Moria delle api Pesticidi, le incognite di una moratoria

(Keystone)

Le nuove restrizioni sull’uso di certi pesticidi, che si sospetta siano all’origine della moria d’api, avranno un impatto non solo sulle aziende agrochimiche, come la multinazionale svizzera Syngenta. Le ripercussioni si faranno sentire anche sul modo in cui gli agricoltori europei coltivano i prodotti.

Un paesaggio avvolto dal giallo intenso dei campi di colza. È lo spettacolo che durante il mese di maggio si può ammirare in vaste aree rurali in Francia, Germania, Gran Bretagna e Svizzera.

Solo in Germania, gli agricoltori ne coltivano 1,5 milioni di ettari e producono ogni anno circa cinque milioni di tonnellate di colza, trasformata poi in olio commestibile, benzina e foraggio. Quello di colza è l’olio più utilizzato in cucina in Germania. E quando la pianta è in fiore, molti turisti convergono verso città come Sternberg, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore.

Il coltivatore di colza Wolf-Dietmar Vetter è fiero dei suoi campi colorati di giallo, che attirano lo sguardo dei visitatori che attraversano la regione. Tuttavia è preoccupato per l’annuncio della messa al bando di pesticidi neonicotinoidi, utilizzati per lottare contro tonchi, moscerini e altri insetti che divorano il raccolto.

«Siamo inquieti, naturalmente, e non sappiamo cosa succederà l’anno prossimo», spiega Vetter. «Il trattamento delle sementi con i pesticidi è insostituibile ed è il più ecologico. A causa del divieto finiremo per dover nebulizzare pesticidi più di frequente e su aree più grandi».

Una moratoria di due anni

L’Unione Europea ha annunciato alla fine di aprile la sospensione dell’impiego di neonicotinoidi per due anni a partire da dicembre. Questi pesticidi sono accusati di contribuire alla moria di api. Gli apicoltori e le lobby ambientaliste, ad esempio Greenpeace, hanno accolto la notizia con soddisfazione.

La moratoria tocca praticamente tutti i campi di colza della Germania, osserva Wolfgang Vogel, presidente dell’associazione tedesca che riunisce i coltivatori di piante oleifere. A causa di questo divieto, gli agricoltori tedeschi ed europei in generale rischiano di perdere un’importante pianta per la rotazione delle colture, spiega.

Per gli agricoltori svizzeri la situazione è simile. I pesticidi assicurano il raccolto, sottolinea Markus Ritter, presidente dell’Unione svizzera dei contadini (USC). «In Svizzera la colza biologica è praticamente inesistente, segno che la protezione di questa coltura è ancora un problema irrisolto. Irrorare pesticidi in maniera estensiva – attualmente l’unica alternativa – è ancora più dannoso che un trattamento mirato delle sementi».

Per gli agricoltori della valle del Reno, la messa al bando rappresenta un «grande problema », afferma Ursina Galbusera, che si occupa del settore produzione vegetale in seno all’USC. «Temiamo che alcuni contadini finiranno per abbandonare del tutto la coltivazione del mais».

Nello stesso tempo i contadini sono toccati da vicino anche dalla moria di api, poiché gli insetti impollinano tutte le loro piante, osserva Ritter, che per trent’anni non è stato solo un contadino, ma anche un apicoltore appassionato.

Pesticidi contestati

I neonicotinoidi sono degli insetticidi utilizzati per la concia delle sementi di mais, del cotone, della colza, del girasole e per i trattamenti fogliari di molti alberi da frutto. Si tratta di un insetticida sistemico, ossia che viene assorbito dai tessuti, difendendo la pianta dall’interno e attaccando il sistema nervoso di determinati insetti.

Recentemente le autorità europee e svizzere hanno decretato una moratoria di due anni su questi prodotti, sospettati di essere all’origine della moria di api. Da alcune ricerche è emerso che il principio attivo di queste sostanze colpisce il senso di orientamento delle api.

Secondo Syngenta, la sostanza attiva – il thiamethoxam – non ha invece nessun effetto «inaccettabile» a lungo termine sugli insetti impollinatori.

Jacques Bourgeois, direttore dell’Unione svizzera dei contadini, teme che pronunciando una messa al bando prima di avere delle prove sicure, le autorità «mettano il carro davanti ai buoi».

Gli apicoltori svizzeri, come ad esempio Peter Gallmann, del Centro svizzero per la ricerca sulle api, hanno invece accolto con soddisfazione il provvedimento e hanno chiesto al governo di mettere a disposizione più fondi per la ricerca. Secondo loro, i pesticidi sono uno dei tanti fattori che hanno un effetto negativo sulla salute delle api.

Una perdita potenzialmente colossale

Syngenta, la più grande azienda agrochimica al mondo, con un giro d’affari annuo di oltre 13 miliardi di franchi, indica che la messa al bando di questi pesticidi neonicotinoidi inciderà sulle sue vendite per quasi 100 milioni di franchi.

Per i gruppi agrochimici in gioco vi è però ben altro. Durante la moratoria di due anni, la ricerca dovrà assolvere questi pesticidi o incriminarli fornendo prove precise, che potrebbero scaturire in un divieto permanente.

La lobby dei prodotti fitosanitari avverte che una simile interdizione potrebbe potenzialmente tradursi in una perdita di 17 miliardi di euro sull’arco di cinque anni, mettendo a rischio il lavoro di più di un milione di persone. È quanto emerge da un rapporto per valutare l’impatto dei trattamenti neonicotinoidi sulle sementi, finanziato dalla Bayer e dalla Syngenta.

Fintantoché la moratoria è limitata all’UE, l’impatto sulle multinazionali dovrebbe però rimanere minimo. Questi prodotti stanno infatti registrando una forte crescita dappertutto, con vendite che a livello mondiale dovrebbero avvicinarsi a due miliardi di dollari.

«L’effetto immediato sulle vendite della Syngenta è minimo, ma vi è una certa preoccupazione per quanto concerne un’estensione della messa al bando, prospettiva che per il momento è considerata però improbabile», afferma Martin Schreiber, analista della Banca cantonale zurighese.

Difficili alternative

Schreiber stima che l’insetticida della Syngenta Actara e il trattamento per le sementi Cruiser Maxx – entrambi contenenti il neonicotinoide thiamethoxam – generano un fatturato di un miliardo di dollari. Rimpiazzare questi due prodotti costerebbe tempo e denaro, aggiunge l’analista.

Syngenta indica dal canto suo che trovare alternative sicure ed efficaci è estremamente difficile, sottolinea il portavoce Daniel Braxton.

Per sviluppare da zero un nuovo principio attivo ci vogliono almeno 200 milioni di dollari. Il processo coinvolge 2'500 scienziati e devono essere condotte sperimentazioni in 25'000 campi in differenti luoghi, spiega la multinazionale. Dalla scoperta all’introduzione sul mercato possono passare da otto a dieci anni.

Rispetto ai medicinali, i pesticidi sono meno cari da sviluppare e il mercato è meno regolamentato, osserva Schreiber. Vi sono però molti aspetti simili, a causa degli effetti chimici – spesso tossici – che possono causare danni collaterali. Per questo la sicurezza è primordiale.

La Svizzera ha ritirato le licenze per 124 delle 450 sostanze sul mercato nel 2005, indica Olivier Félix, responsabile per i pesticidi presso l’Ufficio federale dell’agricoltura. La maggior parte di loro è stata utilizzata per tanto tempo ed era probabilmente sicura, ma oggi è necessario avere una prova, spiega.

Le autorità chiedono un dossier completo, che documenta gli effetti della sostanza su tutti gli organismi potenzialmente colpiti e per qualsiasi uso immaginabile e dosaggio. Quando elabora la domanda di commercializzazione per uno dei suoi prodotti, Syngenta trasmette da 80 a 100 schede.

Ciò fa sì che oggi i pesticidi siano molto più sicuri rispetto a vent’anni fa, osserva Félix. Tuttavia tra l’opinione pubblica continuano ad avere un’immagine negativa e sono spesso percepiti come più dannosi di altre tossine alimentari, prodotte ad esempio da batteri o funghi.

I consumatori tendono a dimenticare che i prodotti fitosanitari sono utilizzati per migliorare i prodotti, aggiunge Félix. I prodotti perfetti che oggi si trovano sugli scaffali non potrebbero esistere se gli agricoltori non prendessero misure adeguate per proteggere le loro colture e migliorare i loro raccolti.


(traduzione di Daniele Mariani), swissinfo.ch



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