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Onde gravitazionali: Einstein aveva ragione

Per la prima volta, gli scienziati hanno osservato in modo diretto le onde gravitazionali ipotizzate un secolo fa dalla teoria della relatività di Albert Einstein. Queste “vibrazioni” della spazio-tempo, provocate da fenomeni molto violenti come i buchi neri, aprono uno scenario di scoperte senza precedenti sul cosmo e la genesi dell’universo. La stampa elvetica sottolinea il valore eccezionale di questa scoperta. 

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 febbraio 2016 - 10:43
swissinfo.ch
Le onde gravitazionali. MPI für Gravitationsphysik

Come le onde generate da un sasso che cade in uno stagno, le onde gravitazionali percorrono l’universo alla velocità della luce creando increspature dello spazio-tempo finora invisibili. Poiché interagiscono molto poco con la materia, le onde gravitazionali conservano la ‘memoria’ degli eventi che le hanno generate e sono dunque una fonte preziosissima d’informazioni sulle origini dell’universo. 

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La scoperta trova ampio spazio sulla stampa svizzera. Molti quotidiani mettono l’accento sul fatto che Albert Einstein ci aveva proprio azzeccato durante i suoi studi in Svizzera sulla teoria della relatività. “Einstein aveva ragione”, titolano la Basler Zeitung, il Blick e il Corriere del Ticino. Un sentimento condiviso anche dal Tages Anzeiger, che titola “La prova definitiva per le onde di Einstein”.

“Ciò che i ricercatori hanno misurato è infinitiva mente piccolo. Ma ciò mostra che il grande fisico aveva calcolato in modo corretto”, ritiene il Blick. Nel loro commento comune, Tages Anzeiger e Der Bund scrivono: “È un evento scientifico sensazionale e degno di un Premio Nobel. E soprattutto è il trionfo finale per la teoria della relatività generale di Einstein”.

Senza omettere l’apporto di Einstein, alcuni giornali insistono sulle conseguenze incredibili di questa scoperta. “Si apre una finestra sull’universo”, titola ad esempio Le Matin, secondo cui “non vedremo più il mondo allo stesso modo”.

Questa idea si ritrova anche in prima pagina di Le Temps, che titola “Un nuovo sguardo sull’universo”. E il grande quotidiano romando prosegue: “La scoperta ha una portata fantastica perché, oltre a rafforzare le teorie di Einstein, permette di aprire un nuovo campo d’esplorazione quasi fantasmagorico, quello dello studio dei buchi neri, di tutti gli oggetti cosmici finora invisibili, del cuore delle stelle. E infine di scovare perfino i più piccoli sussulti del Big Bang”.

 

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