Miniriforma dei diritti popolari agli Stati

La democrazia diretta si rifà il look. Il Consiglio degli Stati vuole introdurre lo strumento dell'iniziativa popolare legislativo e permettere ai cantoni di proporre modifiche costituzionali.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 settembre 2001 - 14:27

Affossata dalle Camere nel 1999 nel quadro della revisione totale della Costituzione proposta dal Consiglio federale, la riforma dei diritti popolari è ritornata in versione ridotta sui banchi del parlamento. Il Consiglio degli Stati ha approvato per 27 voti contro 2 una mini-riforma messa a punto dalla propria commissione per eliminare le lacune dell'attuale sistema.

L'ambizioso progetto del governo era infatti naufragato a causa delle condizioni più restrittive (aumento del numero di firme, riduzione del tempo di raccolta) che avrebbero dovuto compensare l'introduzione di nuovi strumenti di partecipazione democratica.

I senatori hanno così approvato l'adozione dell'"iniziativa popolare generale". Già proposto nel quadro della revisione totale, guadagnandosi un largo consenso, questo strumento permette al parlamento di decidere se la richiesta debba essere tradotta in pratica a livello di costituzione o, più semplicemente, di legge. Attualmente l'iniziativa popolare consente infatti soltanto modifiche della Costituzione, modifiche che nella maggior parte dei casi non meritano, dal profilo strettamente giuridico, di essere regolate nella Carta fondamentale dello Stato. Qualche discussione è sorta tuttavia sul numero di firme necessarie.

Per evitare una strumentalizzazione politica che produrrebbe valanghe di richieste su questioni insignificanti, alcuni senatori hanno proposto di aumentare il numero di sottoscrizioni a 120mila. Per altri, al contrario, per risultare più attrattiva rispetto all'iniziativa popolare "tradizionale" il numero di firme avrebbe dovuto essere inferiore (70mila). Per non mettere in pericolo anche questa mini-riforma, il Consiglio degli Stati ha infine deciso per il limite di 100mila, soglia valida già per l'iniziativa popolare tradizionale.

Argomento tabù è rimasto anche il limite di tempo necessario per la raccolta delle firme. Anche la proposta che voleva ridurre il periodo da 18 a 12 mesi per tutte le forme di iniziative popolari è stata così bocciata. Contro il parere della commissione i senatori hanno però inserito un'altra novità. In futuro non solo i cittadini ma anche i cantoni potranno lanciare un'iniziativa popolare a condizione che siano almeno in otto a sostenerla.

Sostanzialmente invariato è rimasto invece lo strumento del referendum. Anche in questo caso il tentativo di aumentare il numero di firme da 50 a 70mila è fallito. Di fronte alla crescente importanza di normative internazionali che la Svizzera adotta, i senatori hanno deciso di estendere la possibilità del referendum facoltativo nel campo dei trattati internazionali che implicano anche un adeguamento del diritto interno.

Luca Hoderas

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