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Ostaggi del CICR, stato d'urgenza sull'isola di Jolo

Gli appelli per la liberazione dei tre ostaggi si sono moltiplicati negli ultimi giorni

(Keystone)

La sorte dei tre ostaggi del Comitato internazionale della Croce rossa, tra cui uno svizzero, è appesa a un filo dopo la scadenza dell'ultimatum lanciato dai rapitori, legati al gruppo islamista Abu Sayyaf.

I rapitori hanno minacciato di decapitare uno dei tre ostaggi se le truppe filippine non si ritireranno dai 14 villaggi della provincia di Sulu, nel sud . L'ultimatum è scaduto martedì alle 8 ora svizzera.

Il ministro dell'interno Ronaldo Puno ha però già dichiarato che "è impossibile soddisfare la richiesta". "Ci troviamo nella situazione in cui anche se volessimo, non potremmo farlo", ha spiegato, stando a quanto riportato da una televisione filippina.

Il governo di Manila considera inaccettabile la richiesta, che confinerebbe i soldati "in un angolino" di Jolo, dove sarebbero vulnerabili e non potrebbero proteggere mezzo milione di abitanti dell'isola, ha aggiunto Puno.

Stato d'urgenza

Appena scaduto l'ultimatum, il governatore della provincia di Sulu, Abdusakur Tan, ha decretato lo stato d'urgenza sull'isola. Questo provvedimento autorizza i militari a limitare i movimenti dei civili e ad imporre un coprifuoco.

I ribellli di Abu Sayyaf hanno fatto sapere, attraverso un SMS inviato all'agenzia Associated Press, che "non ci sarà un'estensione della scadenza dei termini per il ritiro e non ci sarà liberazione degli ostaggi senza ritiro". Nel 2001, il gruppo aveva già ucciso un ostaggio, l'americano Guillermo Sobero.

Gli appelli per la liberazione dello svizzero Andreas Notter (39 anni), dell'italiano Eugenio Vagni (62 anni) e della filippina Mary Jean Lacaba (37 anni) si sono moltiplicati nelle ultime ore.

Appello del Papa

"Tutto quello che facevano era aiutare le persone nel bisogno nella vostra regione; nessuna ideologia e nessuna religione può giustificare la loro uccisione", ha dichiarato il presidente del CICR Jakob Kellenberger. "Il nostro messaggio a Abu Sayyaf è: per favore, risparmiateli e liberate Mary Jean, Eugenio e Andreas".

Lunedì è intervenuto anche Papa Benedetto XVI. "Il Santo padre, nel nome di Dio, chiede la loro liberazione e sollecita le autorità a favorire ogni pacifica soluzione nella drammatica vicenda", si legge in una nota della Santa Sede.

"Facendo propria la preoccupazione delle famiglie e di quanti hanno a cuore la salvezza dei tre operatori umanitari della Croce Rossa sequestrati nell'isola di Jolo", il Pontefice "desidera elevare la sua voce e fare appello affinchè il senso umanitario e la ragione abbiano il sopravvento sulla violenza e l'intimidazione".

I tre operatori della Croce Rossa sono stati rapiti il 15 gennaio scorso, mentre uscivano da carcere dove si erano recati per un sopralluogo nell'ambito di un progetto di ristrutturazione della rete idrica.

Movimento integralista

Il movimento integralista Abu Sayyaf – che in arabo significa 'spada di Dio' – è nato all'inizio degli anni '90 da una costola del Fronte Moro Islamico di Liberazione, a sua volta scissosi dal Fronte Moro nazionale di liberazione.

Obiettivo dichiarato del gruppo, responsabile di decine di attacchi sanguinosi, è creare uno stato islamico indipendente nel sud dell'arcipelago.

Il suo campo d'azione è concentrato in alcune isole meridionali delle Filippine. Tra gli obiettivi presi di mira con attacchi, sequestri, stupri ed estorsioni ci sono chiese cattoliche, scuole e supermercati. Spesso il gruppo ha utilizzato i rapimenti per reperire fondi con cui finanzia le sue azioni.

swissinfo e agenzie

Circa 400 militanti

Le isole di Jolo, Mindanao e Basilan, circa 1'000 chilometri a sud di Manila, è una delle roccaforti del gruppo Abu Sayyaf.

Dopo gli attentati dell'11 settembre, l'organizzazione, ritenuta legata ad Al Qaida, è stata inserita nella lista dei gruppi terroristi.

Secondo le forze di sicurezza filippine, che hanno dispiegato a Jolo circa 8'000 militari, Abu Sayyaf può contare su circa 400 militanti.

Il gruppo è stato fondato all'inizio degli anni '90 dal predicatore islamico Abdulrajak Abubakar Janjalani, ucciso nel 1998.

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(swissinfo.ch)


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