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Non solo repressione

Il dibattito ha anche affrontato le critiche europee al rifiuto USA di applicare lo statuto di prigioniero di guerra ai detenuti afghani nella base di Guantanamo, a Cuba

(Keystone)

Come combattere il terrorismo? La risposta di alcuni esperti riuniti a Losanna è chiara. Gli atti terroristici non giustificano il ricorso sistematico alla legittima difesa e alla giustizia di stato.

Una decina di professori, giuristi e esperti internazionali riuniti venerdì all'Università di Losanna hanno invitato i potenti del pianeta ad una maggiore concertazione mondiale, che non deve limitarsi però alla repressione.

Garantire i diritti fondamentali

«Il terrorismo è una minaccia duratura e forte per la pace sulla Terra. Una realtà che deve essere gestita dalle Nazioni Unite senza giustificare un ricorso esteso alla legittima difesa», ha affermato Yves Sandoz, l'ex responsabile del diritto internazionale in seno al Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR).

Ribadendo un principio ripreso poi da tutti gli intervenuti al convegno, Sandoz ha detto che il Diritto internazionale umanitario deve costituire la base legale fondamentale, applicabile in caso di ogni conflitto.

L'ex presidente del CICR Cornelio Sommaruga ha ricordato che lo scopo dell'ONU è proprio prevenire i conflitti. Un ruolo che esclude l'uso della forza ad eccezione di operazioni di mantenimento della pace.

Terrorismo come conseguenza?

Georges Abi-Saab, professore all'Istituto di alti studi internazionali all'Università di Ginevra, ha definito gli attacchi terroristici come quelli dell'11 settembre un effetto secondario della mondializzazione e della decadenza di certi governi.

L'accademico ha citato il caso dell'Afghanistan, dove deboli forze politiche non hanno potuto impedire o hanno addirittura incoraggiato comportamenti terroristici.

Come definire il terrorismo?

Nel convegno è comunque emerso che il concetto stesso di terrorismo è molto fluido. Il vicedirettore dell'Ufficio federale di giustizia Philippe Boillat, ha ricordato che l'Unione europea era vicina ad una definizione giuridica comune. Per Yves Sandoz, «si parla di terrorismo quando si attenta in modo indistinto e volontario alla vita dei civili».

Il dibattito ha poi affrontato le critiche europee al rifiuto USA di applicare lo statuto di prigioniero di guerra ai detenuti afgani a Guantanamo. «Il diritto internazionale umanitario si applica a tutte le forme di guerra, a quelle del passato come a quelle del futuro», si è detto convinto Christian Dominice, professore di diritto a Ginevra.

Molti intervenuti hanno inoltre sottolineato come un passo da gigante nella giusta direzione sia stato compiuto proprio ieri con la nascita della Corte penale internazionale.

swissinfo e agenzie

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