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Ondate di proteste alle caricature di Maometto

Dei militanti di Hamas hanno bruciato la bandiera danese in Cisgiordania

(Keystone)

Mentre i mussulmani nella Confederazione si dicono «scioccati», anche in Svizzera si affronta il dibattito sulla libertà dei media e il rispetto della religione.

Le caricature del profeta dell'Islam apparse su vari giornali europei hanno spinto migliaia di mussulmani di tutto il mondo a manifestare nelle strade.

Le immagini controverse di Maometto erano state pubblicate nel settembre 2005 dal giornale danese Jyllands-Posten. Il caso è però scoppiato solo in seguito, quando le caricature sono state riproposte da un settimanale norvegese.

Negli scorsi giorni, sono state pure riprese da numerose testate giornalistiche di Svizzera, Francia, Germania, Italia, Ungheria, Olanda e Spania, dopo che l'editore danese aveva presentato le sue scuse.

Oltre ad aver suscitato un'ondata di proteste nel mondo mussulmano, il gesto di solidarietà dei giornali europei ha acceso il dibattito sulle libertà dei media e il rispetto della religione.

Peter Studer, presidente del Consiglio svizzero della stampa, avverte che le reazioni di protesta e le minacce giunte dal mondo islamico «possono rappresentare un pericolo per la libertà di espressione dell'Occidente», dove la caricatura «fa parte della libertà dei media».

I limiti della provocazione

«Le provocazioni sono permesse. Bisogna però fissare dei limiti, soprattutto quando si ferisce la dignità umana», dice Studer a swissinfo.

Il presidente del Consiglio svizzero della stampa osserva ad ogni modo che «l'immagine di Maometto riportata dai giornali non corrisponde a quella del profeta riverito dagli studenti dell'Islam e dalla vasta maggioranza dei mussulmani».

«È una distinzione estremamente importante. Il Maometto caricaturato è lo stesso invocato dagli islamisti violenti», commenta Studer, facendo in particolare riferimento all'immagine che ritrae il profeta con una miccia di dinamite che esce dal turbante.

Caricature inaccettabili

Intanto, la Lega dei mussulmani della Svizzera ha reso noto che ritiene «inaccettabili» le caricature di Maometto pubblicate dai giornali.

Questo tipo di disegni, ha spiegato il presidente della Lega Adel Mejri, «non aiuta di certo a creare un clima di tolleranza e di rispetto interreligioso. Si ridicolizza il profeta Maometto presentandolo come un terrorista, e questo è inaccettabile, poiché tale atteggiamento lede in modo grave l'immagine dell'Islam, che è una religione di pace e tolleranza».

Le dichiarazioni di Mejri vanno ad aggiungersi a quelle del portavoce della moschea di Ginevra Hafid Ouardiri, che giovedì aveva condannato le caricature definendole «provocatorie, volgari, ingiuriose e oscene».

Un appello alla saggezza

Più sfumato invece il giudizio dell'intellettuale ginevrino Tariq Ramadan, che ha lanciato un appello alla moderazione, incitando «arabi ed occidentali a far prova di saggezza».

Ramadan ritiene imperativo lasciar da parte i sentimenti in questo genere di situazione. L'islamologo riconosce tuttavia che «il mondo arabo dovrebbe imparare ad assumere una certa distanza critica».

«Devono capire che l'Occidente pratica da tempo la satira politica, ma anche religiosa. Sull'altro versante, gli occidentali non possono ignorare che questo genere di caricatura è vissuto come un'offesa da tutti i mussulmani, e non solo dai radicali», sottolinea Ramadan.

Reazioni dal mondo

Mentre nei Paesi mussulmani, dove il venerdì è giorno di preghiera, migliaia di fedeli sono tornati a manifestare in piazza (la tradizione islamica proibisce le rappresentazioni del profeta o di Allah), la vicenda delle caricature di Maometto continua a suscitare reazioni in tutto il mondo.

Il Dipartimento di Stato americano ha giudicato «inaccettabile» la pubblicazione dei disegni sulla stampa europea, perché si tratta di un'incitazione all'odio religioso o di carattere etnico.

Giudizio critico anche a Londra, dove il ministro degli esteri Jack Straw ha parlato di una «mancanza di rispetto». Numerose capitali europee, tra cui Roma e Parigi, invitano invece al rispetto dei valori religiosi, sebbene abbiano ricordato il valore della libertà e della democrazia.

Dal canto suo, Bruxelles ricorda che l'Unione europea non può e non vuole mettere veti. Fuori dal coro il vicepresidente della Commissione europea, Franco Frattini, per il quale «le vignette non andavano pubblicate».

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Stando al censimento nazionale del 2000, in Svizzera vivono 311'000 mussulmani.
La maggior parte di loro proviene dai Balcani e dalla Turchia.
I cittadini di fede mussulmana rappresentavano il 2,2% della popolazione elvetica nel 1990.
Il 4,3% nel 2000.

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In breve

Il 30 settembre 2005, il quotidiano conservatore danese «Jyllands-Posten» ha pubblicato 12 disegni satirici intitolati "I visi di Maometto".

Le caricature sono state riproposte il 10 gennaio dal settimanale cristiano norvegese «Magazinet», in nome della libertà di espressione.

Numerosi giornali europei, tra cui 4 svizzeri, hanno ripreso le immagini. Non è invece stato così in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Venerdì, la vicenda ha assunto proporzioni mondiali con manifestazioni di protesta in decine di Paesi.

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