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Nuove strategie per l'integrazione

Vivere segregati: anche nelle città svizzere i gruppi sociali tendono ad abitare separati

(swissinfo.ch)

Il 20,1 per cento della popolazione non ha un passaporto svizzero. I problemi di integrazione si fanno sentire soprattutto nelle grandi città.

Nuove strategie di partecipazione intendono dare una voce agli esclusi, per superare l'emarginazione e l'incomprensione.

Sono oltre un milione e duecentomila gli stranieri residenti in Svizzera che pur contribuendo in maniera sempre più determinante al prodotto interno lordo e alla sopravvivenza delle assicurazioni sociali rimangono senza diritti politici e diritto di partecipazione. Questo in sintesi il messaggio lanciato dalla direttrice del Dipartimento formazione, ambiente e integrazione della città di Berna, Edith Olibet, in apertura alla prima sessione del "Forum per l’emigrazione".

La nuova piattaforma, unica nel suo genere in Svizzera, è stata varata sabato 17 agosto. Il traguardo è dare voce a chi non ha diritto di voto nel paese. Dal forum d’incontro che si vorrebbe permanente, dovrebbero nascere delle nuove forme di partecipazione che evadano gli stretti limiti all’acquisizione della cittadinanza.

Problemi quotidiani

Negli anni Sessanta erano gli italiani, poi sono arrivati gli spagnoli, i portoghesi e, sempre più, soprattutto nelle zone urbane del paese, la società si trasforma in un crogiolo di culture. Le lingue dell’ex-Iugoslavia contano il doppio dei parlanti del romancio, quarta lingua nazionale. Addirittura il dieci per cento della popolazione kossovara abita in Svizzera.

Ma la quotidianità non è facile. Tutte le piccole regole della civiltà elvetica, dall’utilizzazione comune della lavatrice nei condomini alla tassa sul sacco dei rifiuti, creano incomprensioni e asti. Da più parti, anche in Parlamento si sentono le rivendicazioni per il blocco dell’immigrazione, per un disciplinamento più severo.

Spontaneamente, per ragioni economiche o per un attrito congenito, la separazione assume caratteri di ghetto in molte città elvetiche. Gli stranieri vivono spesso uniti in quartieri popolari; analoga la situazione per i cittadini elvetici, ritirati nei loro bastioni. L’integrazione rimane quindi difficile e anche le scuole di quartiere, che si ritrovano sui due fronti con condizioni opposte, non riescono a dare delle risposte sufficienti a garantire l’amalgama e di seguito le pari opportunità sul mercato del lavoro.

Ma la realtà sembra ineluttabile: l’economia chiama e anche il ritorno al paese d’origine, dopo aver dato il proprio contributo alla ricchezza elvetica per decenni, non è più la normalità. Lo dimostrano alcuni studi a cui il "Forum per dell’emigrazione" fa riferimento.

Le nuove proposte

Per rispondere alle necessità impellenti, l’integrazione ha conquistato un nuovo spazio e una nuova importanza. Edith Olibet lo conferma a swissinfo: "Nel discorso politico, l’integrazione non è più un baluardo della sinistra, sempre più sia gli ambienti economici, sia le forze politiche borghesi sostengono gli sforzi verso nuove soluzioni, in primo luogo c’è l’acquisizione della lingua, ma anche la conoscenza reciproca è fondamentale".

Il Parlamento vaglia attualmente una naturalizzazione semplificata per chi è nato in Svizzera, ma le regole rimangono rigide, soprattutto per il principio del luogo d’origine. Negli altri paesi si registra solo il luogo di nascita, mentre l’origine affonda le radici nella secolare tradizione comunalistica ed è dura a morire, malgrado i vantaggi legati a questo onore di sangue vadano scemando.

Attraverso il Forum, nella città di Berna si intende aprire ulteriormente lo spazio di partecipazione della popolazione straniera attraverso i comitati di quartiere. Alcuni esempi concreti sono già in applicazione. Attraverso un credito stanziato nel 1998 si è lanciato un programma di rivitalizzazione urbana. I progetti realizzati prevedono interventi di ampliamento e rivalutazione delle aree verdi e ricreative della città.

La partecipazione attiva di tutta la comunità interessata si è dimostrata efficace per l’incontro e lo scambio di esperienze. Per questo è si è resa necessaria un’offensiva d’informazione con uno sforzo di traduzione in numerose lingue. La via è segnata. Dal Forum si aspettano nuove proposte per ulteriori campi d’intervento.

Daniele Papacella, Berna

Verso un nuovo dibattito

Un forum, aperto a Berna, cerca nuove vie per integrare anche chi non ha diritto di voto nella vita sociale e politica locale. La serie di incontri, partita il 17 agosto, vuole parlare a chi non ha voce per cristallizzare delle possibilità d'intervento.

Al centro della prima giornata di dibattiti: la vita nelle città, dove la presenza di non svizzeri raggiunge anche il 40 per cento. Seguiranno nei mesi prossimi altri temi come la scuola, la lingua, la partecipazione politica.

Si tratta di un progetto pilota che trae spunto da una ricerca nazionale che ha evidenziato i problemi principali della vita degli stranieri in Svizzera.

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