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Nepal: i frutti delle pressioni svizzere

Dimostrazioni a Katmandu in favore della democrazia

(Keystone Archive)

Gli sforzi elvetici in favore di un maggior rispetto dei diritti umani in Nepal hanno portato ad un accordo tra l'ONU e Katmandu.

Il governo nepalese ha accettato l'invio di osservatori internazionali sul suo territorio, dove forze dell'ordine e ribelli maoisti sono accusati di gravi violazioni dei diritti universali.

Il Nepal ha deciso di accettare gli osservatori dell'ONU per sorvegliare il rispetto dei diritti dell'uomo nel Paese. L'alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, e il ministro degli esteri nepalese, Ramesh Nath Pandey, hanno sottoscritto, grazie alla mediazione della Svizzera, un documento in tal senso.

«Siamo molto felici che sia stato concluso un accordo», ha affermato lunedì l'ambasciatore elvetico presso le Nazioni Unite Blaise Godet, precisando che in seguito all'accettazione da parte del governo nepalese è stato deciso di ritirare una risoluzione che condannava la proclamazione dello stato d'emergenza nel regno himalayano.

Godet ha indicato che la Svizzera contribuirà al progetto avanzato dall'organo dell'ONU soprattutto in termini finanziari. Non è però stato specificato l'ammontare di tale assistenza.

Una risoluzione se non ci saranno miglioramenti

L'accordo, firmato durante il fine settimana, prevede che l'ONU apra immediatamente degli uffici nella capitale e altrove nel paese per osservare il rispetto dei diritti umani da parte del governo e dei ribelli maoisti.

Gli osservatori presenteranno un primo rapporto durante la prossima sessione della Commissione per i diritti dell'uomo. «In assenza di miglioramenti, altri rimedi saranno preconizzati a partire dall'anno prossimo», ha ammonito l'ambasciatore elvetico.

«Abbiamo infatti chiaramente indicato ai rappresentanti di Katmandu che se non saranno forniti segnali positivi, manterremo il nostro progetto di risoluzione», ha aggiunto Blaise Godet.

In qualità di Stato donatore, la Svizzera aveva dato avvio il 14 marzo scorso – data d'inizio dell'annuale sessione della Commissione per i diritti umani – alle discussioni riguardanti il testo di un'eventuale risoluzione.

9 anni di scontri

L'annuncio dell'accordo avviene in un momento in cui il re Gyanedra – che il 1. febbraio si è conferito i pieni poteri dopo aver sciolto il governo – ha prolungato di sei mesi le misure d'urgenza che danno alle forze dell'ordine maggiori poteri in materia di arresti e detenzione.

Negli ultimi tempi, gli scontri tra le autorità nepalesi e i ribelli maoisti sono proseguite in modo sanguinoso, in particolare nell'ovest del paese dove sono stati recentemente ritrovati i cadaveri di 113 guerriglieri.

Lunedì, la polizia ha indicato che una persona è morta e sette altre ferite dopo l'esplosione di una bomba nel mercato di Pokhara, località turistica ai piedi del massiccio himalayano dell'Annapurna a 225 chilometri ad ovest della capitale.

In nove anni di conflitto, l'insurrezione ha causato oltre 11'000 morti.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

21,7 milioni di franchi l'ammontare degli aiuti elvetici a favore del Nepal nel 2003.
18,8 milioni nel 2004.
Per il 2005 è stato pianificato un contributo di 17,3 milioni.

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In breve

Il Nepal è uno dei paesi prioritari dell'intervento della Direzione dello sviluppo e della cooperazione.

La Svizzera è attiva da oltre 40 anni nel regno himalayano, concentrando il suo aiuto nelle aree rurali e nella valle di Katmandu.

I programmi e i progetti sostenuti da Berna hanno lo scopo di indirizzare il Nepal verso un uso autonomo delle risorse umane e naturali, al fine di migliorare le condizioni di vita del suo popolo.

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