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Nessuna soluzione in vista per i "sans-papiers"

Le proteste non hanno portato ad un cambiamento della plitica ufficiale

(Keystone)

A 10 mesi dalla loro introduzione, le misure del governo per regolarizzare le persone illegalmente presenti in Svizzera "non sono servite a nulla."

Per il Collettivo che difende decine di migliaia di illegali "è necessaria una sanatoria generale."

I collettivi dei sans-papiers svizzeri si scagliano, in un messaggio inviato mercoledì a Palazzo federale, contro la politica federale in materia di regolarizzazione dei clandestini. In particolare denunciano l'immobilismo che non ha sbloccato la situazione.

Nel dicembre del 2001 la ministra della giustizia svizzera, Ruth Metzler, aveva infatti annunciato in una circolare di prestare particolare attenzione ai casi umani difficili. Lo conferma ancora il portavoce del dipartimento, Mario Tuor: "I casi proposti dagli uffici cantonali competenti vengono esaminati con magnanimità".

L'uno per mille

Ma per ottenere un permesso di soggiorno, i clandestini devono dimostrare di essere dei cosiddetti "casi difficili" e disporre di una raccomandazione dei cantoni di residenza. In quasi un anno sono giunte a Berna solo 346 domande da parte dei cantoni.

Per i comitati spontanei organizzatisi negli ultimi anni, la cifra è irrisoria. Sarebbero ben 300'000 i clandestini in Svizzera e dunque la quota di regolarizzazioni non supererebbe l'uno per mille. La loro accusa è quindi esplicita: lo Stato non fa niente per migliorare la situazione precaria di chi risiede illegalmente in Svizzera.

A swissinfo risponde però Mario Tuor: "Non esiste una cifra ufficiale. L'Università di Neuchâtel ha proposto una stima di residenti in Svizzera illegalmente che si aggira fra i 70'000 e i 180'000. Il collettivo parla di 300'000, ma riteniamo le prime cifre più verosimili".

Ingiustizie regionali

Il collettivo condanna anche la pratica dei cantoni che non risponderebbe alla realtà vissuta dagli stranieri senza permesso. Delle 346 domande arrivate a Berna, circa 180 sono giunte da Ginevra, le altre da Basilea, Berna e da altri cantoni romandi.

Tutti gli altri cantoni farebbero le orecchie da mercante di fronte alla situazione. "Nei Grigioni - afferma il comunicato dei collettivi - migliaia di lavoratori in nero e senza carte in regola lavorano nel settore alberghiero, questo comportamento è pura arroganza".

Per rimediare alla situazione, Mark Haldimann del comitato bernese per i sans-papiers, ribadisce la necessità di una soluzione globale che permetta ai clandestini di ritornare alla dignità. Ma dalla Berna politica non sembra annunciarsi un'amnistia generale.

Niente soluzione globale

"Noi vogliamo una soluzione che rispetti le leggi vigenti - ribadisce Tuor - anche perché le esperienze dei paesi vicini non hanno risolto il problema. Le sanatorie non hanno portato ai risultati sperati; basta pensare all'Italia, dove l'immigrazione clandestina continua nonostante una generosa amnistia di qualche anno fa".

Ma Tuor le discrepanze fra i cantoni e le diverse sensibilità verso i problemi: "Il nostro sistema federale delega la responsabilità ai cantoni. Il Dipartimento federale di giustizia ha fatto il possibile, distribuendo delle indicazioni di procedura, ma non tutti i cantoni vi si attengono. Non possiamo fare di più".

Rifiuto del movimento?

Negli ultimi mesi i comitati spontanei hanno organizzato decine di manifestazioni e occupato molte chiese per sensibilizzare l'opinione pubblica sul fenomeno latente. Ma l'intransigenza dimostrata dalla politica non sembra dare ragione alla vasta eco che ha seguito la protesta.

"Riteniamo importante il lavoro del collettivo - afferma comunque il portavoce dell'Ufficio federale della giustizia - perché è riuscito a dare rilievo ad un tema sommerso. Per ogni individuo è difficile vivere nella paura costante di essere espulso, ma rimaniamo dell'opinione che chi viene a stare qui deve attenersi alle leggi".

Daniele Papacella, swissinfo

Fatti e cifre

Per i collettivi dei sans-papier i clandestini in Svizzera sarebbero 300'000
Una stima dell'Università di Neuchâtel ritiene pertinente una cifra fra le 70'000 e le 180'000 persone
Solo 346 domande sono state evase a Berna
Molti cantoni non si occupano del caso

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