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«La fine di un teatro assurdo»

Max Goeldi riabbraccia i familiari

(AFP)

Il ritorno di Max Göldi in Svizzera è stato accolto con gioia e soddisfazione dalla stampa svizzera, che non risparmia però le critiche alla diplomazia svizzera, costretta a piegarsi al volere di uno Stato manipolatore.

«Finalmente liberi!», titolano la Berner Zeitung e Le Matin. È la fine di «una brutta storia, di un teatro assurdo», fanno eco il Tages Anzeiger e il Bund. Per la stampa svizzera, il ritorno a casa di Max Göldi è la fine di un vero e proprio incubo, iniziato con l’arresto a Ginevra di Hannibal Gheddafi, nel lontano agosto del 2008.

«Lo stupore dell’arresto, il terrore dell’incarcerazione, l’interminabile attesa all’ambasciata, il processo, la prigione, la liberazione. E poi –infine – la libertà», così la Tribune de Genève e 24heures ricordano il lungo calvario dei due ostaggi svizzeri. «Al momento del ritorno, il nostro primo sentimento, è la gioia. Evidentemente. La gioia, costi quel che costi».

«Si tratta della fine di una prova dolorosa, scrive dal canto suo Le Temps, che ha ricordato alla Svizzera che non è saggio ignorare i rapporti di forza quando questi sono favorevoli a potenze feroci ed imprevedibili (…), manipolatrici e convinte della loro superiorità».

Tutto è bene quel che finisce bene ?

La gioia della stampa svizzera lascia però presto spazio alle interrogazioni sulle modalità del raggiungimento dell’accordo tra Svizzera e Libia. Una volta di più, infatti, la diplomazia svizzera è stata costretta a scusarsi, ad umiliarsi di fronte al clan Gheddafi.

«Sembra impossibile, oggi, definire le difficili trattative con la Libia una vittoria per la Svizzera», commentano la Tribune de Genève e 24heures. «Per ottenere il biglietto d’uscita di Max Göldi, Micheline Calmy-Rey ha chinato la testa fino a terra. Ha concesso delle scuse – o meglio delle doppie scuse – l’istituzione di un tribunale arbitrale – e forse anche un riscatto». Eppure, contrariamente all’umiliazione subita lo scorso anno da Hans-Rudolf Merz, almeno «questa volta ne è valsa la pena», sottolinea ironica la Berner Zeitung.

Meno critica invece la Neue Zürcher Zeitung, secondo cui il rientro di Max Göldi dimostra il «successo» della strategia della diplomazia elvetica, che ha saputo allargare il conflitto all’Unione europea.

Buoni amici in Europa

La liberazione degli ostaggi è infatti il frutto di trattative congiunte, sotto l’egida di Berlino e Madrid. «Göldi deve ringraziare l’impegno e le pressioni della Spagna e della Germania», ricordano il Tages Anzeiger e il Bund. «La Svizzera ha buoni amici e legami in Europa. L’Europa ha promesso aiuto e ha mantenuto la parola».

Più critica invece La Liberté: «Leggendo il testo dell’accordo, ci si rende conto che la diplomazia svizzera è stata messa sotto tutela. È sotto l’occhio degli europei che Micheline Calmy-Rey ha abdicato».

«Suo malgrado», prosegue il foglio friburghese, «la Confederazione sarà anche debitrice a Silvio Berlusconi per aver ammansito Gheddafi. Un altro simbolo dell’impotenza elvetica e soprattutto del fallimento della strategia di Micheline Calmy-Rey».

Una terribile lezione di realismo

Il rientro dei due ostaggi in Svizzera non significa però la fine dell’umiliazione, scrive La Liberté. «Berna deve ancora ingoiare il rospo libico e far fronte al Tribunale internazionale che sarà istituito a Berlino. Secondo lo schema del carnefice e della vittima, la logica si è rovesciata».

Occhio per occhio, dente per dente? «No, la vendetta ha superato di molto l’affronto», sottolineano Tribune de Genève e 24heures. Per il regime libico, la vittoria è totale. Perché in due anni di crisi la Svizzera ha potuto misurare cosa significa la ragione di Stato».

E allora quali insegnamenti trarre da questa triste vicenda, si chiedono gli editorialisti. «La crisi con la Libia ha molto da insegnare alla diplomazia elvetica e in generale alle autorità politiche del nostro paese. Anche a quelle cantonali: perché in un mondo globale anche il blitz muscoloso di venti poliziotti ginevrini può avere pesanti conseguenze per il Paese intero sul piano internazionale», scrive il Corriere del Ticino.

Questo gioco, sottolinea dal canto suo il Tages Anzeiger, potrà continuare fintanto che gli interessi commerciali saranno messi davanti a tutto, anche alla sorte dei due ostaggi. «La Svizzera saprà imparare da questo fiasco?», si chiede infine Le Temps. «Ignorare il pericolo e agire in solitario facendo prevalere la sua superiorità morale, l’ha condotta a un’impasse. Berna ha dovuto farsi rispettare attaccando il suo avversario su un punto debole – i visti – e imbarcando un’Unione europea che ha imparato a convivere con Tripoli per portare avanti i suoi interessi. Una terribile lezione di realismo».

Stefania Summermatter, swissinfo.ch

Cronologia di una crisi

15-17 luglio 2008: arresto a Ginevra di Hannibal e Aline Gheddafi.

19/7/08: arresto di Rachid Hamdani e Max Göldi in Libia. Altre misure di ritorsione colpiscono aziende elvetiche attive in Libia.

26/7/08: la Libia esige scuse ufficiali. La Confederazione respinge le richieste.

20/8/09: a Tripoli, il presidente della Confederazione Merz si scusa per l'arresto di Hannibal Gheddafi; firma un accordo per l'istituzione di un tribunale arbitrale e annuncia che Göldi e Hamdani torneranno in patria in tempi brevi.

4/11/09: il governo elvetico sospende l'accordo con la Libia e inasprisce la politica restrittiva sui visti.

30/11/09: condanna di Göldi e Hamdani a 16 mesi di carcere per violazione delle norme sui visti. Hamdani sarà assolto in appello il 7 febbraio 2010; l'11, la pena di Göldi sarà ridotta a quattro mesi.

14/2/10: la stampa di Tripoli rivela l'esistenza di una lista nera svizzera, in base alla quale 188 personalità libiche non possono ottenere un visto Schengen.

18/2/10: la Spagna, presidente di turno dell'UE, invita a Madrid Micheline Calmy-Rey e il suo omologo libico Mussa Kussa.

22/2/10: Max Göldi – fino a quel momento rifugiato nell'ambasciata elvetica di Tripoli – si consegna alle autorità libiche; Rachid Hamdani può lasciare il paese.

25/2/10: Gheddafi invita alla jihad contro la Svizzera e al boicottaggio dei suoi prodotti.

17/3/10: Il governo di Ginevra si dichiara disposto a risarcire Hannibal Gheddafi per la pubblicazione delle sue foto segnaletiche. Gheddafi respinge la proposta e chiede l'istituzione di un tribunale internazionale per dimostrare la sua innocenza.

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