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"Lukashenko è molto impopolare e il Cremlino lo sa"

Il presidente russo Vladimir Putin (a destra) e il presidente bielorusso Alexander Lukashenko a Sotschi, febbraio 2021. Sputnik

Se è ancora al potere, Alexander Lukashenko lo deve alla Russia. Quali saranno gli sviluppi futuri? La previsione di un ricercatore svizzero.

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 marzo 2021 - 16:30

Nonostante le proteste diffuse, l’autocrate bielorusso Alexander Lukashenko si aggrappa al potere con la forza. Secondo Benno ZoggLink esterno, ricercatore presso il Center for Security Studies del Politecnico federale di Zurigo, una svolta politica è inevitabile.

swissinfo.ch: Signor Zogg, in un paper scientifico ha abbozzato tre scenari che descrivono i potenziali sviluppi nei prossimi cinque anni in Bielorussia.

Benno Zogg: Proprio così, a mio modo di vedere si profilano tre scenari: il primo prevede una rivoluzione pilotata, il secondo una dittatura e il terzo una fase di transizione, anch’essa pilotata.

Ci spieghi meglio.

Nel caso di una rivoluzione pilotata, la richiesta principale dei manifestanti verrebbe esaudita: Lukashenko finirebbe per essere esautorato. La rivoluzione però ha due possibili risvolti: o le forze di sicurezza riescono ad avere la meglio oppure – e dal punto di vista svizzero auspichiamo questa soluzione – coloro che guidano le proteste diventano parte di un governo di coalizione.

Benno Zogg è ricercatore presso il Center for Security Studies del Politecnico federale di Zurigo. L'esperto di sicurezza ha appena pubblicato uno studio in cui analizza tre possibili scenari per la Bielorussia. / Vladislav Culiomza

E gli altri scenari?

Il secondo scenario purtroppo è quello a cui stiamo assistendo: la dittatura si rafforza. Nei mesi scorsi il regime è diventato più violento e procede ad arresti e torture del tutto arbitrari. Le cose potrebbero peggiorare ulteriormente se la piazza dovesse tornare a farsi sentire con maggior vigore. Il Cremlino finirebbe così per diventare l’alleato principale di un regime che spara sulla propria gente: insomma, anche per i russi non proprio l’ideale.

Da qui il terzo scenario: tra le fila dell’élite bielorussa verrebbero avviate trattative per giungere a un nuovo ordinamento politico. Una riforma della costituzione – annunciata anche da Lukashenko – porterebbe a un maggior numero di attori e partiti politici; lo strapotere di Lukashenko quindi andrebbe lentamente scemando. Come probabile conseguenza, nel giro di cinque anni il risultato non sarebbe un regime democratico, ma uno un po’ più pluralistico.

Quale scenario ritiene più verosimile?

Il terzo. Il Cremlino stesso sa che Lukashenko è molto impopolare. Mosca inoltre non nutre grandi simpatie nei suoi confronti e a lungo termine non vuole puntare solo su di lui, bensì, come soluzione ideale, su diverse forze politiche influenzabili.

Quindi prima o poi la Russia scaricherà Lukashenko?

Per il momento i russi puntano comunque su di lui e non credo lo scaricheranno dall’oggi al domani. Un cambiamento repentino delle dinamiche di potere causerebbe una certa instabilità. Per ora Lukashenko è praticamente il solo a poter garantire un ordinamento filorusso.

Anche in Russia imperversano le proteste – basti pensare ad Alexei Navalny ma anche a cosa sta accadendo più a est nel paese – e proprio per questo il Cremlino cerca di far sì che in Bielorussia le proteste non abbiano successo.

Anche la situazione economica in Bielorussia non è delle più rosee.

Questo è un aspetto di rilievo. Già in passato l’economia era stagnante. Come se non bastasse poi è arrivata la pandemia. E adesso, con la crisi politica, il paese fa ancora più fatica ad attirare gli investitori. Inoltre, molte persone qualificate, soprattutto nel settore informatico, se ne sono andate all’estero. Nei prossimi anni quindi la Bielorussia si troverà in serie difficoltà economiche, il debito aumenterà, l’inflazione potrebbe crescere e la popolazione ne soffrirà. È quello a cui già stiamo assistendo: il reddito reale è in calo. Alla crisi politica si aggiungerà quindi una crisi economica.

Per la Svizzera che peso hanno questi cambiamenti radicali in Bielorussia?

Da paese democratico la Svizzera è preoccupata per come stanno andando le cose, ha condannato le violenze e partecipa alle sanzioni dell’UE. Lo stesso Alexander Lukashenko figura sull’elenco delle sanzioni del nostro paese. Se possiede conti in Svizzera, gli verranno confiscati. E ufficialmente non può più mettere piede sul suolo elvetico.

In generale le sorti della Svizzera dipendono dalla stabilità del clima politico ed è nel nostro interesse che in Europa regni la pace e vengano rispettati i diritti umani. La Bielorussia confina con alcuni nostri partner importanti, per esempio l’Ucraina – anch’essa politicamente instabile e alle prese con un conflitto – ma anche la Polonia e i Paesi baltici. Questi Stati ora si sentono direttamente toccati dalle dinamiche bielorusse.

A gennaio 2020 la Svizzera ha aperto un’ambasciata a Minsk. È stato un errore?

No, non penso sia stato un errore. Non stiamo parlando di legittimare il regime di Lukashenko. Semplicemente, il nostro paese non vuole precludersi i canali di comunicazione. L’ambasciatore svizzero a Minsk consente alla Svizzera un filo diretto con il Ministero degli Esteri bielorusso e con i prigionieri svizzeri incarcerati in Bielorussia. Questo aspetto può rivelarsi importante, per esempio come avvenuto recentemente quando è stata arrestata Luzia Tschirky, la corrispondente della SRF.

Io stesso sono già stato in ambasciata. È situata in una posizione centrale e da lì è possibile osservare i moti di protesta. Il fatto che una rappresentanza elvetica possa assistere da così vicino agli eventi e documentarne essa stessa gli sviluppi è estremamente importante.

Nonostante questo, la Svizzera ha inquadrato male la figura di Lukashenko? Una certa ingenuità l’abbiamo vista anche a gennaio, quando René Fasel, dirigente svizzero di hockey su ghiaccio, ha abbracciato Lukashenko davanti alle telecamere.

Si è trattato ovviamente di una pessima pubblicità, per lui ma indirettamente anche per il nostro paese, sebbene Fasel non lo rappresenti a livello diplomatico. Resta il fatto che togliere alla Bielorussia l’organizzazione dei mondiali di hockey è stata una decisione importante.

In Svizzera, così come in altri paesi europei, non ci si è fatti false illusioni: era chiaro che si aveva a che fare con un regime autocratico. Si sperava in piccoli cambiamenti.

Il presidente bielorusso Alexander Lukaschenko saluta nel l'agosto 2020 le forze di polizia, con un kalashnikov in mano. State Tv And Radio Company Of Belarus

Quanto sono forti i legami economici tra Svizzera e Bielorussia? Mi riferisco per esempio a Peter Spuhler, imprenditore dell’UDC che da anni è presente in Bielorussia con la sua società, la Stadler Rail.

Stadler Rail ha uno stabilimento con più di mille dipendenti nei pressi di Minsk, per il resto la Bielorussia non rappresenta una piazza economica particolarmente importante per la Svizzera. È una nazione piuttosto piccola; certo, può vantare una popolazione relativamente ben istruita e una buona posizione geografica – sull’asse principale di collegamento con la Cina, in altre parole sulla Nuova via della seta – ma gli interessi economici svizzeri non hanno poi un peso così rilevante.

L’opposizione bielorussa ha internazionalizzato la propria lotta. Qual è il ruolo della Svizzera?

L’opposizione si è vista costretta ad andare in questa direzione perché il regime ha arrestato i suoi esponenti oppure li ha spinti a lasciare il paese. Ovviamente per il movimento di opposizione resta comunque fondamentale mobilitare la comunità internazionale.

Anche in questo caso il ruolo della Svizzera è limitato, ma la sede ONU di Ginevra è un elemento importante: per questo, a marzo Svetlana Tikhanovskaya, la candidata dell’opposizione, si recherà proprio a Ginevra.

Ucraina, Bielorussia, le proteste in Russia: cosa comporta per l’Europa e la Svizzera questo clima di instabilità a est?

I conflitti sono molto diversi tra loro. In generale è nell’interesse delle democrazie occidentali che il pluralismo si affermi e che i paesi siano il più possibile democratici e rispettino i diritti umani.

Inoltre, da nazione esportatrice, le sorti della Svizzera dipendono dalla stabilità delle realtà che la riguardano. Il rafforzamento di tendenze autoritarie porta instabilità e sofferenza: a lungo andare questi regimi non sono sostenibili. La Svizzera deve quindi guardare a questi paesi con preoccupazione.

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