabilire buone relazioni con la Serbia. I rapporti tra i due paesi si sono in parte incrinati dopo che la Svizzera è stata tra i primi paesi a riconoscere l’indipendenza del Kosovo nel 2008.

«La presidenza - aggiunge il ricercatore - rafforzerà il ruolo della Svizzera in quanto mediatore imparziale nell’Europa sud-orientale».

Le priorità della Svizzera

I paesi dell’OSCE devono evitare nuove divisioni tra Est e Ovest, mentre le autorità ucraine sono invitate a prediligere il dialogo e a evitare il ricorso alla forza per far fronte ai manifestanti antigovernativi. Lo ha affermato giovedì il ministro degli affari esteri Didier Burkhalter, intervenendo al Consiglio dei ministri dell’OSCE in corso a Kiev (5-6 dicembre 2013).

«Né l’Ucraina né nessun altro paese deve essere obbligato a scegliere tra Est e Ovest», ha detto il consigliere federale, facendo riferimento al rifiuto di Kiev di firmare un accordo di libero scambio con l’Unione europea.

Secondo Didier Burkhalter, l’OSCE costituisce «la migliore assicurazione contro ogni nuova divisione tra Est e Ovest». La Svizzera, che assumerà la presidenza dell’organizzazione nel 2014, sfrutterà quest’occasione per perseguire tre obiettivi:

- Contribuire alla risoluzione dei conflitti, in particolare nei Balcani occidentali e nel Caucaso meridionale.

- Concretizzare gli impegni assunti dagli Stati dell’OSCE a favore del rispetto dei diritti umani e migliorare la prevenzione e la gestione delle catastrofi naturali.

- Rafforzare la capacità d’azione dell’OSCE per permetterle di reagire alle crisi con più efficienza, ad esempio potenziando la capacità di mediazione.

Fonti: ATS, Dipartimento federale degli affari esteri

Neutralità e mediazione elvetica

Il periodo alla testa dell’OSCE consentirà a una nuova generazione di diplomatici svizzeri di confrontarsi con la scena internazionale, in un momento in cui Berna sta preparando la sua candidatura per un seggio non permanente al Consiglio di sicurezza dell’ONU, secondo gli esperti.

Da parte sua l’OSCE, che celebra nel 2015 il 40° anniversario della sua fondazione, potrebbe beneficiare della presidenza svizzera e in particolare delle buone relazioni tra Berna e Mosca. In quanto paese neutrale, la Svizzera è rimasta al di fuori delle alleanze politiche e di difesa.

L’organizzazione può anche sperare che la presidenza svizzera faciliti la rinascita delle politiche di compromesso, ovvero di accordi che contengono incentivi per tutte le parti coinvolte. Un modo di agire che si è rivelato un successo nei primi anni dell’OSCE, quando era ancora chiamata Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE). Didier Burkhalter ha d’altronde sottolineato il ruolo tradizionale di «costruttrice di ponti» della Svizzera.

Balcani e Caucaso

Heidi Grau, a capo della divisione OSCE al DFAE, precisa che le priorità della Confederazione includono la riconciliazione nei Balcani e nel Caucaso meridionale, il consolidamento della sicurezza e dei diritti umani, la promozione della cooperazione regionale e la messa a disposizione dei buoni uffici per raggiungere questi obiettivi.

«Non vogliamo essere semplicemente un fuoco di paglia», assicura la diplomatica, aggiungendo che la Svizzera è alla ricerca di soluzioni durature. Heidi Grau sottolinea poi la struttura complessa dell’OSCE: «La leadership è importante. Ma non è sufficiente in un’organizzazione le cui politiche si basano su decisioni consensuali».

Data la sua neutralità, prosegue, la Svizzera ha evidentemente un interesse vitale nella stabilità e nella sicurezza dell’Europa e dei suoi vicini. La presidenza elvetica contribuirà a rafforzare i legami bilaterali con numerosi paesi dell’OSCE, inclusi quattro dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU e otto delle economie più importanti riunite nel G20.

Tra la presidenza della Svizzera all’OSCE e l’intenzione di ottenere un seggio non permanente al Consiglio di sicurezza dell’ONU non vi è alcuna correlazione, puntualizza Heidi Grau.

Nessuna opposizione in Svizzera

Sul piano nazionale, l’impegno della Svizzera all’OSCE non sembra sollevare opposizioni politiche. Il parlamento si è pronunciato in favore della presidenza nel 2014 e Berna ha previsto un credito di 16 milioni di franchi, destinati in parte all’organizzazione del Consiglio dei ministri dell’OSCE che si svolgerà a Basilea nel dicembre dell’anno prossimo.

«È un importante contributo per il bene della comunità internazionale», afferma Andreas Aebi, presidente della Commissione della politica estera della Camera del Popolo (camera bassa). Riconoscendo che l’OSCE ha avuto un problema d’immagine in seguito alla crisi che ha attraversato negli ultimi anni, il deputato dell’Unione democratica di centro (destra conservatrice) ribadisce il contributo benefico della Svizzera e del suo ruolo di mediatore, di osservatore di elezioni e di promotore della democrazia.

Tuttavia, l’UDC si oppone all’idea che la presidenza dell’OSCE possa essere un campo di allenamento per aprire la via a un ruolo più grande della Svizzera in seno alle Nazioni Unite.

La Confederazione potrà contare sulla buona reputazione che si è fatta durante la prima presidenza nel 1996. Allora aveva diretto gli sforzi per mettere in atto l’accordo di pace che ha messo fine al conflitto in Bosnia-Erzegovina.

L’OSCE

L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha sede a Vienna.

È stata creata nel 1975 con il nome di Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa (CSCE) in quanto piattaforma di dialogo e di azione. Conta 57 Stati membri in Europa, Nord America e Asia.

Le sue attività si concentrano sulla diplomazia preventiva, la prevenzione dei conflitti, la gestione delle crisi, la ricostituzione e il rafforzamento delle strutture democratiche dopo un conflitto.

La Svizzera, membro dal 1975, è stata alla presidenza dell’organizzazione nel 1996. Lo sarà una seconda volta nel 2014.


Traduzione e adattamento di Luigi Jorio, swissinfo.ch



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