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3 dicembre 2015 - 10:02 I diritti umani fanno parte della protezione del clima?



A Parigi la protezione del clima è tra le mani dei grandi della politica mondiale: il primo ministro indiano Narendra Modi durante un incontro il presidente francese François Hollande e il presidente americano Barack Obama.

A Parigi la protezione del clima è tra le mani dei grandi della politica mondiale: il primo ministro indiano Narendra Modi durante un incontro il presidente francese François Hollande e il presidente americano Barack Obama.

(Keystone)

Oggi vogliamo iniziare con un piccolo aneddoto sugli sviluppi dei negoziati sul clima a Parigi. L’altro ieri la Norvegia ha chiesto di rivedere completamente l'articolo 2.1 sugli obbiettivi dell'accordo di Parigi. La proposta alternativa era molto ridotta e tralasciava qualsiasi riferimento alla questione dei diritti umani, presente nella precedente versione. Un incubo per le organizzazioni della società civile che monitorano e osservano il processo negoziale. Le loro speranze si sono però riaccese ieri quando il Canada si è impegnato per ancorare nuovamente i diritti umani nella Convenzione. I dibattiti su tale questione proseguiranno di certo, con alti e bassi, nei prossimi giorni. 

Non sorprende il fatto che i diritti umani, come la parità tra i generi o tra le generazioni, stentino ad essere presi in considerazione nell’ambito di molti accordi internazionali. I testi – e perfino ogni singola parola – devono essere approvati da tutte le parti in causa, dato che alla base dei negoziati vi è la ricerca di un consenso generale. 

Se in seguito all’opposizione di un partecipante non si può raggiungere un consenso, tutto il negoziato rimane bloccato. E la ricerca di un consenso è particolarmente difficile proprio sulla questione dei diritti umani. Difatti, il modo di interpretare i diritti umani diverge molto tra una parte e l’altra e molti considerano inoltre che una questione “marginale”, come questa, non debba rientrare in un accordo sul clima. 

I diritti umani, marginali? Sicuramente no. Protezione del clima e diritti umani sono strettamente legati. Prendendo in considerazione questo legame nella conclusione dell’accordo, si possono evitare in seguito situazioni di conflitto e trovare soluzioni opportune. O possiamo accettare, ad esempio, il trasferimento forzato di intere popolazioni per una riforestazione, in nome della protezione del clima? La carenza di acqua per l’irrigazione di terreni coltivati? Condizioni climatiche instabili per le generazioni future, le quali non possono influenzare i negoziati attuali? 

No, non vogliamo assumerci questa responsabilità. Vogliamo, per tutti, un accordo sulla protezione del clima ambizioso, nel rispetto dei diritti umani. 

Felix Weber, membro della delegazione Swiss Youth for Climate COP21

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