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Accordi bilaterali Discussioni esplorative tra la Svizzera e l'UE



Lo svizzero Yves Rossier e l'irlandese David O'Sullivan hanno discusso del futuro della via bilaterale.

Lo svizzero Yves Rossier e l'irlandese David O'Sullivan hanno discusso del futuro della via bilaterale.

(Keystone)

Dopo la tempesta, ritorno al tavolo dei negoziati. Un mese dopo l'adozione da parte dell'Unione europea di conclusioni severe sulle relazioni bilaterali con la Svizzera, i negoziatori dei due campi si sono ritrovati nuovamente faccia a faccia, il 29 gennaio a Bruxelles.

L'obiettivo dell'incontro traYves Rossier, segretario di Stato agli affari esteri, e David O'Sullivan, direttore generale del servizio estero dell'Unione europea (UE), è quello cercare una soluzione a quei problemi istituzionali che hanno condotto la via bilaterale a uno stallo.

Le due parti si sono impegnate a presentare una serie di "proposte" ai rispettivi rappresentanti politici entro l'estate.

Discussioni positive

«Le discussioni sono state positive», ha detto David O'Sullivan, che incontrerà nuovamente Yves Rossier il 20 marzo a Berna, città che lo aveva già accolto nel novembre 2012. L'irlandese si è detto «convinto che è possibile riconciliare le posizioni» dell'UE e della Svizzera in campo istituzionale. Berna è un partner ritenuto «molto importante» da Bruxelles.

«Non vogliamo trascinare ulteriormente» questo contenzioso, ha detto il negoziatore europeo. «La soluzione è questione di mesi». L'obiettivo è quello di presentare entro l'estate alle autorità politiche, svizzere ed europee, diverse opzioni. Se entrambe le parti le giudicheranno interessanti, si aprirà la porta a negoziazioni formali, entro l'autunno.

Tre soluzioni possibili

Il 20 dicembre 2012, i ministri degli esteri dei Ventisette hanno respinto le proposte presentate dalla Svizzera. Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha poi riassunto le loro critiche in una lettera, inviata l'indomani a Berna (vedi a fianco).

 
«Da entrambe le parti, c'è la chiara volontà di trovare una soluzione» per uscire dall'impasse istituzionale, ha aggiunto Yves Rossier, precisando che durante i «colloqui esplorativi» del 29 gennaio, sono state delineate tre piste possibili. Il segretario di Stato agli affari esteri non ha però voluto fornire dettagli. Sembra tuttavia che una versione internazionale della Commissione svizzera della concorrenza (Comco) potrebbe fungere da autorità di vigilanza.

Il rompicapo istituzionale

L'UE insiste su questo punto ormai da diversi anni. Nella lettera inviata al governo svizzero il 21 dicembre 2012, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha sottolineato la «necessità assoluta di garantire una coerenza delle parti di mercato interno a cui la Svizzera partecipa o intende partecipare» attraverso accordi bilaterali.

In questo contesto, è d'importanza «cruciale» che vengano trovate soluzioni sulla «base di un quadro istituzionale orizzontale», prima di poter concludere nuovi accordi, anche nel settore elettrico.

L'Unione ritiene «problematico» il fatto che Berna voglia continuare a negoziare delle «eccezioni», invece di riprendere in modo automatico gli adattamenti del diritto europeo.

Bruxelles chiede inoltre l'istituzione di meccanismi internazionali incaricati di monitorare e controllare giuridicamente la buona applicazione delle regole di mercato interno in Svizzera. Berna vorrebbe invece affidare questo compito a istituzioni svizzere.

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Arriva la Croazia

Yves Rossier e David O'Sullivan hanno anche discusso brevemente di alcuni dossier specifici che sono (o arriveranno) sul tavolo dei negoziatori nei prossimi mesi.


Tra questi vi è l'adesione della Croazia all'UE, prevista il 1 ° luglio 2013. L'ulteriore allargamento dell'Unione porta con sé importanti conseguenze: da un lato la Svizzera dovrà discutere di un'estensione dell'accordo di libera circolazione delle persone e dall'altra i Ventisette chiedono a gran voce un apporto finanziario elvetico per ridurre le disparità economiche e sociali tra la Croazia e gli altri paesi membri.

Più in generale, la Svizzera dovrà decidere se continuare a contribuire con un miliardo alla coesione dell'UE, come fatto finora per i dieci nuovi paesi che sono entrati a far parte dell'Europa unita dal 2004.

Questioni energetiche

«Non vi è alcun legame organico tra questi problemi finanziari e gli altri», ha osservato Yves Rossier, aggiungendo, tuttavia, che devono essere considerati «nel quadro delle relazioni globali» tra la Svizzera e l'Unione.


Anche il tema energetico, ritenuto di grande importanza da Berna, è stato affrontato dai due negoziatori.

Esiste forse un legame di causa ed effetto tra questo dossier e quello dell'aiuto svizzero ai paesi meno industrializzati dell'UE? Dal 2007 la Svizzera sta infatti negoziando un accordo bilaterale nel settore energetico, ma finora Bruxelles ha messo un freno. Ora David O'Sullivan ha cercato di calmare le acque. «Le questioni istituzionali non devono impedire agli altri dossier di avanzare con il proprio ritmo». Nessun blocco, quindi, anche se sembra certo che un accordo in questo campo non sarà raggiunto prima che i problemi istituzionali non saranno finalmente risolti.


(Traduzione dal francese, Stefania Summermatter), swissinfo.ch


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