Pavel Borodin accusato a Ginevra di riciclaggio e crimine organizzato

L'avvocato di Borodin, Dominique Poncet ha difeso davanti alla stampa l'innocenza del suo assistito Keystone

L'ex tesoriere del Cremlino Pawel Borodin è stato estradato in Svizzera dagli Stati Uniti ed è stato formalmente accusato dalla magistratura ginevrina di riciclaggio e partecipazione ed organizzazione criminale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 aprile 2001 - 12:47

Accompagnato da tre poliziotti ginevrini, Borodin è arrivato sabato mattina a Ginevra a bordo di un aereo di linea della Swissair. Nel pomeriggio il 54 enne ex tesoriere del Cremino, in presenza dei suoi quattro avvocati, è stato interrogato per un'ora dal procuratore Daniel Devaud, per essere poi ricondotto al carcere di Champ-Dollon.

Dopo l'interrogatorio, l'avvocato di Borodin Dominique Poncet ha detto di fronte ai giornalisti che il suo mandante continua a respingere tutte le accuse. Ha inoltre annunciato che gli avvocati chiederanno martedì o giovedì la liberazione provvisoria di Borodin.

Il delitto di riciclaggio, ha aggiunto Poncet, presuppone che vi sia stata una violazione della legge. Ma ciò è stato negato dagli inquirenti russi. L'avvocato ha dato ad intendere di non ritenere la giustizia competente per il caso. Il procuratore Devaud non ha per ora rilasciato dichiarazioni.

Borodin era stato arrestato a New York il 17 gennaio mentre cercava di entrare negli Stati Uniti per partecipare alla cerimonia d'insediamento del presidente George W. Bush. Contro di lui vi era un mandato di cattura internazionale spiccato dalla giustizia ginevrina. Lunedì scorso aveva accettato a sorpresa l'estradizione in Svizzera.

Il procuratore Devaud aveva in precedenza affermato di avere le prove che l'ex tesoriere ha accettato dalle società ticinesi Mabetex e soprattutto Mercata tangenti per oltre 25 milioni di dollari per la concessione di appalti per la ristrutturazione del Cremlino. La procura generale russa ha tuttavia completamente scagionato Borodin, sostenendo che le prove per incriminarlo non ci sono.

Non è ancora sicuro né se verrà fatto un processo e nemmeno se, in questo caso, Borodin debba rimanere in carcere. Non è certo che il giudice consideri la sua detenzione necessaria fino al processo, aveva detto la settimana scorsa il procuratore generale di Ginevra Bernard Bertossa. Toccherà alla camera d'accusa ginevrina decidere sulla detenzione preventiva.

Secondo Bertossa in caso di liberazione su cauzione sussisterebbe un certo pericolo di fuga. Per questo, la garanzia dovrebbe consistere in una grossa somma. A suo avviso, il ritiro del passaporto non sarebbe sufficiente: Borodin «potrebbe subito procurarsi nuovi documenti».

Intanto da Mosca è giunto un ammonimento alle autorità giudiziarie svizzere affinchè rispettino le garanzie dell'indagato e tutte le procedure legali nel procedimento nei confronti dell'ex tesoriere del Cremino.

«L'importante è che tutte le formalità giuridiche concernenti questo caso siano rispettate e che la questione non sia politicizzata», ha detto all'agenzia Itar-Tass il portavoce del ministero degli esteri russo, Aleksandr Iakovenko. La sua dichiarazione è stato il primo commento ufficiale giunto da Mosca dopo l'estradizione di Borodin in Svizzera.

swissinfo e agenzie

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