Mohammed Soudani: siamo sempre al Sud di qualcun altro

Waalo Fendo di Mohammed Soudani: storie di emigrazione africana swissinfo.ch

Nato nel 1949 a El-Asnam, in Algeria, Mohammed Soudani è emigrato 30 anni fa in Ticino, dove è diventato uno dei registi cinematografici e televisivi svizzeri più apprezzati e creativi. Molto sensibile alla realtà africana e ai rapporti con l'Europa, ha ottenuto nel 1998 il premio per il miglior film svizzero a Soletta con il lungometraggio Waalo Fendo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 marzo 2001 - 11:00

11 dicembre 1971, alle 10 di sera un treno entra nella stazione di Locarno. Le porte si aprono, pochi passeggeri escono. Abbottono la mia leggera giacca sulla cravatta rossa, che porto per la prima volta, e scendo dal treno. Un mio compatriota, giunto a Locarno 6 mesi prima, è lì ad aspettarmi. I saluti sono molto calorosi; il mio amico mi stringe tra le braccia per darmi il benvenuto.

Primo choc: non mi rendo conto del freddo che fa, fino al momento in cui attraverso la porta di casa sua. Un vecchio appartamento, molto caldo, mi accoglie. Faccio la conoscenza della moglie, prendo posto a tavola e racconto il mio viaggio, prima di gettarmi come un affamato sulla zuppa e il formaggio. Durante tutta la prima notte non riesco a dormire.

Ero contento di trovarmi li, ma triste di essere lontano da mia madre e dalla mia famiglia. Non capivo dove e ciò che stavo vivendo. Tutto mi sembrava bello, ricco e perfetto. I primi giorni avevo l'impressione che nessuno lavorava: tutti i bar erano pieni di gente. Qualche mese dopo ho capito che mi sbagliavo e che la gente lavorava molto, anche troppo.

Il mio primo impiego è stato quello di calciatore in un club di seconda divisione. Poi ho trovato un posto in un laboratorio fotografico, sempre continuando a giocare al pallone. Dopo sei mesi ho incontrato una ragazza dagli occhi verdi. Ho perso la testa per lei, senza immaginare che un giorno sarebbe diventata mia moglie.

Ho cominciato a conoscere il Ticino imparando il suo dialetto e la sua lingua, l'italiano. Qualche anno dopo ho scoperto che abitavo in una regione al Sud della Svizzera. Venivo dal Sud ed ero emigrato in un altro Sud. A quel momento ho capito che ci si trova sempre al Sud di qualcun altro.

Non senza qualche difficoltà, ho imparato a vivere, a lavorare, a coabitare con una popolazione che affonda buona parte delle sue radici nell'immigrazione. Mi sono reso conto che quasi tutti coloro che si dicono originari di un comune ticinese sono spesso discendenti di famiglie italiane, che vivono dalla notte dei tempi in armonia con altre famiglie, provenienti a loro volta dall'immigrazione, da altre regioni.

La vita comunitaria praticamente non esiste. Ognuno si occupa dei suoi affari. Ho capito che il vero mondo è la propria famiglia. La società invece è un club nel quale si è abbonati. Puoi avere dei privilegi secondo la tariffa del tuo abbonamento: ognuno riceve ciò che paga.

Sono entrato anche io nel club. Sposato da oltre 27 anni, mia moglie è produttrice di film, responsabile di una società di produzione audiovisiva, sensibile ai giovani realizzatori svizzeri. Le nostre due figlie vivono lontano, al Nord. La prima è biologa in una ditta americana impiantata a Ginevra. La più giovane frequenta la facoltà di diritto all'Università di Losanna.

Mohammed Soudani

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo