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«Crisi: a ciascuno la propria soluzione»

(Keystone)

Sulla migliore soluzione per superare la crisi economica e finanziaria le opinioni divergono. Lo si è visto lunedì nella camera bassa del parlamento, lo si constata di nuovo nei commenti della stampa.

Il dibattito fiume dedicato alla crisi economica e finanziaria e al piano di sostegno congiunturale della Confederazione, durato nove ore e conclusosi lunedì alle dieci e mezza di sera, ha messo in difficoltà anche la stampa, chiamata ad analizzare a tarda ora la valanga di proposte e di impulsi venuti dai deputati e a fare il punto sulle decisioni finali.

Significativo in questo senso il titolo scelto di Le Matin: «Crisi: a ciascuno la sua soluzione», scrive il tabloid romando, allineando sulla pagina le citazioni di alcuni protagonisti del dibattito parlamentare e definendo le proposte di volta in volta «la più semplicista», «la più improbabile», «la più ideologica», ecc.

Nella stessa direzione va l'editoriale della Basler Zeitung: il quotidiano basilese titola il suo commento «I desideri hanno alta congiuntura» e nota: «Tutti danno il loro contributo alla guarigione della Confederazione e ancor più alla confusione dei poveri magistrati Leuthard e Merz (ministri dell'economia e delle finanze, NdR). Perché le proposte divergono sensibilmente, a seconda del punto di vista ideologico».

Un'analisi più profilata è proposta dal 24heures e dalla Tribune de Genève. Secondo i due quotidiani romandi, la maggioranza del parlamento ha fatto bene a non seguire le proposte di aumentare il volume del pacchetto di misure a sostegno della congiuntura, approvando la proposta del governo pari a circa 700 milioni di franchi.

«Se la Svizzera continuerà a non cedere alle grida di indignazione, potrà curare le proprie piaghe e risalire alle prime posizioni della competitività e della crescita. Le sue finanze avranno un po' di piombo nelle ali, ma ciò non le impedirà di decollare», scrive l'editorialista dei due quotidiani. «Forzando la dose, si rischierebbe di prolungare la convalescenza».

Riflessioni sulla politica congiunturale

La questione delle misure a sostegno della congiuntura è al centro anche dell'editoriale della Neue Zürcher Zeitung. Non entrando nei dettagli del dibattito parlamentare, il quotidiano zurighese d'ispirazione liberale si limita a notare che «la politica congiunturale di stampo keynesiano festeggia il suo rinascimento».

Il quotidiano constata che la decisione del Consiglio nazionale non è in contrasto con il freno all'indebitamento, ma avverte che «la discussione sulla politica congiunturale della Svizzera non è finita». Un terzo pacchetto di misure per il 2010 non è da escludere, se la crisi economica dovesse peggiorare. Anche alcuni parlamentari borghesi si sono espressi a favore di una simile eventualità, ricorda la NZZ.

Il giornale avverte però che un terzo pacchetto non potrebbe più rispettare i parametri del freno all'indebitamento e che non tuttte le misure sono adatte a stimolare la congiuntura. E conclude: «Elaborando la politica congiunturale, il parlamento [...] non deve tenere sotto controllo solo i debiti, ma anche evitare di costruire strutture dannose».

«Avvertimento all'UBS»

Curioso è il fatto che la Neue Zürcher Zeitung non menzioni la mozione relativa all'UBS approvata dal Consiglio nazionale, una mozione che vuole imporre dei limiti ai salari dei manager e aumentare il controllo statale sulla grande banca. La mozione ha invece trovato molto spazio in altri quotidiani della Svizzera tedesca.

«Avvertimento all'UBS», titola per esempio il Bund. Nel suo editoriale, il quotidiano bernese nota che «chi paga, comanda. E questo vale anche in politica. È perciò legittimo che il parlamento voglia regolamentare i salari dell'UBS». Il Bund si chiede però se la misura sia nell'interesse dei contribuenti. A suo avviso l'UBS può avere «capi competenti» solo se può pagare «salari in qualche modo concorrenziali».

Il Tages Anzeiger parla dal canto suo della necessità di «smantellare la concentrazione di rischi» che rappresentano le grandi banche e vede con favore il fatto che il Consiglio nazionale «abbia aperto la porta a una regolamentazione dei mercati finanziari».

Il quotidiano zurighese considera però che la soluzione del problema non possa essere trovata a livello nazionale. E invita il governo a partecipare alla discussione sugli standard internazionali e su un organo di sorveglianza che possano evitare in futuro crisi analoghe. «Altrimenti alla fine rimane solo la grande sorpresa, come nel caso del segreto bancario, per il fatto che le regole svizzere non sono ne accettate né comprese all'estero».

Per la stampa è però evidente che la mozione approvata dal Consiglio nazionale grazie a un'alleanza tra socialisti e Unione democratica di centro avrà poche possibilità di essere accettata dal Consiglio degli Stati (camera dei cantoni), dove la maggioranza è in mano ai partiti di centro.

swissinfo, Andrea Tognina

Misure di stabilizzazione

Prima fase dal gennaio 2009 (totale 900 milioni di franchi):

Liberazione delle riserve di crisi delle casse federali: 550 milioni

Abrogazione del blocco dei crediti: 205 milioni

Aumento della spesa per la protezione contro le inondazioni: 66 milioni

Contributi alla promozione dell'alloggio: 45 milioni

Spese per costruzioni civili: 20 milioni

Promozione delle esportazioni: 5 milioni.

Seconda fase dall'estate 2009 (totale 700 milioni):

Miglioramento delle infrastrutture, in particolare trasporti ferroviari e stradali: 530 milioni

Investimenti in energia e ambiente: 80 milioni

Finanziamenti supplementari per la ricerca: 50 milioni

Altri settori, tra cui turismo: 40 milioni.


Misure supplementari dal 2009-2010 (non ancora quantificabili finanziariamente):

Prolungamento da 12 a 18 mesi delle indennità per lavoro parziale, allo scopo di limitare i licenziamenti presso le imprese in difficoltà.

Aumento dei contributi all'assicurazione contro i rischi delle esportazioni in favore delle aziende esportatrici confrontate a carenze di liquidità.

Modifica della legge che promuove la costruzione di abitazioni e l'accesso alla proprietà.

Sgravi fiscali, in particolare per le famiglie, allo scopo di favorire i consumi.

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