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Anche i "sans-papiers" meritano un tirocinio



I giovani clandestini possono imparare un mestiere, secondo il parlamento svizzero

I giovani clandestini possono imparare un mestiere, secondo il parlamento svizzero

(Keystone)

I giovani illegalmente in Svizzera devono comunque poter seguire un apprendistato professionale: i senatori hanno approvato martedì una mozione in tal senso del Consiglio nazionale. Il governo è ora chiamato a elaborare la legge necessaria.

Con 23 voti contro 20, il Consiglio degli Stati (Camera dei cantoni) ha avallato una mozione del consigliere nazionale del Partito popolare democratico Luc Barthassat che incarica il governo di modificare la legge in tal senso. Il Consiglio nazionale si era già espresso a favore in giugno.

Il parlamento consente in tal modo ai giovani sans-papiers che sono stati scolarizzati di continuare la propria formazione nella Confederazione. Con un voto altrettanto risicato (22 "no" e 21 "sì"), la Camera dei cantoni ha invece respinto un'iniziativa simile inoltrata dal canton Neuchâtel, che chiedeva al parlamento stesso di elaborare la legge.

Un'altra mozione, del consigliere nazionale ecologista Antonio Hodgers, è stata pure bocciata dai senatori con 22 voti contro 16. Essa contemplava il rispetto della convenzione relativa ai diritti del bambino per i minori senza statuto legale ed esigeva che i giovani clandestini beneficiassero di un riconoscimento formale alla nascita.

Bloccare l'emarginazione

La maggioranza dei consiglieri agli Stati ha ritenuto ingiusta la situazione attuale: i figli di immigrati clandestini, che hanno frequentato le scuole in Svizzera, non hanno infatti il diritto di iniziare una formazione professionale. «Non si può emarginare ancor più tali giovani, che peraltro non sono responsabili di questa situazione», hanno spiegato i deputati favorevoli alla mozione.

L'apprendistato costituisce il modo migliore per integrare questi ragazzi, ha sottolineato la socialista Anita Fehr: a suo parere l'unica alternativa è la piccola criminalità. «Dobbiamo cogliere l'occasione per trovare una soluzione pragmatica», le ha fatto eco il compagno di partito Alain Berset.

Ma la mozione non è stata soltanto sostenuta dal campo rosso-verde. Anche molti esponenti del centro-destra – tra cui Urs Schwaller (PPD) e i liberali radicali Helen Leumann, Dick Marty, Felix Gutzwiller –si sono espressi a favore.

«Siamo davvero così severi da non dare alcuna chance a questi giovani?», si è per esempio chiesta la Leumann. «L'umanità di una società si misura attraverso il modo in cui vengono trattati i più deboli», ha dichiarato Dick Marty. E anche secondo Gutzwiller v'è lo spazio necessario per trovare soluzioni in questo ambito.

Pareri contrari

Gli avversari, invece, si sono giustificati facendo notare che alla fine dell'apprendistato i giovani in questione resterebbero in posizione illegale e non avrebbero accesso al mercato del lavoro. È quanto hanno rilevato sia Christine Egerszegi (PLR) – a nome della commissione delle istituzioni del Consiglio degli Stati – che la ministra della giustizia Eveline Widmer-Schlumpf, a nome del governo.

Alcuni rappresentanti dell'Unione democratica di centro hanno invece formulato opposizioni di principio: «I sans-papiers infrangono la legge», ha affermato per esempio Maximilian Reimann. La Svizzera, ha aggiunto, non può diventare «un luogo di immigrati illegali», ha aggiunto. Dal canto suo, Hannes Germann ha messo in guardia dal veicolare segnali sbagliati: «Non è possibile far diventare legale ciò che è stato per molto tempo illegale».

La ministra della giustizia ha sottolineato invano che i cantoni avrebbero già oggi la possibilità di regolare lo statuto dei sans-papiers basandosi sulla regolamentazione applicabile nei casi di rigore. Un anno fa, in collaborazione con i cantoni, la Confederazione ha infatti presentato direttive armonizzate in questo ambito.

L'Unione delle città svizzere si era schierata a favore della possibilità di apprendistato per i giovani clandestini. Interpellata da swissinfo.ch, Sandrine Salerno – sindaca di Ginevra – esprime dunque «soddisfazione e sollievo per la decisione di oggi». Soddisfazione «perché il parlamento ha deciso di ascoltare la voce delle città: il fatto di concedere delle opportunità a chi sta peggio è un'evoluzione delle mentalità molto positiva».

Salerno parla anche di sollievo, poiché «è necessario poter offrire prospettive concrete a chi vive in una città. Non riuscire a garantire un futuro ai cittadini, specialmente se si tratta di minori, significa correre il rischio di vederli scivolare nella criminalità, in assenza di punti di riferimento. Senza dimenticare il dovere di proteggere i giovani e di garantire loro un'istruzione, come stabilito nella convenzione internazionale che la Svizzera ha sottoscritto».

Concretamente, la città di Ginevra «non intende comunque favorire i giovani senza documenti rispetto agli indigeni che sono alla ricerca di un posto di tirocinio. Per quanto concerne i possibili impieghi, la città offre un'ampia gamma di mestieri: la migliore soluzione dovrà essere individuata valutando ogni singolo caso».

Soddisfazione e perplessità

L'Unione delle città svizzere si era schierata a favore della possibilità di apprendistato per i giovani clandestini. Interpellata da swissinfo.ch, Sandrine Salerno – sindaca di Ginevra – esprime dunque «soddisfazione e sollievo per la decisione di oggi». Soddisfazione «perché il parlamento ha deciso di ascoltare la voce delle città: il fatto di concedere delle opportunità a chi sta peggio è un'evoluzione delle mentalità molto positiva».

Salerno parla anche di sollievo, poiché «è necessario poter offrire prospettive concrete a chi vive in una città. Non riuscire a garantire un futuro ai cittadini, specialmente se si tratta di minori, significa correre il rischio di vederli scivolare nella criminalità, in assenza di punti di riferimento. Senza dimenticare il dovere di proteggere i giovani e di garantire loro un'istruzione, come stabilito nella convenzione internazionale che la Svizzera ha sottoscritto».

Concretamente, la città di Ginevra «non intende comunque favorire i giovani senza documenti rispetto agli indigeni che sono alla ricerca di un posto di tirocinio. Per quanto concerne i possibili impieghi, la città offre un'ampia gamma di mestieri: la migliore soluzione dovrà essere individuata valutando ogni singolo caso».

Hans-Ulrich Bigler, direttore dell'Associazione svizzera delle arti e dei mestieri, ha criticato la decisione del parlamento, segnalando che in caso di rottura del contratto di tirocinio i problemi giuridici saranno inevitabili.

Dal canto loro, i sindacati Unia e Travail.Suisse hanno salutato la scelta di martedì, affermando che molti preziosi talenti non saranno più sprecati, a tutto vantaggio dell'economia.

«Nessun bambino è illegale»

Nel 2006 il popolo svizzero ha approvato in votazione popolare la nuova legge sugli stranieri, che tra le altre cose limita l'immigrazione degli extracomunitari e permette di allontanare più facilmente persone in situazione irregolare, e la revisione della legge sull'asilo, che esclude dall'aiuto sociale i richiedenti respinti.

Nel novembre del 2008, in occasione della giornata internazionale dei diritti dell’infanzia, diverse ONG svizzere hanno lanciato una campagna nazionale denominata «Nessun bambino è illegale».

La campagna chiedeva in particolare misure volte a garantire il diritto un’istruzione complessiva, dall’istruzione prescolare all’accesso alle scuole superiori e alla formazione professionale, astensione da misure coercitive contro minori e la semplificazione delle procedure di regolarizzazione per i minori e le loro famiglie.

swissinfo.ch e agenzie

Quanti sono?

Novantamila: sarebbe questo il numero dei sans papiers in Svizzera, secondo uno studio del 2005 elaborato dall'Istituto di ricerche gfs.bern in base ai dati raccolti in sei cantoni (Zurigo, Basilea, Turgovia, Ginevra, Vaud e Ticino).

Secondo le stime elaborate nel 2002 dall'Istituto delle migrazioni dell'Università di Neuchâtel, i sans-papiers sarebbero tra 70 mila e 180 mila.

La maggior parte dei sans-papiers vive in città o in zone prettamente agricole. Si tratta solo in minima parte di persone passate alla clandestinità dopo che la loro domanda d'asilo è stata respinta.

Nel 2008 il Consiglio d'Europa ha riconosciuto che sul territorio europeo vivono circa cinque milioni di clandestini.

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swissinfo.ch


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