Milosevic, Berna blocca nuovi conti

Marca male su tutti i fronti per 'Slobo', attualmente sotto processo all'Aja per genocidio e crimini contro l'umanità Keystone Archive

I conti bancari di cinque ex rappresentanti del regime di Slobodan Milosevic, sospettati di abuso di autorità e corruzione, sono stati bloccati in Svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 dicembre 2001 - 16:51

Lo ha annunciato giovedì l'Ufficio federale di giustizia (UFG) precisando che la somma congelata si trova in tre banche a Lugano, Zurigo e Ginevra. È stata intanto archiviata per mancanza di prove l'inchiesta penale amministrativa contro un'impresa ginevrina, sospettata di aver violato l'embargo del 1999 contro il governo di Belgrado.

Il blocco è stato deciso in seguito a due nuove richieste di assistenza giudiziaria inoltrate all'inizio di novembre dalle autorità jugoslave. L'UFG ha ordinato il blocco dei conti ma finora non ha ricevuto dalle banche interessate nessuna notifica circa l'ammontare dei valori bloccati.

Circa 9 milioni di franchi erano già stati bloccati in seguito ad una prima richiesta di assistenza giudiziaria inoltrata a fine agosto. La misura è stata prolungata per altri tre mesi in via cautelare anche se il complemento di informazioni richiesto alle autorità jugoslave non è ancora pervenuto, ha precisato l'UFG in un comunicato.

Le questioni relative alla procedura di assistenza giudiziaria in corso sono state discusse mercoledì a Berna da rappresentanti dell'UFS e da una delegazione jugoslava. Finora l'UFG non ha ricevuto nessuna notifica relative a conti appartenenti a Slobodan Milosevic, precisa ancora il comunicato.

Sempre giovedì il Segretariato di Stato all'economia (Seco) ha annunciato di aver archiviato per mancanza di prove l'inchiesta contro un'impresa ginevrina sospettata di traffico d'oro a profitto del regime di Slobodan Milosevic. L'inchiesta riguardava due consegne di oro jugoslavo a una società cipriota sospettata di essere controllata dall'ex presidente jugoslavo. La società ginevrina, specializzata in materiali preziosi, aveva acquistato partite di 42 e 59 chili il 22 settembre e 27 ottobre 2000.

Non vi sono prove che la ditta abbia violato le sanzioni contro Belgrado adottate dalla Svizzera nel 1999, precisa il Seco in un comunicato. L'inchiesta svolta a Cipro, su richiesta elvetica, non ha fornito prove sufficienti di un eventuale controllo jugoslavo sulla società cipriota.


swissinfo e agenzie

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo