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Politica estera con prudenza

Riflessioni e discussioni sulla politica estera in seno alla deputazione radicale prima del voto sulla dichiarazione sul Medio Oriente

(Keystone)

È la posizione del Consiglio nazionale, che con 96 voti contro 75 ha respinto una dichiarazione sul conflitto in Medio Oriente, giudicata pericolosa per la neutralità.

Non sono passate tre settimane dal voto popolare che ha decretato l'adesione all'ONU, che la prima polemica in materia di politica estera è già scoppiata in parlamento. A scatenarla è stata una dichiarazione sulla crisi in Medio Oriente, un testo messo a punto dalla Commissione di politica estera del Nazionale, nel quale la Camera del popolo esprime la sua preoccupazione e chiede alle parti in conflitto di "cessare immediatamente le violenze conformemente alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU, di rispettare le norme del diritto internazionale (in particolare la IV Convenzione di Ginevra relativa alla protezione dei civili) e di riprendere gli sforzi in vista di creare due Stati".

Centro destra contrario

"Se adottiamo questa dichiarazione togliamo sotto i piedi del Consiglio federale la base sulla quale sviluppare i buoni uffici", ha detto l'UDC Ulrich Schlüer, proponendo di respingerla. "La neutralità svizzera significa non immischiarsi in conflitti bellici internazionali, e questo invece facciamo con questa risoluzione", ha rincarato il leader dell'UDC, Christoph Blocher.

"La distruzione dei villaggi palestinesi, l'occupazione delle città palestinesi da parte di carri armati israeliani e l'umiliazione sistematica della popolazione palestinese provoca fiammate di violenza nel campo palestinese, ciò che non può non avere ripercussioni sulla popolazione israeliana", viene osservato nella dichiarazione.

Contro la risoluzione si sono schierati anche liberali-radicali e democristiani. "Pochi giorni dopo il sì all'ONU, il nostro capitale di neutralità non può essere dilapidato a breve termine con una simile dichiarazione", ha affermato Felix Gutzwiller, che a nome del PLR ha bollato di "unilaterale" il testo. Il progetto della commissione è risultato "squilibrato" anche per il capogruppo PPD, Jean-Philippe Maitre. La Svizzera dovrebbe agire piuttosto da mediatrice e non da accusatrice.

Nessuna violazione della neutralità

La dichiarazione non contiene nessun tipo di condanna, ha replicato a nome della commissione il PLR Ulrich Fischer: "Un appello alla cessazione delle ostilità non può certo essere classificato come contrario alla neutralità". Quanto alla valutazione della situazione mediorientale, "ogni tanto bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, anche se questo non è facile", ha precisato Fischer, ricordando che in commissione la dichiarazione era stata approvata per 10 voti a 2.

A sostenere la commissione è rimasta soltanto la sinistra. "Questa risoluzione è perfettamente in linea con la posizione del Consiglio federale e con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e non viola in nessun modo la nostra neutralità", ha detto a nome dei socialisti Remo Gysin. Per non sbilanciarsi a livello internazionale, ma anche per non riattizzare la polemica interna sulla neutralità, alla fine la maggioranza dei consiglieri nazionali ha preferito tacere.

Luca Hoderas

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