Rispetto alle recinzioni, i cani da protezione delle greggi - da non confondere con i cani pastori - presentano il vantaggio di poter essere impiegati anche in terreni impervi e in vaste aree. Ma la loro integrazione in un gregge richiede molto tempo, anche anni. Herdenschutz

Lo Stato in Svizzera incentiva gli allevatori ad adottare provvedimenti per proteggere dai grandi predatori le greggi nei pascoli. La Confederazione offre aiuti finanziari, i Cantoni consulenza. Ma non sempre le misure preventive sono fattibili. L'esperto del Cantone Ticino, Silvio Guggiari, spiega i motivi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 settembre 2020 - 15:30

Tra le innovazioni previste dal testo rivisto della Legge federale sulla caccia, su cui l'elettorato elvetico voterà il 27 settembre, figura una condizione di rilievo: il risarcimento, da parte della Confederazione e dei Cantoni, dei danni causati da determinate specie di animali protette è subordinato all'adozione di misure di prevenzione. La legge vigente, invece, non contempla alcun vincolo per tali risarcimenti.

Efficaci al 98%

L'obiettivo di questa modifica è che anche i contadini assumano le loro responsabilità per una soluzione di compromesso, tra le esigenze della tutela della natura e quelle dell'agricoltura, nella convivenza tra l'uomo e i grandi predatori, in particolare il lupo.

Nel 98% dei casi le misure di protezione delle greggi – recinzioni o cani – sono efficaci, aveva sottolineato la vicedirettrice dell'Ufficio federale dell'ambiente Franziska Schwarz, nella conferenza stampa governativa per il lancio della campagna in vista del voto popolare. Mentre "senza misure di protezione, gli animali vengono quasi gettati in pasto ai predatori", aveva aggiunto.

Inoltre, gli allevatori non sono abbandonati a sé stessi. Già attualmente la Confederazione accorda sovvenzioni per tali misure per un totale di circa mezzo milione di franchi all'anno. Se dalle urne uscirà un sì alla revisione della Legge sulla caccia, questo importo salirà a 3 milioni.

Supporto di un consulente specializzato

Dal canto loro, i Cantoni forniscono informazioni e consigli personalizzati. Alcuni di essi dispongono persino di un consulente specializzato per le misure di protezione delle greggi. Tra questi, dall'inizio di quest'anno, c'è il Ticino, che ha istituito un posto all'80% per tre anni, finanziato per quasi la metà dalla Confederazione.

Come agisce concretamente Silvio Guggiari, il consulente specializzato ticinese? Lo specialista risponde per iscritto. Per lui e per il suo datore di lavoro, la Divisione dell'economia del Cantone Ticino, è infatti molto importante non intervenire in alcun modo nella campagna in vista del voto popolare del 27 settembre. Guggiari scrive: "Su richiesta dell'allevatore, analizzo nel dettaglio l'azienda e propongo delle misure di protezione, che l'allevatore stesso deciderà se implementare. In caso di predazioni invece, mi reco sul posto per trovare delle misure di protezione urgenti, adatte a quella specifica situazione".

L'esperto ha inoltre il compito di mappare gli alpeggi ticinese: "Laddove sono possibili delle misure di protezione, devo indicare quali sono. Laddove invece le misure non sono attuabili, devo elencare le motivazioni".

Limiti importanti

Pur considerando la prevenzione come un elemento capitale nella strategia per la convivenza tra l'uomo e il lupo o altri grandi predatori, lo Stato è infatti consapevole che nella pratica non sempre tali provvedimenti sono attuabili. Lo si riconosce anche nella legge sottoposta al voto popolare il 27 settembre, che fa una precisazione fondamentale: vincola il risarcimento dei danni a misure preventive "che si potevano ragionevolmente pretendere".

Per sapere se e dove si possono "ragionevolmente pretendere" le auspicate misure di protezione delle greggi è dunque necessario conoscere il territorio. Soprattutto, ma non solo, in Ticino, dove un'analisi della Centrale di consulenza agricola AGRIDEA ha stimato che circa il 70% dei pascoli di ovini e caprini non può essere protetto con adattamenti sostenibili.

Silvio Guggiari indica tre ragioni principali per cui l'attuazione di misure di protezione risulta praticamente impossibile in una proporzione così elevata.

"La prima è una questione di numeri. Le greggi presenti in Ticino sono spesso composte da pochi animali e ciò non consente di assumere un pastore. Economicamente non sarebbe sostenibile. La seconda è strutturale. Molti alpeggi non hanno strutture necessarie, come rifugi adeguati per i pastori, accessi facili, ecc. Specialmente i pascoli di alta montagna per le pecore ne sono sprovvisti. La terza è la morfologia del nostro territorio. Le vallate ticinesi e i pascoli di alta montagna sono spesso impervi, discosti, sassosi, senza sentieri, a tal punto da non permettere l'utilizzo di recinti".

Limiti sono stati constatati anche in uno studio nei Cantoni di Uri e Vallese. Dai risultati, pubblicati nell'aprile 2019, è tra l'altro emerso che in media solo la metà dei costi aggiuntivi per la protezione delle greggi dalle predazioni dai lupi negli alpeggi è coperta da entrate supplementari. Estrapolando per tutta la Svizzera, i ricercatori hanno calcolato che i costi supplementari ammonterebbero a 7,6 milioni di franchi all'anno, con uno scoperto di 3,8 milioni. Per le piccole aziende ciò significherebbe la fine. Perciò è preferibile rinunciare alla protezione delle greggi.

Le sfide dei cani da protezione

La Confederazione promuove due misure per la protezione delle greggi dai lupi: le recinzioni e i cani. Questi ultimi non devono essere confusi con i cani pastori: i cani da protezione non guidano il gregge. Essi "agiscono in maniera autonoma e seguono gli spostamenti del gregge. Dove si trova il gregge, si trovano i cani da protezione. Sono a tutti gli effetti parte del gregge e, quando sono in impiego, restano tutto il tempo con gli animali", spiega Silvio Guggiari.

Rispetto alle recinzioni, i cani da protezione delle greggi presentano il vantaggio di poter essere impiegati anche in terreni impervi e in vaste aree. Comportano però anche sfide non indifferenti.

"Il processo di integrazione dei cani da protezione in un gregge è molto lungo e può durare anche anni. Il cane deve instaurare un rapporto di fiducia con l'allevatore, con il pastore in alpe (se non è la stessa persona), con gli animali dell'azienda, con gli animali in alpe provenienti da altre aziende, con tutto il personale attivo in alpe e in azienda, con i cani pastore e anche con gli altri cani da protezione", precisa Silvio Guggiari.

Il consulente specialista ticinese rammenta inoltre che "i cani da protezione non sono impiegati solamente in alpe, ma restano con il gregge anche durante l'inverno in azienda. Non è dunque solo l'alpeggio a dover essere 'idoneo' all'impiego dei cani da protezione, ma anche l'azienda invernale". L'esperto puntualizza che "per valutare un eventuale impiego dei cani da protezione, si deve dunque analizzare la situazione su 365 giorni e non solamente soffermarsi sull'alpeggio".

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