Nessun indizio sul coinvolgimento della Stasi nella catastrofe di Schweizerhalle

Un'immagine di archivio che mostra la violenza dell'incendio divampato il 1° novembre 1986 in un deposito della Sandoz, dove erano immagazzinate 1.300 tonnellate di prodotti agro chimici Keystone Archive

La Commissione Gauck, l'ente di stato tedesco che cura la gestione degli archivi della Stasi, non dispone attualmente di indizi su un coinvolgimento del servizio segreto della Germania orientale comunista, nella catastrofe chimica di Schweizerhalle.

Questo contenuto è stato pubblicato il 21 novembre 2000 - 11:03

«Abbiamo 180 chilometri di documenti sulla Stasi», ha dichiarato Cornelia Bull della «Gauck-Behörde» lunedì sera nella rubrica informativa «10 vor 10» della Televisione svizzero tedesca DRS. Una parte non è stata tuttavia ancora esaminata, ragion per cui non si può escludere che i documenti possano contenere informazioni. Per attivarsi in merito, la commissione deve, in ogni caso, ottenere una richiesta dalla Svizzera, ha precisato Cornelia Bull.

L'ipotesi di un coinvolgimento della Stasi su richiesta degli allora servizi segreti sovietici del KGB, allo scopo di sviare l'attenzione dei media dalla catastrofe nucleare di Cernobyl, era stata formulata domenica sera in un reportage trasmesso dalla televisione tedesca ZDF, sulla base delle dichiarazioni di Vincent Cannistraro, ex responsabile dell'antiterrorismo della CIA, il servizio segreto degli Stati Uniti.

Le autorità giudiziarie di Basilea Campagna si sono mostrate possibiliste sulla riapertura delle indagini. Innanzitutto vogliono visionare con attenzione la videocassetta del reportage. Attualmente manca comunque qualsiasi indizio concreto, hanno indicato lunedì sera in un comunicato stampa. Per la magistratura di Basilea Campagna, le affermazioni di un funzionario dei servizi segreti statunitensi non bastano, da sole, a far riaprire la vecchia inchiesta o per aprirne una nuova.

Il 1° novembre 1986, un incendio aveva devastato un deposito dell'industria chimico farmaceutica Sandoz, nel quale erano immagazzinate 1.300 tonnellate di prodotti agro chimici. Centinaia di migliaia di litri di acqua, provenienti dagli idranti dei pompieri ed avvelenate dalle sostanze tossiche, erano finiti nel fiume Reno, uccidendo 150.000 pesci.

L'inchiesta della magistratura di Basilea Campagna è stata chiusa nel 1992. Le cause dell'incendio non sono mai state determinate con certezza. Gli inquirenti non hanno escluso la possibilità di un atto criminale.

swissinfo e agenzie

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