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Nuove critiche al carcere di Champ-Dollon

L'esterno di una cella di Champ-Dollon a cui un detenuto aveva intenzionalmente appiccato il fuoco

(Keystone/Police Genève)

La giustizia ginevrina ricorre troppo facilmente e troppo a lungo alla detenzione preventiva. Lo dicono degli esperti che hanno studiato il caso del problematico carcere di Champ-Dollon.

Il nuovo rapporto era stato richiesto dal parlamento cantonale a causa del cronico sovraffollamento della prigione.

La lentezza della magistratura ginevrina, nonchè l'eccessiva durata delle detenzioni preventive sono state nuovamente stigmatizzate da un rapporto sul carcere di Champ-Dollon, stilato anche in seguito alle lamentele dei prigionieri.

Alcuni giorni fa, la Lega svizzera dei diritti umani (LSDU) aveva pubblicato un suo rapporto in cui affermava che i diritti fondamentali dei detenuti non sono sempre rispettati nel carcere preventivo, da svariati anni in stato di sovraffollamento cronico.

Fra le ragioni che spiegano questa situazione, la LSDU citava in particolare la lentezza delle procedure giudiziarie e la lunghezza delle detenzioni preventive, la cui durata supera spesso l'entità delle condanne definitive.

Identiche conclusioni

Mercoledì, i tre esperti designati dal Gran Consiglio ginevrino per analizzare la situazione dello stabilimento carcerario hanno comunicato di essere giunti a conclusioni identiche: il numero insufficiente dei giudici istruttori rallenta l'andamento delle procedure giudiziarie. Ne deriva una durata eccessiva delle detenzioni preventive.

Gli esperti - un medico, un giurista e un'esperta dell'Associazione di prevenzione contro la tortura - sottolineano peraltro la tendenza dei giudici a "incarcerare troppo facilmente".

Polizia violenta

Il rapporto denuncia inoltre il ricorso "inappropriato" alla violenza in occasione degli arresti e degli interrogatori da parte della polizia. Dei 125 detenuti interrogati, il 30% ha riferito di maltrattamenti fisici.

Questo tasso "molto elevato" ha sorpreso uno degli esperti, l'ex medico cantonale Jean-Pierre Restellini, che opera quale esperto per il Comitato europeo per la prevenzione della tortura.

Oltre a raccomandare un'istanza di sorveglianza della polizia, gli esperti auspicano pure una riforma a livello giudiziario.

Viene messa particolarmente in causa la Camera d'accusa - incaricata di pronunciarsi sulla proroga delle detenzioni preventive - le cui udienze non sono pubbliche e dove, a detta degli esperti, il diritto degli indiziati ad essere ascoltato non è spesso rispettato.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Il 6 settembre del 2006 (data dell'ultimo censimento) nelle carceri svizzere vi erano 5'888 detenuti.
1'808 di loro si trovavano in detenzione preventiva.
La percentuale di stranieri era del 69%.Quella di donne del 5,7%.
L'80% delle persone in carcere preventiva era di origine straniera, la metà dei quali sprovvista di permesso di soggiorno.
Il tasso d'occupazione era dell'87%.

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In breve

L'articolo 48 della Costituzione federale stabilisce che i cantoni possono concludere trattati intercantonali (o concordati) nei settori di loro competenza.

I cantoni si avvalgono ad esempio di questa possibilità per coordinare il sistema penitenziario. A livello nazionale, esistono tre concordati che definiscono le linee direttive dell'esecuzione delle pene, uno per ogni regione: Svizzera orientale, Svizzera centrale e settentrionale, Romandia e Ticino.

Nella Confederazione ci sono 9 stabilimenti chiusi, 10 penitenziari semiaperti e numerose prigioni regionali e centri di detenzione preventiva. In totale esistono 122 stabilimenti.

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